La Fiorentina è ultima. La sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo non è solo un passo falso: è il simbolo di una squadra alla deriva e di un ambiente che non riesce più a trovare appigli. Vanoli, a fine gara, ha parlato apertamente di miracolo per raggiungere la salvezza. Un termine che fotografa perfettamente l’emergenza.
Società assente, dirigenza in affanno
Il problema non è solo tecnico. L’assenza prolungata del presidente Commisso lascia un vuoto che nessuno, in società, sembra in grado di colmare. A metterci la faccia a Sassuolo è stato il ds Goretti, unico uomo di calcio rimasto in dirigenza, costretto a fare da parafulmine in un momento dove servirebbe una guida forte. E le dichiarazioni troppo ottimistiche del dg Ferrari, che parlava di “bella atmosfera” in squadra, smentite dal campo pochi giorni dopo, non fanno che aumentare la confusione.
La sensazione è chiara: la Fiorentina è una società ricca, ma distante. E in un momento così, la distanza pesa come un macigno.
Tifosi impeccabili, squadra senza risposta
A Reggio Emilia il settore ospiti era pieno, i cori incessanti. I tifosi hanno risposto all’appello di Dzeko e compagni e hanno sostenuto la squadra per 90 minuti. La squadra, però, non ha risposto. Nessun segnale, nessuna reazione. E al fischio finale è scoppiata la contestazione: inevitabile, vista la prestazione e la classifica.
Verso il Verona: dentro o fuori
Dopo l’impegno di Conference contro la Dinamo Kiev, arriverà al Franchi il Verona, penultimo ma con tre punti in più. Solo un anno fa questa sfida valeva l’Europa; oggi vale la sopravvivenza.
I numeri non lasciano spazio alle illusioni: 11 gol subiti da palla inattiva, 73 tiri in porta concessi (peggior dato della Serie A), 16 punti evaporati da situazione di vantaggio e appena 37 conclusioni nello specchio in tutto il campionato. Numeri da squadra in piena crisi, opposti a un Verona più cinico, più solido e più continuo.
Il tempo è finito
Vanoli l’ha detto chiaramente: «Il tempo degli alibi è finito». La Fiorentina deve ritrovare identità, coraggio e orgoglio. Domenica non si gioca solo una partita: si gioca la possibilità di restare attaccata alla Serie A.
Il miracolo evocato dall’allenatore non può arrivare da fuori. Deve iniziare qui, adesso, da una squadra che smetta di guardarsi intorno e inizi finalmente a lottare.
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