A San Siro serve cinismo davanti (pur senza Kean) e più attenzione dietro

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“Serve la partita perfetta”. Chissà se Pioli lo dirà in avvicinamento alla gara della sua Fiorentina col Milan. Lui, che appena arrivato era stato il primo ad alzare l’asticella delle aspettative citando le parole di Allegri (“ho visto che non ci ha messo nella corsa per la Champions, l’ho già scritto sulla lavagna” ndr), che adesso si trova a dover fare i conti col boomerang generato da quelle parole in relazione all’avvio disastroso di questo campionato della Fiorentina, lui che domenica tornerà per la prima volta da ex a San Siro dove deve venir via con dei punti.
 
PROGRESSI. Lo deve fare, se non per forza, quasi. La classifica piange e all’orizzonte non c’è di che star tranquilli visti i tre impegni post Milan che attendono viola: Rapid a Vienna, Bologna in casa e Inter ancora a San Siro. Passare dalla tristezza alla paura è un attimo. Per questo la Fiorentina va a caccia della prima partita perfetta di questo inizio di stagione. Con la Roma già si era visto qualche progresso. Lì furono un palo e una traversa a dire di no al raggiungimento di un risultato positivo, oltre a vari errori clamorosi tra cui quello sul gol della Roma di Cristante e quello di Gosens sotto porta. Per provare ad uscire da San Siro coi tre punti servirà migliorare in tutto: dietro, davanti ed anche in mezzo al campo.
 
DAVANTI. Senza Kean toccherà a Piccoli prendersi sulle spalle l’attacco viola. Sin qui l’ex Cagliari ha trovato solamente il gol col Sigma in Conference, prendendo il montante superiore coi giallorossi e, così come Kean, dimostrando di trovarsi più a suo agio se impiegato da unica punta. Ecco perché, domenica a San Siro, si va verso l’opzione Gud-Fazzini alle spalle di Piccoli. Tutti, dal centravanti al trequartista islandese, sono chiamati a dare qualcosa in più. Gud più degli altri, visto che con l’Islanda ha messo dentro due reti e sfornato assist, mentre qui è reduce da partite orrende con Roma e Pisa. Qualche segnale di progresso è atteso anche da Dzeko, che qui è fermo ad un gol segnato al Polissya come unico cenno di vita, mentre con la Bosnia ogni tanto qualcosa ha combinato. Il tutto, ovviamente, senza dimenticare la solidità del Milan, che con Allegri è tornato a blindare la propria difesa.
 
IN MEZZO. Servirà molto di più anche in mezzo. Troppo male il centrocampo viola sin qui, sia a livello individuale che collettivo. Se almeno Mandragora ha messo dentro un paio di reti, gli altri sono ancora tutti più o meno sotto la sufficienza. Servirà una prova maiuscola di Nicolussi Caviglia, che si è preso i complimenti di Gattuso ma non è riuscito ad andare neppure una volta panchina con la Nazionale, servirebbe qualche cenno di ripresa da parte di Fagioli, finito stabilmente in panchina, mentre su Sohm regna il mistero: la fascite plantare non lo sta aiutando, ma non è che abbia mai convinto Pioli dal suo arrivo. Armi in più: Ndour (punto fermo dell’Italia Under 21) e Richardson (quest’ultimo scomparso da tutti i radar). Progressi sono attesi da Gosens, irriconoscibile e lontano parente di quello visto l’anno scorso, e Dodo. I due esterni devono tornare punti di forza della Fiorentina come lo erano stati nella passata stagione.
 
DIETRO. Per uscire con punti dal Meazza servirà evitare regali dietro, sia individuali che collettivi. Comuzzo, Pongracic, Ranieri, Viti, Pablo Marì tutti, nessuno escluso. Regalare gol su palla inattiva come accaduto con Cagliari, Como, Roma e Napoli non è più concesso.
 
Ecco, riassumendo: la partita perfetta. La prima, magari non l'ultima. Va fatta.
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