Lo ha affermato monsignor Gherardo Gambelli, nuovo arcivescovo di Firenze

"L'emozione più grande è stata sentire l'affetto delle persone, soprattutto dei preti che erano vicino a me e che conosco bene: ero davvero commosso per questa onda di affetto e di amicizia da parte di tante persone, e per me è un grande incoraggiamento per vivere il mio ministero". Lo ha affermato monsignor Gherardo Gambelli, nuovo arcivescovo di Firenze, parlando della cerimonia di ordinazione che si è svolta oggi in Duomo.
    
"Questa esperienza da vescovo è un dono che ho ricevuto - ha detto Gambelli, a margine della sua visita all'ospedale pediatrico Meyer - gli anni in Ciad sono stati per me anni molto belli, faticosi, ma in cui le persone mi hanno trasmesso molta gioia e molta forza di vivere. Ecco, in un contesto difficile come quello del Ciad c'è molto l'aspetto della resilienza, di sapersi sempre rimettersi in piedi. Credo che questo sia un grande insegnamento per tutti, e spero di poterlo trasmettere".

    
Parlando della sua visita, l'arcivescovo si è espresso molto positivamente sul Meyer, lodando "tutto il contesto che c'è intorno alla cura del bambino", il quale può vivere l'ospedale "non come un luogo di sofferenza, ma anche un luogo in cui si fa esperienza dell'amore, e l'amore è sempre qualcosa che risana". Gambelli ha visitato nel pomeriggio anche la Fondazione Opera Diocesana di Assistenza di Firenze a Villa San Luigi, che accoglie bambini e giovani adulti con disabilità intellettiva per svolgere percorsi riabilitativi: "Nessuno - ha detto - è scartato da Dio, e quindi l'attenzione proprio a queste persone ci permette davvero di fare la sua volontà, e di credere che ogni volta che noi cerchiamo di seminare il bene, noi riceviamo il bene". 
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