Dall’esordio col Genoa alla cessione imminente

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Alzi la mano chi, quando venne annunciato il passaggio di Kayode al Brentford, si aspettava che gli inglesi tirassero fuori 17,5 milioni di euro per esercitare il diritto di riscatto. Pareva impossibile, e invece è ciò che accadrà. Il terzino italiano classe 2004, che dopo vari problemi fisici è riuscito a ritagliarsi un importante spazio col club di Premier, è ormai prossimo a lasciare definitivamente la Fiorentina.
 
Tra l’altro, lo farà dopo aver lasciato un ricordo assai sbiadito, visto l’inizio di stagione vissuto con prestazioni bruttissime e tante difficoltà.
 
Lontano quel 19 agosto 2023, quando a Marassi Vincenzo Italiano lo schierò titolare tra lo stupore di tutti. Tifosi e addetti ai lavori. Per quanto avesse vinto un Mondiale Under 19 con l’Italia giusto un mese prima, tra l’altro con gol decisivo, e avesse già fatto intravedere delle qualità in Primavera, nessuno si sarebbe mai potuto immaginare un impatto così…così…eccitante da parte di Kayode. Scatti continui su e giù sulla corsia destra, dribbling, chiusure, velocità, quei falli laterali a gittata monstre e una personalità pazzesca, se si considera che quello era per lui l’esordio tra i professionisti e, tra l’altro, avvenuto in uno stadio che già di per sé è sempre stato complicato e caldo, che quella sera era strapieno per la prima del ritorno in A del Genoa.
 
Wao! Con tanto di inchino da parte di Dodo al momento della sostituzione nel finale. No, non fu un sogno di una notte di mezza estate. Kayode si confermò ad ottimi livelli anche nelle settimane successive, disimpegnandosi bene anche in Conference League, riuscendo a rispondere presente, alla grande, nel momento in cui Dodo si distrusse un ginocchio a Udine. Contratto da pro, scadenza prolungata al 2028, ingaggio da 250 mila euro netti, a ottobre. Fino al primo gol in Serie A, arrivato con la Lazio a fine febbraio 2024. Ovviamente, col rientro del brasiliano, trovò un po’ meno spazio, ma quando fu chiamato in causa già lasciava intravedere delle difficoltà, un calo, che lì per lì apparve fisiologico. Che avesse dei limiti tecnici lo si era intravisto, ma poi, l’estate scorsa, fin dal primo giorno di ritiro sembrava essere il lontano parente del Kayode che si era visto nel suo primo anno di Serie A. Tanto che il ds Daniele Pradè, di lui, disse qualcosa di inaspettato: “Lui neanche lo sa ma di offerte ne ha avute, più di una. Se mi chiedi, personalmente ho anche pensato a cederlo, ma il presidente non l’avrebbe mai fatto e non ho avuto neanche il coraggio di chiederglielo. Lui in più è un ragazzo eccezionale che ha margini importanti e credo non fosse pronto già adesso a un passo così importante. Guardate Iling Junior e Barrenechea, andati in Premier League e poi altrove dopo 40 giorni. Per Kayode c’era anche un top club. E poi in Premier League, per quello che fatturano, sono tutti top…”.
 
Non che le voci non ci fossero, ma dirlo così, pubblicamente. Bah. Nel frattempo Kayode si presentò al Viola Park con un corpo raddoppiato in massa muscolare, meno brillantezza, sprint e velocità, stessi limiti tecnici. E pure tattici. Sì perché con Palladino le richieste erano differenti rispetto a quelle di Italiano. L’ex Monza, infatti, iniziò il ritiro puntando sul 3-4-2-1, con Kayode provato braccetto di destra o esterno a lunga percorrenza.  Ma l’impatto è stato un disastro. Fin dalle prime uscite Kayode è sempre apparso grave difficoltà. Col Puskas sbagliò tutto, regalando un rigore e sbagliando l’uscita palla a terra sul secondo gol degli ungheresi. L’ultima presenza, anche quella non certo impeccabile, fu con l’Udinese, nell’1-2 del Franchi in cui mise a referto 20 palloni persi, un record.
 
Poi la cessione al Brentford, un inizio complicato, un infortunio e poi il finale in crescendo, con le ultime 6 giornate giocate da titolare in Premier. Il resto è storia. Non con quell’epilogo che quella sera d’agosto faceva sperare. Ma tant’è. Almeno entrano diversi quattrini nelle casse della Fiorentina, soldi utili da reinvestire.
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