La Fiorentina si prende un punto dal derby col Pisa e fa un passo avanti in classifica. Ma ne fa due indietro alla voce gioco, identità e ambizioni. Così com’era accaduto con Como e Napoli, in parte anche con Toro e Cagliari, ancora una volta la squadra di Pioli non ha meritato niente di più di quello che ha raccolto. Anzi. Tra viola e nerazzurri sono stati loro a meritare, con una traversa, un palo, un rigore dubbio negato e un gol annullato. Per la Fiorentina solo un paio di occasioni di Kean e un tiro alto di Mandragora, oltre a due reti annullate per evidente fuorigioco di Kean. Tante difficoltà dietro, Gosens sottotono e Dodo mai pungente ma saltato quasi sempre come un birillo, centrocampo ancora una volta trasparente e attacco dalle polveri bagnate. Gudmundsson non pervenuto. E non soltanto.
5 partite, 3 punti, 0 vittorie, attacco che non segna, difesa che fa fatica e mediana che non fa gioco né filtro. Nulla, insomma. L’identità di questa Fiorentina non la si è ancora capita. L’unica nota positiva dalla gara di Pisa è che, almeno dal punto di vista atletico la squadra di Pioli non è sparita dal campo fino al termine della sfida. Con diverse pause, sì, soprattutto nella prima parte di gara e nella seconda metà del secondo tempo, con la possibilità di uscire da Pisa con 3-4 gol al passivo. Insomma, un passo avanti, due indietro.
Ora arriva il Sigma Olomouc in Conference, giovedì, poi la Roma domenica. Due gare interne, con la missione chiara per la Fiorentina: reagire, non partire male anche nel girone europeo e riconquistare un tifo che sperava di aver trovato la via per sognare e che, invece, a fine settembre ha già fischiato e contestato la propria squadra, ma che soprattutto inizia ad avere paura di doversi abituare ad una mediocrità che non era nelle aspettative.
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