La squadra viola continua a subire troppo: errori individuali, pochi duelli vinti e 20 punti persi da posizione di vantaggio

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La sensazione è sempre la stessa. Quella di essere tornati al punto di partenza. Di aver provato a cambiare strada, modulo, interpreti… ma di ritrovarsi ogni volta davanti allo stesso problema.

La Fiorentina continua a fare fatica, e il nodo resta uno: la fase difensiva. Vanoli le ha provate tutte. Ha cercato soluzioni, ha cambiato uomini, ha modificato l’assetto. Ma i risultati, almeno fin qui, non hanno premiato gli sforzi. E il tempo, quello sì, comincia a pesare.

Sedici giornate ancora da giocare. Un calendario che non concede tregua, tra sfide con squadre di vertice — a partire dal Napoli — scontri diretti e anche i playoff di Conference League che incombono a febbraio. Un contesto in cui, nel calcio italiano, difendere bene non è un dettaglio: è spesso la base per raggiungere qualunque obiettivo.

E invece la Fiorentina e la solidità difensiva sembrano due rette parallele: vicine, ma mai davvero destinate a incontrarsi. La partita di Coppa Italia contro il Como, pur anomala per contesto e scelte di formazione, ha confermato problemi già noti. Poco è cambiato passando dalla difesa a tre a quella a quattro. Poco hanno inciso i cambi di interpreti, le cessioni, i rientri, gli aggiustamenti dal centrocampo in su.

I numeri, del resto, parlano chiaro. Su 31 partite stagionali in tutte le competizioni, la Fiorentina ha chiuso con la porta inviolata appena sei volte. In campionato, tre clean sheet in 22 giornate: ultimo posto in Serie A per questo dato.

Nemmeno il cambio in panchina ha invertito il trend. Con Pioli la porta viola era rimasta inviolata due volte su dieci, con Vanoli una sola su dodici. E quando si subisce quasi sempre, diventa difficile portare a casa i punti.

C’è un altro dato che racconta bene la stagione viola: i punti persi da posizione di vantaggio.
In undici partite la Fiorentina è andata avanti nel punteggio, ma ha raccolto appena tredici punti, perdendone addirittura quattro dopo aver segnato per prima. Venti punti lasciati per strada. Un’enormità.

E spesso, dietro, ci sono errori evitabili. La combo Cagliari–Como ha riacceso i riflettori su una difesa fragile, soprattutto sui calci piazzati. Cinque gol subiti in casa in 180 minuti, tra marcature perse, letture sbagliate, interventi morbidi. Contro il Como, al netto dell’errore di Christensen, restano difficili da spiegare il rinvio sbagliato di Fortini, le disattenzioni di Ranieri sul corner, la leggerezza di Comuzzo nel duello, una somma di sbavature che diventa sistema.

Vanoli non si è nascosto. Ha parlato di errori gratuiti, di gol regalati. Ha cambiato metodo, passando dalla zona alla marcatura a uomo sui piazzati. Ha cambiato modulo e interpreti. Ma, nella sua gestione, solo contro la Cremonese la Fiorentina è riuscita a chiudere senza subire gol.

Il problema non è solo dietro la linea difensiva. Otto dei trentaquattro gol subiti sono arrivati da fuori area: quasi un quarto del totale. Un dato che chiama in causa De Gea, non sempre impeccabile, ma anche il lavoro di schermatura di tutta la squadra. La Fiorentina concede in media quasi cinque conclusioni a partita, uno dei peggiori dati del campionato, ed è ultima e penultima nelle classifiche di duelli e tackle vinti. Segnali evidenti di una squadra che fatica ad alzare il livello di agonismo.

E mentre dietro si soffre, davanti si aspetta. La notizia positiva arriva da Moise Kean, tornato in gruppo con una vistosa fasciatura alla caviglia e con la volontà di esserci contro il Napoli. Un segnale di carattere. Ma i suoi cinque gol stagionali non bastano se il resto della squadra non ritrova equilibrio e compattezza.

Sabato arriva il Napoli. E non è un dettaglio. La squadra di Conte è fortissima sui colpi di testa e sui calci piazzati: sette gol di testa in Serie A, sei su palla inattiva. Percentuali altissime, proprio dove la Fiorentina soffre di più.

In attesa del mercato — che dovrà portare almeno un difensore di spessore — toccherà a Vanoli e ai suoi giocatori fare uno scatto. Perché il tempo scorre veloce. E se questo trend non verrà invertito in fretta, la corsa alla salvezza rischia di diventare davvero una salita ripida. Serve una svolta. Subito. Prima che il punto di partenza diventi un punto di non ritorno.


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