362 giorni dopo, la Fiorentina sembra un altro mondo. Di quell’undici che scese in campo al Tardini non è rimasto quasi niente. Non c’è più Terracciano, avvicendato con De Gea, non c’è più Biraghi, al cui posto c’è Gosens, davanti a sostenere Kean non ci sono Kouame e Colpani, ma Dzeko e Gudmundsson. In mezzo al campo non ci sono Amrabat e Mandragora, ma Sohm e Fagioli. In panchina c’era un tecnico reduce da due salvezze col Monza e 0 panchine in Europa, come Palladino. Oggi c’è uno dei soli cinque che in Serie A hanno vinto uno Scudetto e che ha portato il Milan ad una semifinale di Champions, come Pioli.
UPGRADE. Tra l'altro, anche chi c'era allora come oggi, ha uno status del tutto differente. In meglio, s'intende. Basti pensare a Kean, alla prima ufficiale della scorsa stagione coi crismi della scommessa, reduce da 0 gol nel precedente campionato, oggi centravanti da 20-25 gol sicuri, almeno sulla carta. O De Gea, portiere che dodici mesi fa veniva da un anno di inattività e che, oggi, è tra i 2-3 migliori portieri in Italia, forse anche tra i migliori 10 d’Europa. Dietro c’era Comuzzo, reduce da qualche presenza tra i grandi, mentre oggi vale già sui 30-35 milioni, c’era un Pongracic che non riusciva a trovarsi nella difesa a tre, mentre in questo pre-campionato è stato tra i migliori. Ranieri partì in panchina a Parma, oggi è il capitano della Fiorentina.
SFORZI. Tra l’altro, c’erano anche delle spese differenti: Pioli prenderà il doppio di stipendio di Palladino, De Gea prenderà col rinnovo quasi il triplo e Kean quasi il quadruplo, sempre che firmi il nuovo accordo con la Fiorentina. Non per voler fare i commercialisti, sia chiaro, ma giusto per ricordare come ci siano stati degli sforzi per provare a fare quel gradino che, fin qui, è mancato.
CANTIERE VS PRONTA. C’è anche l’aspetto della Fiorentina cantiere 2024-2025 rispetto alla Fiorentina pronta 2025-2026 da tenere in considerazione. A Parma, dodici mesi fa, mancavano ancora l’esterno titolare a sinistra, tutto il centrocampo e molto altro. Palladino aveva dovuto lavorare tutta l’estate senza la mediana, non potendo provare granché. Pioli, invece, ha potuto contare sull’avere a disposizione tutta la rosa praticamente già pronta, dal primo giorno. Più i vari Dzeko, Fazzini, Viti presi subito e Sohm a quasi 20 giorni dalla prima gara stagionale. Qualcosa dovrebbe contare tutto ciò, no?
TROFEO. La Fiorentina si appresta ad affrontare il playoff di Conference sapendo che quest’anno non ci sono squadroni ingiocabili. Non c’è il Chelsea, c’è il Crystal Palace che, sì ok, ha vinto l’FA Cup battendo il City e la Supercoppa battendo il Liverpool ai rigori, ma che sta cedendo Mateta e rischia di vendere anche Eze, due da 50-60 milioni di euro. Poi ci sono Strasburgo, Magonza e Vallecano. Se non quest’anno, quando? La maledizione delle finali perse, d’altronde, prima o poi dovrà terminare no? Ma di questo se ne riparlerà tra 286 giorni, cioè quando è in programma la finale di Conference, a Lipsia. Nel dubbio, tra 272 giorni ci sarà la finale di Coppa Italia. Così, giusto per info, per non farvi trovare impreparati.
E’ tutto un altro mondo, insomma. O almeno così sembra, perché poi sarà il campo a dire se le ambizioni di qualificazione in Champions e l’obiettivo dichiarato di vincere un trofeo saranno state ‘sogni di una notte di mezza estate’ o traguardi raggiungibili. La fine del digiuno si avvicina. Per forza, prima o poi…C’è riuscito il Bologna, l’Atalanta, il Napoli, perfino Lotito e la Lazio hanno vinto dei trofei, come la Roma. Ora tocca alla Fiorentina.
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