Alzi la mano chi, al fischio finale di Fiorentina-Sigma Olomouc di giovedì, ha pensato ‘oooh, siamo guariti’. Difficile da crederlo fino in fondo. Piuttosto, il successo sui cechi sembra tanto quel momento in cui si ha la febbre alta e con la tachipirina si riesce ad abbassare la temperatura. La speranza, ovviamente, è che quello sia l’ultimo picco, che da lì si intraveda la via della guarigione. Ed ecco che per la Fiorentina arriva l’esame Roma, test utilissimo per capire se l’influenza sta passando.
Nei vari incroci tra Pioli e Gasperini, tra l’altro, sono spesso arrivate delle goleade roboanti da cui, poi, sono arrivate varie svolte. Il tecnico viola, ad esempio, al Milan ne prese 5 contro l’Atalanta di Gasp, da lì iniziò il suo percorso di risalita che lo portò a vincere lo Scudetto e restare imbattuto per quasi un anno. Ovviamente, non ci auguriamo che la Fiorentina di Pioli, domani con la Roma, ne prenda cinque. Magari, sempre guardandoci indietro, la speranza è che Gasperini ne prenda 7 come in quel 7-1 di San Siro quando Pioli era all’Inter, gara che per Gasp fu la svolta visto che da lì in avanti non perse più e portò i bergamaschi al quarto posto nel suo primo anno di cavalcata con la Dea. Fa piacere ricordare come spesso gli incroci con la Roma siano coincisi con serate di gloria, tra cui il 5-1 dello scorso anno e il 7-1 che la Fiorentina di Pioli rifilò ai giallorossi in Coppa Italia nel gennaio del 2019. Curiosamente, poche settimane dopo quel 7-1, Gasperini venne a Firenze da tecnico dell’Atalanta, sbottò contro Chiesa, e da lì il rapporto tra il tifo viola e Gasp si incrinò definitivamente.
La svolta, dicevamo. La Fiorentina e Pioli la stanno ancora cercando. Non può certo essere stato un 2-0 come quello al Sigma di giovedì a indurre a pensare che ‘ok, ora siamo guariti’. La Fiorentina è ancora al palo per vittorie in Serie A, con 3 punti in 5 giornate che, tra l’altro, sono stati meritati. Nel senso, non meritava nulla di più di quanto ha raccolto. Alcune prestazioni sono state al limite dell’orribile. Anche a Pisa non è che si sia visto una Fiorentina migliorata. Almeno col Sigma si è visto qualche piccolo progresso: Piccoli, che si è sbloccato, Dodo che è sembrato in palla e decisamente diverso rispetto a quello di Pisa, Ndour, che da desaparecido è tornato almeno a giocare con gol e assist, poi poco altro. Il valore dell’avversario, ovviamente, sarà decisamente differente tra i cechi e la Roma. Quella di domani sarà un bivio vero e proprio per la Fiorentina. Pioli e la sua squadra dovranno mandare segnali di crescita. Serve un click.
Se dovesse arrivare un altro risultato negativo, con poi Milan, Bologna e Inter alla ripresa post sosta, si aprirebbero scenari di classifica preoccupanti. Conterà il risultato, sì, ma anche come esso arriverà. Perché fin qui non sono mancati solo i punti, ma anche gioco e identità. Serve svoltare. Ora, con la Roma. Non importa vincere di goleada, per carità (anche se farlo contro Gasperini e/o contro i romanisti ha un suo grosso perché). Sarebbe già qualcosa: provare ad evitare di concedere 3-4 palle gol clamorose come fatto dai viola a Pisa; vedere un centrocampo che gira, gioca, fa filtro; i due esterni che spingono e contengono; l’attacco che produce, si trova e segna; Kean che torna a fare il Kean, Gud che torna a fare qualcosa. Ecco, il click, appunto.
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