‘Chi vuol essere lieto sia, del doman non v'è certezza’ cit. Già oggi, rispetto all’undici che scese in campo un anno fa ad Atene in Finale di Conference, i sopravvissuti si contano sulle dita di una mano. E a settembre il rischio è che lo scenario possa ripetersi.
Del doman non v’è certezza, appunto. Molto sarebbe potuto dipendere dallo ieri, da intendersi come il raggiungimento della Finale di Conference League e/o dal riuscire nella non certo titanica impresa di fare punti a Venezia. Ma nel giro di 5 giorni il mondo Fiorentina è imploso su se stesso, col rischio di non fare neppure una coppa europea nella prossima stagione. L’oggi, insomma, è legato ad una percentuale misera di speranze che possa aprire le porte di una ormai assai improbabile qualificazione in Europa, coi viola che devono fare 6 punti e pregare perché si avverino una serie di incroci altrove cervellotici.
L’Europa che conta, come l’ha definita il ds viola Pradè, è ormai andata. E il rischio è di non entrare neanche in quella che non conta, con conseguente programmazione da rivedere al ribasso. La non qualificazione per le coppe potrebbe provocare il classico ridimensionamento, oppure un rilancio. Ma questo non è scontato.
Se ormai la situazione di alcuni singoli è abbastanza tracciata, da Adli a Zaniolo passando per Colpani e Folorunsho, tutti verso il non riscatto, ci sono poi i vari Cataldi, Gudmundsson e Fagioli su cui andranno prese delle decisioni. Vanno ricordate anche le cifre degli accordi. Per il centrocampista ex Lazio ci vorrebbero 4 milioni di euro, per l’islandese 17 (oltre agli 8 già pagati per il prestito oneroso) e per l’ex Juve 13,5 milioni per il riscatto + 2,5 milioni di bonus. Nei casi sopracitati, invece, sarebbero da sborsare 10,5 milioni per Adli, 12 per Colpani, 8 per Folorunsho e 15,5 milioni di euro per Zaniolo.
Di questi val bene anche ricordare i costi dei prestiti onerosi: 8 già sborsati per Gudmundsson, 4 per Colpani, 1 per Folorunsho, 2,5 per Fagioli, 3,2 per il prestito di Zaniolo, 2 per Adli, 1 per Cataldi, 750 mila euro per Gosens e 1,5 per Bove. Facendo due rapidi calcoli, 24 milioni di euro solamente di prestiti onerosi, per una lista di calciatori di cui soltanto Gosens è certo di restare. Gli altri…quasi tutti no, tranne che Cataldi e Gud.
Non che i 10 milioni di euro per l’acquisto definitivo di Richardson si siano rivelati un grande investimento, così come i 5 per Moreno, ma almeno da questi calciatori la Fiorentina potrà monetizzare nel caso in cui decidesse di rivenderli. Idem per Ndour, pagato 5 milioni, che in caso vedrebbe il 50% sulla rivendita finire al Psg.
Insomma, una valanga di quattrini che di per sé vuol dire tutto e niente, viste le cessioni effettuate e i soldi che entreranno da precedenti operazioni. C’è, però, un altro problema che si riproporrà a giugno: il ritorno di quello stuolo di giocatori mandati altrove. Sottil, Kayode, Kouame, Christensen, Ikoné potrebbero portare da soli 10,5 dall’esterno d’attacco al Milan, 17,5 milioni dall’esterno difensivo dal Brentford, 8 dal francese dal Como. Di questi quasi nessuno intravede il riscatto, forse solamente Ikoné. Biraghi porterà 1 milione con il riscatto del Torino, mentre Nzola tornerà bello bello qui a fine stagione, visto che al Lens è pure finito fuori rosa per intemperanze. Poi ci sono Barak, col piffero che il Kasimpasa tirerà fuori 6 milioni e dulcis in fundo Brekalo, Sabiri e Infantino. L’ex Samp porterebbe 3 milioni se l’Ajman Club decidesse di riscattarlo, mentre il croato è anche lui al Kasimpasa, che dovrebbe spendere 3 milioni per prelevarlo dai viola. Ah, così, per dire, i turchi sono decimi in classifica, perciò che tirino fuori 9 milioni per i due viola appare veramente un’eresia.
Insomma, ci vorrebbe un altro Viola Park per metterci anche quelli che torneranno, oltre ai tanti giovani in prestito qua e là. Detto tutto ciò c’è anche una discreta paura che qualcuno dei big voglia prendere e andarsene altrove: Kean, Dodo e De Gea su tutti. E qui torniamo alla premessa: del doman non v’è certezza. Aver buttato via l’Europa così, in 5 giorni, non aiuterà. Il rischio rivoluzione c’è. E non promette nulla di buono, a meno che non si decida di mantenere questa ossatura e rilanciare con investimenti sostanziosi da parte di Commisso. Il tutto, ovviamente, dovendo fare i conti con un crollo dei ricavi senza Europa. Tornando alla premessa, ‘chi vuol essere lieto sia’.
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