Maggio 2014, Dario Nardella ha appena vinto le elezioni a sindaco e il suo predecessore, da Presidente del Consiglio, si avvia a trionfare nelle imminenti elezioni europee, con la stratosferica percentuale del 40%.
Si cercano, si stimano, si vogliono bene.
È stato Matteo a volere Dario assessore allo sport, uno è brillante, spregiudicato, emergente, l’altro più riflessivo, attento, con una visione più antica della politica.
Insieme sono una coppia vincente.
Anzi sarebbero, perché poi succede qualcosa che forse qualcuno conosce o forse non è successo proprio niente, potrebbe anche darsi che sia stato il no di Nardella a seguire Renzi nella nuova avventura di Italia Viva a cominciare a scavare il solcato che li divide.
Comunque sia, comincia una stagione di sussurri velenosi, sorrisi stentati, frasi smozzicate ed è sempre Matteo ad accendere la miccia.
Dario non risponde, incassa e mette in conto.
Poi la situazione esplode in guerra aperta fino all’ultima polemica gratuita di ieri con Renzi che accusa Nardella di essere andato oltre il ridicolo per la triste vicende del libro non presentato.
Domanda di chi come il sottoscritto li conosce entrambi piuttosto bene: era proprio impossibile fermare questa deriva che è molto poco edificante?
Per loro e per Firenze.
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