Sponsor
Theatre of Dreams’, così Sir Bobby Charlton chiamava Old Trafford. Là, contro il Manchester United, la Fiorentina di Stefano Pioli concluderà la sua tournée inglese. Eccezion fatta per la sfida con la ‘misteriosa’ selezione universitaria del Giappone, quella coi Red Devills sarà l’ultima vera riprova in vista della prima uscita ufficiale della stagione. Una prima che, tra l’altro, sarà già decisiva per la Fiorentina, contro una tra Polissya e Paksi (3-0 per gli ucraini ieri nell’andata), con in palio l’accesso alla fase a girone della Conference League. Due squadre che con lo United non c’entrano niente (già la Fiorentina fa fatica ad entrarci qualcosa con gli inglesi), ma giovedì 21 agosto, con ritorno il 28, non conterà niente l’appeal, forse neppure i valori reali. Da sempre, infatti, in questo periodo dell’anno sportivo squadre di livello infimo rischiano di mettere in estrema difficoltà anche squadroni. L’anno scorso ci ricordiamo tutti l’enorme fatica che la Fiorentina fece contro gli sconosciuti del Puskas Academy, equivalenti del Paksi, giusto per dare dei riferimenti.
Fare o non fare l’Europa sposterebbe tantissimo per la Fiorentina. Da Pioli a molti degli elementi della rosa viola, infatti, dal primo giorno di lavoro vanno ribadendo quanto ci sia voglia di vincere un trofeo. Voglia, ma anche obiettivo, due concetti differenti. Partire con l’eliminazione dalla Conference ancor prima di iniziarla, contro un avversario di tale calibro, sarebbe un disastro. Sarà fondamentale, dunque, approcciare al meglio il preliminare, così come le prime sfide di Serie A con Cagliari e Torino. Partire bene, a differenza di quanto accadde un anno fa, potrebbe alimentare la fiducia che si respira attorno a questa Fiorentina.
E, tornando alla premessa, l’amichevole di domani contro il Manchester United ne dirà già di più. Al netto della differenza di valori, per quanto i Red Devills stiano attraversando uno dei momenti più grigi della loro storia, la Fiorentina dovrà mettere sul campo i concetti già in parte intravisti col Nottingham (un po’ meno col Leicester). Sarà un test molto importante per avere conferme sulla solidità difensiva evidenziata col Forest, per capire quanto Pongracic si sia davvero ritrovato, per vedere all’opera Sohm al fianco di Fagioli (anche solo per un eventuale spezzone), per apprezzare i progressi dell’ex centrocampista della Juventus, la brillantezza e la ricerca di una maggiore incisività di Dodo e, soprattutto, se quel tridente fantasia è davvero sostenibile oppure no. Fin qui, d’altronde, il trittico Kean-Dzeko-Gud non ha quasi mai tirato in porta, eccezion fatta per un paio di tentativi. E se la condizione fisica potrebbe aver inciso, è altrettanto vero che alcuni meccanismi non sono ancora sembrati oliati.
Di contro, ovviamente, ci sarà il tenore di un Manchester United che tra una settimana giocherà la sua prima della nuova stagione, con l’imperativo di dimenticare i disastrosi ultimi anni. Con un nuovo centravanti, Sesko, pagato quasi 80 milioni di euro (sempre così, giusto per dare dei riferimenti), con alcuni giocatori in rosa che hanno vinto, singolarmente, più trofei di quanti ne abbia vinti la Fiorentina in tutta la sua storia.
A Old Trafford, nel teatro dei sogni, la Fiorentina cerca riprove e solide realtà (cit.). Là, dove anni fa Toldo, Batistuta e Rui Costa facevano sognare, là dove domani i vari De Gea, Kean e Dzeko proveranno ad alimentare nuove speranze e sogni di gloria.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies