Una settimana dopo Fiorentina-Juventus e Napoli-Atalanta, il mondo di viola e bergamaschi si è ri-capovolto. Sì perché, sabato scorso, mentre stavamo ancora analizzando il buon pareggio dei viola di Vanoli coi bianconeri di Spalletti, la squadra di Palladino era sotto 3-0 all’intervallo contro la formazione di Conte, con legittimo ottimismo in vista della gara di domani. Peccato che poi, la settimana europea, abbia visto risorgere i nerazzurri di Palladino e crollare i viola di Vanoli. Non dimenticando, inoltre, il coefficiente di difficoltà dell’avversario e la ben differente competizione in cui ciò è successo, cioè lo 0-3 rifilato all’Eintracht Francoforte, in Germania, in Champions League per l’Atalanta, e lo 0-1 subito dall’AEK Atene, in casa, in Conference League per la Fiorentina.
Ed eccoci all’oggi, con la Fiorentina che si appresta ad andare a Bergamo alla ricerca di un successo che avrebbe tutti i crismi dell’impresa. Nonostante l’Atalanta abbia messo a referto solamente 13 punti, sia reduce da 3 ko di fila in campionato e abbia evidenziato una valanga di fragilità, la Fiorentina sta troppo male per poter pensare di affrontare una sfida come quella di domani credendo di non dover fare qualcosa di stra-ordinario per portare via l’intera posta in palio. Sarebbe anche l’ora, intendiamoci. Perché ok la politica dei mattoncini, dei piccoli passi e della squadra operaia proclamata da Vanoli, ma al termine del match con l’Atalanta saranno trascorse ormai 13 giornate per cui, di tempo per ottenere i primi tre punti del campionato, non ce n’è poi così tanto.
Loro rinati, risorti, rigenerati con e da Palladino, che hanno ritrovato i loro assi come Scamacca, Lookman, Ederson e De Ketelaere, tutto il contrario della Fiorentina, che nel frattempo si è ritrovata di nuovo a interrogarsi sui due play Nicolussi Caviglia e Fagioli, sull’utilità di questo Dzeko e sulla fragilità di una difesa che continua a fare acqua da tutte le parti.
In questo intreccio tra ieri, oggi e domani, se guardarsi indietro genera una valanga di interrogativi sul come sia potuto succedere tutto quello che viviamo oggi, il domani fa ancora più paura. La scintilla, fin qui, non si è vista neppure con Vanoli, eccezion fatta per qualche minuto con la Juve. C’è soltanto da sperare. In cosa? Bhò. Sperare.
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