Resta solo una flebile speranza legata ad incroci vari, complicati e cervellotici alla Fiorentina per tornare in Europa. Il ko contro il Venezia ha steso i rimanenti sogni di gloria di una squadra che, nel giro di 5 giorni, ha buttato la propria stagione. Tra il Betis e lunedì è cambiato anche l’umore della piazza. Se con gli spagnoli, infatti, il pubblico gigliato aveva comunque applaudito i suoi calciatori riconoscendogli l’impegno per averci provato, a Venezia sono arrivati i primi fischi e l’invito a tirare fuori gli attributi. Perché una partita la si può anche perdere, un obiettivo si può pure fallire, ma così no.
E ora ecco la sfida contro Italiano, proprio lui, che dopo le 3 finali perse a Firenze si è tolto lo sfizio di vincere la Coppa Italia col Bologna, che domenica potrebbe ammazzare sportivamente ed emotivamente chi nel giro di pochi giorni si è già visto crollare il mondo addosso. C’è da vincere a tutti i costi per Palladino, non per essere osannato, non per chissà quali obiettivi, perché ormai la corsa all’Europa sembra compromessa, ma almeno per la dignità.
Perché salutarsi con un’altra prova orribile come quella di Venezia non è concesso, anzi non è ammesso. Non perché di fronte ci sia Italiano, ma soprattutto perché qui siamo a Firenze, questa è la Fiorentina. Forza e coraggio, ma anche con la consapevolezza che non si può svaccare e calpestare la passione di un popolo che non è Monza e non è il Cosmos. Sì, perché vale per tutti. A buon intenditor poche parole.
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