Tante difficoltà per i viola. Col Como serve solo vincere

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Siamo solamente alla terza giornata, per carità. C’è stato il playoff di Conference, il mercato aperto, per carità. Il Napoli è molto forte, il Cagliari è insidioso, il Torino è una buona squadra, giocavi in trasferta, per carità. La preparazione, i carichi di lavoro, le Nazionali, per carità. Anche altre big stanno facendo fatica, per carità.
 
Sì ok, tutto più o meno vero. Ma…dopo cinque partite ufficiali in cui si è visto poco, pochissimo, con tante ombre e poche luci, la domanda vien da sé: e se anche quest’anno ci fosse qualcosa che non va? Se neppure questo fosse l’anno della svolta e del salto di qualità?
 
Il ko col Napoli fa un male che più male non si potrebbe. Non c’è mai stata partita. Senza De Gea il passivo sarebbe potuto essere ancora più largo. Che poi, in realtà, il punteggio è forse forse l’ultima cosa che ‘deprime’ della sfida coi Campioni d’Italia. Piuttosto, a destare preoccupazione sono i mille problemi evidenziati dalla Fiorentina, da Pioli, dai singoli e, soprattutto, dal timore che si sia vissuta un’estate d’illusioni. Non campate in aria, non invenzioni, ma sopravvalutazioni.
 
Su tutti Pioli. Non stiamo dicendo che il tecnico viola sia bollito, non all’altezza o che fosse meglio Palladino. Ma semplicemente che, aver scelto un allenatore sulla carta top e con tanta esperienza internazionale piuttosto che un semi-esordiente com’erano Italiano o Palladino, potesse dare da sùbito un surplus. E invece, sin qui la carta non ha avuto riscontri sul campo. Evidentemente dare un gioco offensivo, una mentalità da grande squadra, chiedere un lavoro tecnico (come impostare il gioco dal basso con difensori che non lo hanno come doti, Comuzzo e Ranieri su tutti) e fisico (chiedere a molti giocatori di lavorare uomo su uomo, come nel caso di Ranieri), pensare di avere un centrocampo che supporti e sopporti un tridente come Gudmundsson, Kean e Piccoli (come provato a Torino) e che si potesse vedere una Fiorentina che giochi bene, vinca e convinca, che se la possa giocare a viso aperto contro le piccole ma anche con le grandi, in casa e in trasferta, non è cosa che si può ottenere da un giorno all’altro. In pratica, quello che si sperava è che non ci fosse bisogno di troppo tempo per trovare il miglior sistema di gioco. E, di conseguenza, anche i risultati. E invece, sembra che servirà ancora del tempo.
 
Domenica c’è il Como, altro avversario che non è propriamente tra i più facili da affrontare e battere. Che tra l’altro corre molto, è veloce e tecnico. Mentre questa Fiorentina è sembrata andare piano, anzi pianissimo. Il tempo è l’ultima cosa che ha la Fiorentina per evitare di dover riporre già dopo 4 partite di campionato i sogni di gloria. Servirebbe la bacchetta magica, che però non c’è.
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