E’ passato solamente un mese dalla prima partita stagionale, ma per la Fiorentina quella di domenica con la Lazio ha tutto il sapore di svolta o ufficiale ingresso nel tunnel. Ok il cambio modulo, il cambio tecnico, il dare tempo, l’avere pazienza e gli alibi, ma quanto?
Il magro bottino rimediato da Palladino parla di sei gare ufficiali fin qui, con due pareggi e una sofferenza inammissibile contro il Puskas Akademy, quattro gare di campionato con 0 vittorie e 3 punti. Il tutto da unirsi ai 10 gol subiti e ad una fase difensiva che fa acqua da molte, se non tutte, le parti. Ora arrivano Lazio in casa, Empoli fuori, Tns in coppa e Milan, quindi un’altra sosta. Dire che il tecnico della Fiorentina sia già a rischio sarebbe sbagliato e non corrispondente al pensiero societario, ma che da qui alla pausa Palladino si debba dare una mossa è fin troppo evidente. Altrimenti, se alla prossima sosta la Fiorentina fosse ancora nei bassifondi della graduatoria, la stagione potrebbe già essere segnata verso la mediocrità o addirittura sprofondare verso il pericolo. Niente allarmi, attenzione. Ma ora è il tempo di sbrigarsi e accelerare.
Intanto, più passano giorni, settimane e partite, più alcune cose continuano a non tornare. E allora, ecco ‘i 3 (e più) qui pro quo’ di questo avvio di stagione in salita.
1-Kayode-Parisi-Beltran. Come ammesso da Pradè in sala stampa, fosse stato per lui Kayode lo avrebbe pure venduto. Ma a che pro fare quella dichiarazione? Sarà un caso, ma se si guarda i valori di mercato l’esterno classe 2004 è il secondo calciatore più prezioso della rosa della Fiorentina, ma è anche il giocatore che ha giocato di meno fin qui. E malissimo, col Puskas, sbagliando di tutto. Ma non si può certo relegarlo a panchinaro fisso, visto il suo valore economico e le prospettive che ha avendo appena vent’anni. Poi c’è Parisi, con la Fiorentina che ha dapprima provato a prendere Kostic, poi alla fine ha preso Gosens, relegando l’ex Empoli al ruolo di spettatore che già aveva l’anno scorso quando lì ci giocava Biraghi. E menomale che Gosens ha avuto un super impatto, ma quei 10 milioni di euro che la Fiorentina aveva speso per prendere il campano dall’Empoli hanno sempre più il sapore dell’investimento già sbagliato. Sperando che anche la scelta su Kayode non si riveli un altro errore. Stesso discorso vale per Lucas Beltran, che non si sa dove possa giocare in questa Fiorentina. Vice Kean? No. In tandem o a supporto di Kean? No, perché ci sono già Gudmundsson e Colpani. 12,5 milioni più altrettanti di bonus e la stessa sensazione: il rischio è che anche questo investimento sia destinato a rivelarsi un flop.
2-Biraghi centrale e Pongracic. Possibile che Pongracic sia quello visto nelle prime uscite con la Fiorentina? Dalle parole di Pradè in sala stampa è emersa una certa sufficienza nell’acquisto del croato. Ok che sta all’allenatore tirare fuori il meglio dai propri calciatori, ma se Palladino aveva in mente di fare la difesa a tre e Pongracic non ha mai giocato a tre, al pari di tutti gli altri difensori della Fiorentina eccezion fatta per Moreno, che senso ha avuto tirar fuori tutti quei soldi? E ribaltando il concetto, se tutti i difensori hanno sempre giocato in difese a quattro, dopo aver evidenziato tante difficoltà in queste prime sei gare stagionali perché Palladino insiste sulla difesa a tre/cinque e non cambia? E in questo contesto si inserisce il ‘caso’ Biraghi. Quanto ancora si dovrà assistere al suo impiego come terzo di sinistra? E non ce ne voglia il capitano, ma che quello non sia il ruolo a lui più congeniale sembra ormai appurato. E ancora, se la Fiorentina ha investito 15 milioni su Pongracic, perché lasciarlo fuori dopo le prime difficoltà? A quel punto meglio insisterci, piuttosto che ri-schierare Biraghi centrale.
3-Le prime gare stagionali e la preparazione pesante. Sempre rifacendosi alla conferenza stampa del ds viola e alla luce delle difficoltà che sta avendo la Fiorentina, quell’aver sottovalutato le difficoltà delle prime sfide stagionali, playoff di Conference League compreso, risuonano come sempre più ‘gravi’. Che Parma, Monza, Venezia e Puskas potessero essere delle passeggiate di salute è un modo di pensare che può avere il tifoso, non un dirigente scafato che fa quello di mestiere. Aver procrastinato alcuni innesti in un reparto chiave come quello del centrocampo perché convinti di avere già abbastanza risorse per avere la meglio di quegli avversari è un qualcosa di difficilmente comprensibile. E’ stato forse dimenticato che Palladino è alla prima esperienza in una piazza importante e alla prima volta in Europa? Poteva esserci il rischio che pagasse lo scotto del doppio impegno, come fece anche Italiano nel primo anno di Conference, e che una falsa partenza avrebbe potuto complicare il proseguo del cammino. Cosa che poi, puntualmente, sta succedendo (sì, è facile dirlo dopo che è già successo, ma chi fa quello di mestiere dovrebbe essere bravo a calcolare tutto e a prevenire ogni tipo di scenario). In questo senso non va dimenticato che la Fiorentina ha svolto una preparazione pesante. Ma il rischio che tale aspetto potesse costarle l’accesso in Conference, visto che gli ungheresi andavano il doppio dei calciatori viola, qualcuno lo aveva calcolato?
Poi ce ne potrebbero essere un’altra infinità di aspetti che poco tornano, o per niente, come il fatto che ancora ci si affidi a Ikoné, che Colpani non riesca ad avere più di un’ora di autonomia e che sia il lontano parente di quello visto a Monza, che dall’insistita costruzione dal basso si sia passati al ‘palla a Kean e speriamo succeda qualcosa’, etc etc etc. Attenzione, non dateci di disfattisti perché ci concentriamo solo sulle cose negative. Di aspetti positivi ce ne sono diversi, tipo Kean, Gosens e…e…bhè, poco altro, almeno fin qui. La speranza è che da domenica la Fiorentina svolti, che Gudmundsson faccia il suo esordio, metta dentro due-tre gol e che finalmente tutto quanto detto in precedenza si dissolva in un brutto ricordo, altrimenti le cose potrebbero iniziare a prendere una piega non buona…diciamo così.
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