Tra errori, legni e infortuni la Fiorentina cerca buone notizie

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La corsa al toto-ricordo di avvenimenti funesti con tragici epiloghi è già partita. Da quando si fece male Enrico Chiesa all’annata della retrocessione in B del 1992-93, passando per l’infortunio di Antognoni e/o Baggio fino ai ‘cattivi pensieri’ di Dino Zoff, l’ondata di pessimismo che si respira attorno alla Fiorentina richiede uno sforzo di ottimismo notevole per allontanare fantasmi e paure.
 
 
 
CATTIVI SEGNALI. I segnali di preoccupazione, in effetti, non mancano. La lista è lunga: Pongracic che esce anzitempo per problemi con la Croazia; Kean, che dopo un inizio di stagione complicato con la Fiorentina (e clamorosi errori sotto porta) si sblocca segnando alla Roma, parte dal 1’ con l’Italia e fa gol dopo pochi istanti, ma poi si fa male da solo ed esce dal campo, è solo l’ultimo di una lunga serie di situazioni per cui ci sarebbe di che pensare male. Basti pensare all’ultima sfida di campionato andata in archivio per i viola, tra il palo di Kean e la traversa di Piccoli, che potrebbero far pari con la sfida di Pisa in cui gli episodi hanno girato a favore della Fiorentina. Poi c’è Gudmundsson, giocatore che al Genoa aveva saltato tre partite in un anno e mezzo, che qui ogni tre per due si è dovuto fermare, che con l’Islanda fa gol a ripetizione mentre in maglia viola non la struscia per partite intere. Volendo si potrebbe aggiungere al listone di situazioni sfigate il fatto che De Gea, autore di miracoli a ripetizione, si sia addormentato a Cagliari allo scadere (non solo lui, certo - chissà come sarebbero cambiate le cose per la Fiorentina se fosse partita con tre punti). Mettici poi l’urna della Conference che, a differenza di altre annate, non ha disegnato un cammino propriamente agevole per la Fiorentina. Aggiungici poi i punti persi da situazioni di vantaggio, 8, gol incassati allo scadere (con Cagliari, Como) ed un calendario in campionato per niente in discesa, tanto che all’orizzonte ci sono Milan fuori, Bologna in casa e Inter fuori che, come da premessa, inducono a fare ‘cattivi pensieri’. Alla lista si potrebbe aggiungere Lamptey, preso, neanche visto e ko per oltre metà stagione.
 
 
 
SPESA/RENDIMENTO. In un mix tra errori (di tutti - acquisti, tecnico e giocatori, troppi lontani parenti di se stessi), difficoltà inattese e circostanze avverse, c’è la forte necessità di far quadrato attorno alla Fiorentina. La Curva lo ha già fatto, incitando i calciatori al fischio finale del terzo ko interno di fila (su 3 gare) rimediato in casa (gli stessi che erano arrivati in tutto lo scorso campionato). I primi a dover trovare la forza di reagire sono quei giocatori a cui viene riconosciuto dal club il settimo monte ingaggi della Serie A e per cui la proprietà ha speso 92 milioni di acquisti (non è il saldo tra uscite ed entrate), con un tecnico da oltre 3 milioni di stipendio, che sin qui hanno commesso errori su errori. Magari sì, ci potrebbe essere stata una sopravvalutazione di questa rosa, forse anche di Pioli, passando per gli innesti e il loro riuscire ad amalgamarsi. Ma, comunque, non basterebbe a giustificare quanto visto e ottenuto sin qui.
 
 
 
ADESSO. Ora, c’è solo una cosa da fare: sperare che Kean non ne abbia per troppo tempo, che Piccoli torni da Udine senza neppure un raffreddore e che, a San Siro, scocchi quella scintilla che permetta alla Fiorentina di scacciare paure e fantasmi. Magari, al netto di meriti e (molti) demeriti, un po’ di buona sorte non guasterebbe (come, ad esempio, una rapida guarigione di Kean). Ce n’è bisogno. In questo momento quanto mai, uno di quei classici periodi in cui ‘la fortuna è cieca, ma la sfiga sembra vederci benissimo’.
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