Le responsabilità di Vanoli

Inutile fare confronti con il disastroso Pioli: il suo bilancio è comunque deludente

Da diversi decenni un allenatore di calcio non si limita alla sola tattica o alla tecnica, sempre ammesso che debba insegnare tecnicamente qualcosa a chi gioca in serie A quando spesso il suo livello da giocatore è stato inferiore a quello di chi dovrebbe addestrare.No, un allenatore dovrebbe entrare nella testa degli uomini che la società gli mette a disposizione, farli rendere al massimo delle loro potenzialità, dare una mentalità alla squadra che mette in campo e in panchina.Ecco, a me pare che dopo 14 gare il bilancio di Vanoli sia fortemente in rosso, al di là della miseria di un punto a partita.Perché se la Fiorentina perde o pareggia sempre nel finale come ieri col Torino  il motivo va cercato nella scarsa consapevolezza delle proprie possibilità, dalla paura con cui si giocano gli ultimi fatali minuti.La squadra si è tirata improvvisamente ed inspiegabilmente indietro di trenta metri, lasciando così campo a chi avrebbe dovuto essere più stanco per via della Coppa Italia  e che quasi non credeva al regalo, Vanoli ha poi completato l’opera mettendo in campo Ranieri al posto di Solomon solo perché dall’altra parte era entrato Zapata.Il pareggio era nell’aria da diversi minuti e non per merito del Torino, ma per colpa della Fiorentina e così si lasciano per strada altri due punti, continuando a sperare nelle disgrazie altrui, mentre le nostre, dirigenti e giocatori compresi, sono per ora tutte la Viola Park.

Si va in B, ma con soddisfazione

Manca la consapevolezza e Vanoli ha grandi responsabilità

Ma sì, in fondo a Napoli la Fiorentina ha giocato un secondo tempo accettabile, Kean e Piccoli stanno bene e poi…dov’era mai scritto che bisognasse fare i punti contro i Campioni d’Italia?Ecco, appunto, ancora positività dopo la terza sconfitta in una settimana, perché mancano ancora quindici giornate e perché, che diamine, siamo la Fiorentina: abbiamo il più bel Centro sportivo d’Europa, tanti nazionali, un allenatore rassicurante, un presidente riccoPerò andiamo in B, pacatamente e serenamente, come sussurrava Veltroni nel 2007, insieme al placido Rutelli, prima di essere stracciato da Berlusconi nell’elezioni dell’anno successivoE la rabbia agonistica?Giocare novanta minuti con qualcosa che faccia capire che questi qui, da Vanoli a chi va in campo, hanno compreso che di tempo non ce n’è più?Che hanno sprecato almeno una decina di occasioni perdendosi in sconfortanti ghirigori tecnici e tattici?E Vanoli che non sa spiegarsi il perché si cominci a giocare, quando si comincia…, dopo aver preso un gol non è una fantastica rappresentazione degna di Ionesco del teatro dell’assurdo?Scusa caro, ma in panchina ci vai te o un cartonato?In settimana chi deve lavorare sulla testa di questi mollaccioni strapagati? Tu o noi perfidi giornalisti?Aspettiamo l’ultima spiaggia, che poi magari diventa la penultima, intanto però applaudiamo ai progressi viola

Un oltraggio alla storia viola

Una prestazione vergognosa, senza nessun alibi

La Fiorentina ha cento anni di storia e nella sua bacheca splendono sei, dicasi sei, Coppe Italia, più diverse finali perse nel modo più diverso: lo scrivo perché al Viola Park forse se ne sono dimenticati tutti, a cominciare da Vanoli, che ha pensato bene di non far giocare quasi mai Martinelli, ma di proporre in una gara così importante Christensen mani bucate, oltre ad inventarsi Ndour regista.Forse gli è apparso in sonno Pioli, chissàFantastico.Era proprio la sera adatta per gli esperimenti, per Caterina e Giuseppe Commisso per la prima volta al Franchi dopo la morte di Rocco, per quelli che sono andati allo stadio, per il milione di tifosi viola che mai pensavano di essere così presi a pallate dal ComoE i giocatori?Meravigliosi nell’attaccamento alla maglia, nel profondere tutte le energie in una partita messa benissimo dopo il gol di PiccoliIn molti sottovaluteranno il disastro di ieri sera aggrappandosi alle primarie esigenze del campionato ed è un errore, perché perdere in questo modo aiuta a perdere di nuovo, oltre, appunto, al fatto che ieri sera è stata oltraggiata la storia, più per la prestazione che per il risultatoSe poi ci si accontenta di un primo tempo appena sufficiente, allora vuol dire che si è toccato davvero il fondo della dignità viola

Due schiaffi salutari

Fanno male, ma aiuteranno a capire dov’è finita la Fiorentina

Si udivano già a destra e sinistra squilli di tromba che annunciavano la fine dell’incubo: come fa a non salvarsi la Fiorentina di Bologna? Ecco, l’unico aspetto positivo della pessima caduta di ieri è proprio questo: aver fatto capire a tutti in che razza di pantano dirigenti, allenatori e giocatori hanno trascinato la gloriosa maglia viola nell’anno del centenarioSe dovesse finire oggi il campionato, la Fiorentina sarebbe in serie, anche se Fagioli meriterebbe di andare in Nazionale, anche se Kean è il centravanti titolare azzurro, anche se Fortini e Comuzzo in Italia li vorrebbero tutti, anche se Mandragora non ha mai segnato come quest’anno, anche se De Gea è uno dei migliori portieri del campionato, anche se Gudmundsson sta giocando bene, anche se da due partite Dodo sembra quello dell’anno scorso, anche se Vanoli non è poi così male e ha pure inventato Parisi a destra e chissà… potrebbe pure essere confermato per la prossima stagioneE quindi come mai è possibile aver perso contro Lecce, Verona, Parma, Cagliari ed essere tristemente e desolatamente terz’ultimi?E’ quello che da mesi stanno cercando di capire al Viola Park: speriamo ci mettano poco tempo perché sabato prossimo la Fiorentina va a Napoli

Finalmente il passo giusto

La rinascita di Fagioli e Vanoli nel ricordo di Rocco

Partiamo con l’autocritica: mi sbagliavo su Vanoli e soprattutto su Fagioli e meno male che avevo torto perché altrimenti la Fiorentina non sarebbe mai ripartita e sarebbe ancora ultimaFagioli è alla quinta partita da sette abbondante, Vanoli ha ricostruito atleticamente la squadra, tutti e due ci hanno messo troppo tempo, ma come si dice in questi casi meglio tardi che maiHo avuto ragione su Pablo Mari, Sohm e la fascia di capitano a Ranieri, con relative perplessità sul suo utilizzo, ma era meglio se mi smentivano anche loroLa miglior partita della stagione, che arriva dopo l’ottimo secondo tempo col Milan e quindi forse si è trovato il passo giusto perché ora corrono tutti il doppio di un mese fa e corrono bene, verticalizzando spesso e sapendo sempre cosa fareCi vuole ancora molta prudenza, ma lo sanno tutti, Vanoli per primo e quindi forse torneremo a vedere le stelle

Le contraddizioni viola: oggi in serie B, però così la Fiorentina si salva

La miglior partita dell’anno, ma sono due punti persi

Finalmente una partita giocata per novanta minuti, alla pari e anche meglio del Milan, che punta almeno alla Champions, senza però avere l’indispensabile aiuto del centravanti, perché il Kean di ieri valeva Piccoli e forse anche menoLa Fiorentina è viva, dopo oltre quaranta giorni, comunque troppi per le esigenze viola, Vanoli sta dando qualcosa di concreto, dalla condizione fisica in notevole miglioramento, alle posizioni di Parisi e Gudmundsson, quest’ultimo spostato a sinistra non del tutto convincente, ma sono opinioni personaliL’errore maggiore adesso sarebbe il rilassamento mentale, cioè pensare che la strada sia in discesa, perché se il campionato finisse oggi la Fiorentina sarebbe in serie B e questo deve essere il tormentone delle prossime settimane

Un punto pesante, con rammarico

Fagioli in cattedra, primo tempo inspiegabile

C’è tutto il calcio possibile nel pareggio viola di Roma: una squadra che rinuncia a giocare, poi prende il classico gol dell’ex e si sveglia, passa in vantaggio e potrebbe pure rubare i tre punti e alla fine si fa raggiungere par un rigore quasi annunciatoNon credo che ci si possa lamentare degli arbitri in questa stagione, a meno di non essere faziosamente poco credibili, e questo sarà bene metterlo da parte in vista di future contestazioniAvevo chiesto l’esclusione di quattro giocatori, su uno, Fagioli, mi sbagliavo completamente, sugli altri tre, Sohm, Pablo Mari e Ranieri, purtroppo no, solo che al posto dello svizzero gioca Ndour il risultato è desolatamente lo stessoPrendiamo questo punto, con il rammarico del pareggio finale, ma anche con la consapevolezza che era il massimo che si poteva fare

Calma e gesso, adesso ci vogliono testa e gambe

Vittoria meritata, col cuore

Tre punti d’oro per iniziare la rincorsa ad una salvezza che sarebbe molto meno del minimo, ma che tutti vorremmo disperatamente.Qualcosa si vede, ancora troppo poco, in mezzo a gestioni discutibili come la storia di Kean, così simile a quella di Edmundo nel 1998, oppure come non diramare la lista dei convocati, ma facciamo finta di niente perché oggi serve concretezza e allora chiudiamola qui.Nella mia lista di proscrizione ne ho azzeccati tre su quattro, cioè Sohm, Pablo Mari e Ranieri, e mi sono sbagliato su Fagioli, meglio così: il ragazzo ha giocato bene tre partite di seguito, un evento per la Fiorentina di questa terrificante stagione.Tra due giorni c’è la Lazio, abbastanza disastrata, vediamo se riusciamo a passare una settimana diversa dalle ultime venti.

Era già tutto previsto

Vista la situazione tranquilla della Fiorentina, giusto muovere un po’ le acque…

Premesse necessarie: Manor Solomon può dire e scrivere quello che vuole, ci mancherebbe altro, e quindi può anche sostenere le sue tesi assurde sulla terrificante politica israeliana a Gaza e se la Fiorentina lo ritiene, come tutti noi speriamo, un ottimo rinforzo ha fatto bene a prenderlo, tra l’altro con una tempistica abbastanza inusuale e da apprezzareDetto questo, uno si chiede se ci fosse davvero bisogno di mettere squadra e società al centro di una polemica che nulla a che vedere col calcio, che si trascinerà in ogni stadio in cui giocherà Solomon, e che avrà al centro l’insopportabile faziosità delle due parti: i pro Pal senza se e senza ma, per cui si contesta qualsiasi ebreo a prescindere da quello che il suddetto ebreo pensa o fa, e i sostenitori dell’operato omicida di Netanyahu, quelli a cui Israele va sempre bene, qualsiasi sia la sua condotta, anche se ammazza decine di migliaia di civili, per un terzo bambiniE allora aspettiamoci cori e gesti antisemiti e conseguenti prese di posizione corrucciate dei politici di turno, il tutto condito dalla solita ipocrisia che accompagna da sempre il dibattito sulla PalestinaNel frattempo speriamo almeno che Solomon sia tra i pochissimi a saltare l’uomo, segni qualche gol e aiuti la Fiorentina a salvarsi, impresa che al momento appare disperata appena un po’ meno dell’auspicio che i fanatici comincino finalmente a ragionare con la propria testa

Una città speciale, da raccontare ogni giorno

Firenze da amare e da criticare

Chiunque governi questa meravigliosa città sa bene in quanto fiorentino quanto sia impossibile eliminare o anche solo diminuire il borbottio incessante di chi la abita.Pur sapendo di avere tanto, non ci va bene niente: se fanno la tranvia o se ci rinunciano, se coprono il Franchi o se ci mettono sei anni per farlo, se sono troppo intransigenti nei vincoli paesaggistici o se lasciano aperte falle vergognose come il cubo nero del Comunale.A conti fatti, e scarpinando parecchio, come fanno settimanalmente i giovani colleghi di Firenzedintorni.it, il problema più sentito dai fiorentini rimane il traffico, aumentato esponenzialmente su livelli romani a causa di una gestione abbastanza cervellotica dei cantieri, poi viene la sicurezza, un’esigenza molto poco sentita dalla sinistra da sempre sulla plancia di Palazzo Vecchio e che invece è sempre più presente nella testa e nella pancia di tutti.Continueremo a raccontare i malesseri della città con le nostre esclusive, ma davvero si può dire che a Firenze si vive male?O che, al di là delle opinabili classifiche del Sole 24 Ore,  si vive peggio che in altri capoluoghi?Buon anno Firenze e buon anno a voi che vi siete moltiplicati in questi due anni entusiasmanti.

Tutti fermi, andiamo in B

Non si cambia, non si parla, una retrocessione vergognosa

Domanda: la rosa di Cremonese, Sassuolo, Parma, Genoa, Lecce, Verona, Pisa, ci fermiamo qui, è superiore a quella della Fiorentina ultima in classifica?Dando per scontata la risposta, e tralasciando l’enorme differenza di monte ingaggi, non viene in mente a nessuno in America che siano state sbagliate le scelte di chi deve guidare dentro e fuori dal campo un’azienda che ha dimensioni economiche più che ragguardevoli e che ormai è sull’orlo del fallimento e anche un po’ più in là dell’orlo?Invece qui niente, si continua con Vanoli, un disastro in tutti i sensi, verrebbe quasi da dire peggio di Pioli,  si aspetta da una decina di giorni Paratici, sempre ammesso che arrivi e intanto si continua a gestire la Fiorentina senza decisioni davvero drastiche, dando la pessima impressione di non sapere assolutamente che cosa fare per provare almeno a dare segnali di vita che conducano ad una disperata rincorsa per lottare fino a maggio per non retrocedere.Certo, i colpevoli maggiori sono i giocatori, e ognuno faccia le liste di proscrizione che ritiene più opportune, ma non si è mai visto a gennaio, che poi sarebbe tra quattro giorni, cambiare sette otto undicesimi della squadra, Salernitana a parte, sempre ammesso che quelli che arrivano siano meglio di questi giovanotti milionari per cui le magliette della vergogna del 2002 parrebbero oggi un regalo esagerato.Andiamo avanti con Vanoli, Ferrari, Goretti e continuiamo a rovinarci i fine settimana con la Fiorentina, perché a quella, nonostante i tentativi degli ultimi tempi, non rinuncerà nessuno.

Chi è senza peccato...

Paratici e tre punti di speranza

Non c’è niente da fare, siamo fiorentini in tutto e per tutto, nel bene e nel male.Da queste parti si contesta tutto, si buba per qualsiasi cosa, figuriamoci poi se si tratta della Fiorentina.Mancava solo la Juve, ma con l’arrivo di Paratici ci buttiamo dentro anche quella e il piatto è servito: non ci va bene niente, Paratici come Giuntoli, come tutti.Se invece fosse arrivato Galliani…sarebbe stato uguale, idem con Maldini, Sabatini non sta bene di salute e dopo un mese si sarebbe detto che alla fine anche quel Sartori cosa ha fatto e cosa ha vinto?Questa è la Firenze calcistica, non troppo diversa dalla Firenze di tutti i giorni, dalle fantastiche battute al vetriolo che puoi sentire nei mercati cittadini e quindi Paratici si dovrà adattare, ma non avrà grossi problemi perché mi sembra abbastanza navigato per resistere agli urti fiorentiniIntanto arrivano tre punti, meritati, che fanno sperare in un Natale di resurrezione, basta non pensare di aver già fatto qualcosa

Il punto di non ritorno

La vergogna svizzera, il dovere di intervenire

La Fiorentina è in mano a uomini che ce la stanno mettendo tutta, ma che sono chiaramente non all’altezza di guidare una squadra che ha un milione di innamorati, quasi cento anni di storia e ha il quinto posto per numero dei punti conquistati nella storia della serie ALa Fiorentina è una società privata e quindi non esiste alcun intervento pubblico da invocare, anche perché economicamente la Fiorentina è sana, sanissima, paga regolarmente gli stipendi e non ha alcun debito.Commisso ovviamente farà come gli pare, ma non può ignorare l’azzeramento totale di quella che è stata fino a questa estate la Fiorentina, cinque mesi di follia che stanno minando la passione di un popolo calcisticoOvvio che i principali colpevoli siano i giocatori, quasi tutti indegni di indossare la maglia viola, ma Vanoli, Ferrari e Goretti non sono in grado di rovesciare la situazione che anche loro, con la forte partecipazione di Pradé e Pioli,  hanno contribuito a creareL’allenatore non ha in mano lo spogliatoio e oltre a commettere scempi tecnici ha chiaramente perso il controllo della situazione, semmai lo avesse avuto, che si aspetta a mandarlo via?Ferrari, abile da responsabile delle relazioni nel disinnescare in parte i veleni creati da Barone, è un direttore generale inventato su due piedi da Commisso, che ci mette tutta la buona volontà possibile, ma che non è evidentemente ascoltato dai calciatori, che fanno quello che vogliono, e ha inoltre poco appeal nel mondo del calcio che conosce da appena sei anniGoretti è quasi cinquantenne, ma per tutti è ancora giovane e quindi bisognoso di esperienza: e proprio qui la deve fare? Parla di decisioni drastiche da prendere e tutto resta uguale, ma come può essere credibile?Con questi calciatori vergognosi e con questi tre andiamo giù e senza neanche lottare, possibile che in America nessuno lo abbia capito?

Consigli non richiesti e che non verranno seguiti

Un briciolo di dignità, per favore

Esonerare Vanoli, che non ha portato niente e provare con l’ultima respirazione bocca a bocca con un paziente moribondo, il nome è Iachini, ma si possono trovare anche altre strade Scendere dal castello su cui la Fiorentina è arroccata da diversi anni, andare ai viola club, invitare i tifosi al Viola Park, smetterla una volta per tutte con questo atteggiamento vittimista e altezzoso che ha spesso caratterizzato la gestione CommissoTrovare qualcuno di credibile che piloti questa discesa dalle stelle, Antognoni è il massimo, ma andrebbero bene anche Riganò, Giovanni Galli, Chiarugi o MerloPrendere decisioni senza aspettare sempre l’avallo di Commisso, sulle cui condizioni di salute non è permesso speculare, e soprattutto avere il coraggio di prenderle se si è in grado di farlo, magari ammettendo la propria incapacità a fare da soliParlare ai media, che nella stragrande maggioranza dei casi amano la Fiorentina, chiedere senza alterigia aiuto, sanare vecchi rancoriFar giocare sempre Gudmundsson e Kean, sperando nella loro intesa, tornare alla difesa a quattro, togliere Ranieri, dopo avergli sfilato la fascia di capitano e mandare in campo solo quelli che se la sentono, che non hanno paura e danno tuttoSpiegare a quei signori che vestono indegnamente la maglia viola che oltre alla vergogna della classifica e delle prestazioni esiste anche un’altra vergogna, cioè nascondersi e non andare sotto la Curva dopo l’ennesima sconfitta e le sceneggiate con o senza megafono è qualcosa che non si può vedereSpiegare allo sponsor tecnico che non si può giocare con la terrificante maglia arancione di ieri e rimettere sempre al Franchi la gloriosa casacca viola, sfregiata e violentata da chi la indossa oggi

L'obbligo di non arrendersi

Una vittoria per cercare di ripartire

Niente di eccezionale, ma è stata una vittoria meritata che deve rinforzare un concetto espresso da almeno un mese; non esiste pensare di essere già retrocessi a nemmeno metà del campionatoVa bonificato l’ambiente, bisogna cacciare la rassegnazione che a volte si accompagna alla voglia di andare contro questa dirigenza e questa proprietà, che tutto ha fatto in questi anni per non farsi amare, ma che rappresenta la FiorentinaE comunque le cose si vanno sistemando in Europa e forse qualcuno ha meno paura di prima, ma bisogna aspettare domenica pomeriggio alle 17 per valutazioni un po’ più approfonditeIntanto ci prendiamo questo ricostituente, che non fa affatto male

Vanoli è il meno colpevole, ma non abbiamo più tempo

Non ha in mano lo spogliatoio, questa settimana per invertire la rotta

Precisazione necessaria: Paolo Vanoli ha pochissime responsabilità sul disastro viola, è il meno colpevole di tutti, ma qui siamo di fronte ad un malato calcistico da codice rosso ed il medico chiamato ad intervenire non pare essere in grado di trovare la cura ed essendoci, appunto, un’urgenza letale ci si potrebbe chiedere se non sia il caso di chiamare un altro specialista.Il rigore di Reggio Emilia ha squarciato ogni ipocrisia: lo spogliatoio è una polveriera, certe scene sono penose, ma la precisazione di Gudmundsson chiama in causa soprattutto l’allenatore: possibile che non si siano parlati prima della clamorosa smentita islandese?E ancora: sono normali quegli atteggiamenti rabbiosi di Vanoli in panchina, che non si ricordano nel suo passato, come se nessuno lo stesse ad ascoltare, circostanza purtroppo suffragata dai fatti, perché se queste fossero le sue indicazioni darebbe ancora peggio?Tralasciando il non essere andato sotto la Curva dopo la vergogna emiliana, e l’aver permesso a Dzeko di andarci a Bergamo rimane l’assoluto non gioco della Fiorentina, la fragilità psicologica identità a Pioli e insomma il niente che si è visto in questo mese.Questa settimana dunque è decisiva per tutti e se non arrivassero i tre punti contro il Verona forse sarà il caso di domandarsi  se non sia meglio rivolgersi ad un altro specialista per farlo accorrere al capezzale del moribondo paziente viola.

La vergogna delle minacce, il modo più sicuro per finire in serie B

Sembra di essere precipitati dentro un incubo, inimmaginabile cinque mesi fa in cui tutti, e ci mettiamo dentro anche noi dei media, ci hanno messo qualcosa

E bravi i cosiddetti leoni da tastiera? Leoni o coglioni? Esiste qualche dubbio sull’autenticità del loro tifo viola, mentre è invece certa l’appartenenza al già numeroso gruppo di idioti che fa del calcio un campo di battaglia e che pensa che allo stadio e sui social si possa dire tutto, con la penosa giustificazione dell’amore per la magliaChe si muova in tempi rapidissimi la Polizia Postale per accertare la generalità di questi dementi per poi agire di conseguenza, con risvolti economici e anche, ci si augura, penaliIntanto questi mentecatti sono riusciti nell’impresa disperata di fornire un alibi ai giocatori, che adesso tireranno fuori la storia della paura per giustificare future prestazioni indegne del loro stipendio e della storia quasi centenaria della Fiorentina  Sembra di essere precipitati dentro un incubo, inimmaginabile cinque mesi fa in cui tutti, e ci mettiamo dentro anche noi dei media, ci hanno messo qualcosa, ma la deriva delinquenziale proprio no: grazie deficienti, sappiamo fare da soli anche senza il vostro aiuto criminale

Un campione chiamato Gianni De Magistris

Il più grande atleta fiorentino di tutti i tempi oggi compie 75 anni

Per spiegare chi è Gianni De Magistris, il più grande atleta fiorentino di tutti i tempi, converrà rifarsi ad una piccola storia personale datata quasi mezzo secolo fa, nel 1978, quando lui era Campione del Mondo e chi scrive provava a fare il giornalista a Radio Sesto International, emittente che arrivava faticosamente a Firenze Nord senza spingersi oltreInvitato con poche speranze a partecipare ad una trasmissione in studio, il numero uno della pallanuoto mondiale si presentò con venti minuti di anticipo nello scantinato adibito a studio mettendosi subito a disposizione dell’imberbe giornalistaUna medaglia d’argento olimpica a Monteral, il suddetto titolo di Campione del Mondo in Germania, 16 volte capocannoniere, 5 Olimpiadi, due scudetti vinti con la gloriosa Rari Nantes, una specie di Maradona in calottina anche per la non straordinaria propensione ad allenarsi, esattamente come Diego, ma con i fenomeni c’è poco da fare: si applaudono e bastaE Gianni De Magistris era davvero qualcosa di straordinario, non a caso è arrivato nel 1995 nella Swimming Hall of Fame e vent’anni dopo è stato il primo italiano ad entrare nella Walk of Fame di Los AngelesPoi c’è il fuori campo, con qualche amarezza per come Firenze ha poco riconosciuto il suo valore, nonostante che si sia messo sempre a disposizione di ogni causa che aiutasse gli altri, ma sempre col sorriso sulle labbraDicono che abbia un brutto carattere, come del resto si dice sempre di chi “ha” un carattere, e certamente non gli manca la vis polemica, che è poi il patrimonio di ogni fiorentino, ma basta grattare un po’ per trovare quella disponibilità, sempre la stessa, incontrata 47 anni fa negli studi, se così si potevano chiamare, di Sesto Fiorentino

Francesca Albanese, si potrebbe evitare?

Una cittadinanza onoraria senza senso

C’era proprio bisogno di andarsi ad infilare in questa polemica sulla cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, protagonista di reiterate uscite verbali sconcertanti, da Liliana Segre al commento sull’assalto a La Stampa, tacendo per un senso di desolata rassegnazione sul teatrino col sindaco di Reggio Emilia?Scrive benissimo di lei sul Corriere della Sera oggi Antonio Polito: una maestrina sempre pronta a dare lezioni a tutti, inanellando sfondoni che non si dimenticano.Certo, poi rettifica, corregge, “non voleva dire”, “è stata strumentalizzata” e via andare, ma la cittadinanza onoraria di una città come Firenze, e verrebbe da dire, di qualsiasi altra città, ma qui da sempre siamo al centro del mondo, è una cosa estremamente seria e “seriamente” non si vedono i motivi per cui la signora Albanese debba essere insignita di tale benemerenza.Dando una veloce occhiata a chi nel passato ha avuto questo onore leggo nello sport Cesare Prandelli e Gabriel Batistuta, ma soprattutto  Mario Rigoni Stern, Nelson Mandela e, appunto, Liliana Segre.E quindi, per dirla alla Di Pietro: che ci azzecca Francesca Albanese con questi signori?E, soprattutto, perché si sono infilati in una situazione del genere?

Situazione gravissima, bisogna far quadrato

Cominciamo col togliere quelli che non hanno senso di appartenenza

La matematica dice serie B, il cuore no, e neanche a dire il vero i valori tecnici, se solo si intravedessero e ancora non capisco la soddisfazione per la prestazione di Bergamo, così come non capivo l’ottimismo post JuveGiusto andare dai tifosi a fine partita per chiarire, ma ovviamente non basta, perché non gioca la Curva, e neanche la Maratona e la Tribuna, che per me contano esattamente come la parte più calda del tifoGiocano invece questi milionari strapagati che da mesi stanno deludendo sotto ogni punto di vista, a cominciare dal senso di appartenenza, che vedo parecchio scarseggiare in molti di loroNon mi piacciono le liste di proscrizione, ma per motivi diversi Dodo, Fagioli. Pablo Mari, Sohm e forse pure Ranieri vanno messi a candire in panchina in attesa di tempi migliori, per noi e per loroE’ chiaro che sono tutti colpevoli, a cominciare da Commisso, Pioli, Pradé, Ferrari, Goretti e i giocatori, ma i processi li rimandiamo a fine maggio, possibilmente in serie A 

Così si finisce in serie B

Una prestazione sconcertante, senza giustificazioni

Ferrari che non è un uomo di calcio, Goretti inesperto per una piazza come Firenze, Commisso che non parla e non torna in Italia, Pradè e Pioli che sono stati il male assoluto, ma pare che ora non ci siano più: abbiamo finito con le colpe da attribuire a chi è certamente corresponsabile di questo disastro, senza però esserne la parte più importante e decisiva?Perché qui sono i calciatori a doverci tirare fuori dal profondo rosso di una stagione da incubo e hai voglia te ad usare la carota invece del bastone, a solleticarne l’orgoglio, a ricordare i loro smodati e immeritati ingaggi, questi sono sempre lì, nella terra di nessuno, sospesi tra paura e molto poco senso di appartenenzaUna prestazione come quella di ieri sera è vergognosa e ingiustificabile e meno male che era Conference: qui l’encefalogramma viola è piatto, si spera nella respirazione bocca a bocca di Vanoli, anche perché non si sa più a quale santo votarsi per invertire la rottaE pensare che c’era chi voleva pure vedere la Fiorentina giocare un minimo a calcio… 

Un passo avanti, ma non basta

Meglio essere realisti che immaginare recuperi miracolosi

Certo, meglio che contro il Lecce, anche perché peggio sarebbe stato quasi impossibile, ma ancora non basta, perché i venti minuti del secondo tempo devono crescere esponenzialmente se davvero la Fiorentina vuole salvarsiLa squadra è un po’ più libera di testa e Vanoli non può fare miracoli, ma la sensazione è che in tanti, troppi, giochino ancora al di sotto delle proprie possibilità, a meno che, e potrebbe anche essere probabile, siano state sopravvalutate le potenzialità di molti uomini pagati troppo, anche a livello di ingaggioPrendiamoci questo pareggio giusto, ricordiamoci del mancato rigore alla Juve, che va a sommarsi a quello di Pisa e al fallo su Bernardeschi, oltre che alla sceneggiata di Gimenez, e immaginiamoci una strada molto, ma molto in salita.

Niente illusioni

Sarà lunga, durissima e faticosa

C’è troppo ottimismo in giro e basterebbe pensare a quali sarebbero state le reazioni alla prestazione e al pareggio di ieri se solo non fosse cambiato l’allenatore.Intanto la Fiorentina doveva vincere, perché il Genoa è tra le squadre più scarse del campionato e quindi sono due punti persi alla fine di un pareggio sostanzialmente giusto, altro aspetto di cui tener conto perché se giochi alla pari vuol dire che qualcosa davvero non funzionaCerto, qualche sussulto si è notato, a cominciare da Piccoli, Sohm e Gudmundsson, tutti e tre improvvidamente sostituiti (e se l’avesse fatto Pioli ci sarebbe stata una rivolta popolare), ma è davvero troppo poco perché qui la classifica è calcisticamente drammaticaCi vuole un colpo d’ala, ma siccome i miracoli non esistono, non rimane che sperare nel lavoro di Vanoli, bravissimo nell’approccio mentale con la squadra e umile al punto giusto verso l’esterno, ma per favore evitiamo un ottimismo che mi pare sinceramente eccessivo

Forse è meglio così

Un altro schiaffo per rendersi conto della realtà

Niente illusioni, la Fiorentina è questa, nel bene e soprattutto nel male.Se avesse vinto in Germania sarebbero partite fantasiose supposizioni su rimonte europee in campionato e voli pindarici assolutamente fuori luogo su meravigliosi recuperi in classificaInvece è arrivata la solita partita, giocata solo un po’ di più a lungo, per poi lasciarsi andare in balia degli avversari e di terrificanti errori difensiviRiepilogando: dietro non c’è ne è uno che meriti la sufficienza o su cui affidarsi, De Gea a parte, il centrocampo non filtra e non costruisce, in attacco Kean è tornato più o meno ai livelli della Juve, Dzeko dimostra i prossimi 40 anni, Piccoli è diventato un caso di mercatoDomanda: come e cosa fare per non andare in B, ipotesi semplicemente insopportabile?Per prima cosa rendersi conto che la Fiorentina è una delle peggiori squadre del campionato, forse la peggiore, e che bisognerà giocare da provinciale, ma veramente, con tutto quello che questo comportaBasta svolazzi, basta alibi, basta paure in chi va in campo: meglio un asino vivo che un dottore morto, sputare sangue e lottare punto su punto, fino a quota 40E che Vanoli ce la mandi buona

Pugliese e Chiappella, partiamo da loro

Due salvezze al cardiopalma, l’esempio arriva dal passato

Prima la Fiorentina si rende conto di dove è precipitata e meglio sarà per tutti ed è per questo che converrà ricordare le due salvezza quasi miracolose ottenute nel 1971 e nel 1978, con l’aiuto importante di Juventus e InterLa situazione era quella di oggi per la classifica, forse anche migliore e vennero chiamati al capezzale viola due tecnici molto diversi tra loro che comunque in qualche modo ce la fecero ad evitare l’umiliazione della B: Oronzo Pugliese e Beppe ChiappellaTutti si rimboccarono le maniche, non c’erano processi mediatici sui giornali o al bar Marisa o al Chiosco degli Sportivi, che erano i social dell’epoca, e si avvertiva un’unità di intenti neanche intravista in queste settimane, anche in questi anni di tutti contro tuttiPoi la Juve ci fece pareggiare all’ultima di campionato del 1971 e Merlo chiese ai suoi compagni dell’Inter di battere il Foggia nel maggio 1978 e la Fiorentina rimase in serie A, dopo pomeriggi di autentico terrore, tipo quello di Pescara, quando Antognoni sbagliò il rigore e Sella segnò in pieno recuperoVa ritrovato il prima possibile quello spirito unitario, con Galloppa, Vanoli o Nesta in panchina, perché altrimenti in B ci finiamo un’altra volta, come ci finì la Fiorentina di Batistuta, disintegrata nello spogliatoio da Vittorio Cecchi Gori, e quella che invece di giocare pensava a come mettere in mora la società

Frammenti di un disastro inaspettato

Poche cose semplici, ma importanti

La situazione è questa, i processi li faremo prossimamente, adesso va evitata la B, perché a questo siamo arrivati dopo una serie di errori collettivi e ci metto dentro tutti, compresi noi che abbiamo sopravvalutato rosa e allenatorePioli non può restare e bisogna, temo per Commisso, mettere mano al portafoglio perché è impensabile che il tecnico si dimetta rinunciando, dopo aver stracciato il contratto arabo, ai milioni di euro del suo triennaleIl direttore sportivo mi pare meno importante dell’allenatore, al momento, per l’emergenza, può decidere Goretti, anche perché poi alla fine sarà Commisso a scegliereVa imposto un codice di comportamento ai giocatori, a cominciare da Ranieri, a cui va tolta la fascia di capitano, a Dodo, che non va sotto la curva con i compagni, come Pioli, e che ieri ha rassicurato tutti sul rigoreResto dell’idea che i calciatori siano i più colpevoli di tutti, ma purtroppo sono loro a doverci tirare fuori da questa melmaInoltre bisogna chiedere alla parte più calda della tifoseria una moratoria fino alla salvezza, con umiltà, chiedendo scusa per gli sbagli degli ultimi anniPoi facciamo i processi, ma in serie A

Inevitabile, ma imbarazzante

Peggio della Fiorentina degli anni settanta, quella di Antognoni più altri dieci

Ad un certo punto mi sono quasi vergognato per come non stava giocando la Fiorentina e ho ripensato con struggente nostalgia a certe vittorie a San Siro, o anche solo a qualche furto avvenuto nella Scala del calcio dopo però, appunto, aver giocato a calcioE invece ieri la squadra si è subito consegnata cuore e testa all’Inter, tutti indietro e vediamo se finisce il prima possibile la partita e anche il supplizio per chi ama la FiorentinaE’ sembrata una scelta cosciente di Pioli, a cominciare dalla formazione, che ha affidato la cifra della qualità a quel fantasma di fantasista che è oggi GudmundssonTre a zero e a casa, con tanti saluti al gioco,  con una classifica da incubo e con un futuro che da grigio sta diventando nero

Bisogna attrezzarsi mentalmente

Un punto guadagnato con il fattore C

Possibile che tutte le squadre giochino meglio della Fiorentina?Può passare per Napoli e Roma, mettiamoci anche il Como spagnoleggiante, ma il Pisa e il Bologna?Oltre ad essere in questo momento in serie B, la squadra non ha un gioco, solo qualche palpito nervoso, frammenti di De Gea e Kean e poi bastaRimandiamo ad altri momenti le disquisizioni filosofiche sulle colpe di questo o quello, qui bisogna scappare via il prima possibile dalla lotta per non retrocedere, magari non con Sabiri, avendo Fazzini e perfino Sohm in panchina e io vorrei sapere il motivo di questa scelta eccentricaSerpeggia una paura che purtroppo non è del tutto immotivata, visto il niente che si è visto

Tre passi avanti

Ora la controprova contro il Bologna

Primi vagiti viola, tre acuti austriaci in una partita giocata finalmente bene e con più di metà squadra cambiata rispetto a Milano.Il calcio è davvero un mistero agonistico, affascinante e con poche certezze, difficile fare pronostici, ancora più complicato azzeccarli.Ora la controprova contro il Bologna, squadra al livello della Fiorentina, che però crede molto di più nelle proprie qualità e sarà molto interessante vedere le scelte di Pioli.Viti o Ranieri? Ndour o Fazzini? Gudmundsson troverà spazio? E Comuzzo?Il dilemma di fondo è sempre lo stesso per chi gioca in Europa: meglio quelli che hanno riposato o quelli che sembrano in forma, ma che potrebbero essere stanchi?Aspettiamo, oggi con un pizzico di fiducia in più

La foglia di fico

Cerchiamo di essere logici, senza isterismi

Il rigore si poteva tranquillamente non dare, la sceneggiata di Gimenez è stata vergognosa e qui ci fermiamo, perché non si può attribuire la sconfitta di ieri ad un episodio: la Fiorentina non ha giocato, non ha fatto un tiro in porta degno di questo nome ne’ prima ne’ dopo, limitandosi ad aspettare un Milan decimato dalle assenze e quindi aggredibile, o almeno potenzialmente aggredibileIl problema di fondo è il solito da due mesi in qua: la squadra ha un gioco?Sinceramente parrebbe di no e ha pure una tenuta mentale molto fragile, come dimostrano le quattro rimonte in sette partite: troppo per non far pensare alla mancanza di personalitàIl dopo partita è stato quasi grottesco, perché le dimissioni non si ipotizzano, ma, eventualmente, si danno andandosene davvero e io mi chiedo che senso avrebbe oggi che Pradé se ne vada; cambierebbe davvero qualcosa? Assolutamente noAltra cosa è il discorso di Pioli, comprensibilmente nervoso e che per ora non ha tirato fuori niente da una rosa che vale certamente di più delle miserie tecniche viste fino ad oggi, ma al momento, quasi con rassegnazione, bisogna continuare ad insistere su di lui, almeno fino alla prossima sostaE i giocatori? I più colpevoli di tutti, con punte in basso di rendimento che andrebbero sanzionate il giorno del ritiro dello stipendio, ma qui siamo alla fantascienza del calcio

Mi arrendo e parlerò solo con le persone di buon senso

Un fanatismo folle, che sta trasformando in peggio chi ci sta intorno

Basta, sono esausto, non ho più parole e neanche voglia di controbattere alle follie che sento e leggo in questo 7 ottobre e ho quindi deciso per la mia salute mentale che parlerò solo con chi è dotato di quel buonsenso di cui si è persa la traccia da due anni in qua.Da un lato c’è Israele: puoi chiamarlo genocidio, sterminio, come ti pare, ma quello che sta facendo e ha fatto segna un confine dolorosissimo tra ciò che è stato e quello che è e che sarà.65.000 persone uccise, la metà donne e bambini, centinaia di migliaia di poveracci ridotti alla fame, scene che straziano il cuore anche se si fossero viste una sola volta e invece il film è ancora sui nostri schermi da oltre 600 giorni.Allucinante, vergognoso, ma per gran parte dei miei correligionari tutto questo non conta, perché esiste solo Israele (per i fascisti la Grande Israele) e se è giusto e doveroso pensare agli ostaggi, io mi chiedo come si faccia a non trovare mai parole per i massacri di Gaza, ed è per questo che mi sono cancellato dalla Comunità, pur apprezzando gli sforzi del Presidente Fink. Dall’altra parte ci sono gli esaltati filo palestinesi, oggi in grande spolvero, quelli che giustificano il pogrom del 7 ottobre esattamente come tanti ebrei ed israeliani giustificano le atrocità di Gaza.Inneggiano ad Hamas, si rifanno al passato, considerano il 7 ottobre 2023 come l’inizio della loro guerra di liberazione, trovano sponde importanti e sono dolorosamente sorpreso nel leggere i commenti folli di uomini e donne che stimavo e che credevo capaci di un’analisi lucida, che partisse da un  punto fondamentale: il rispetto e la sacralità della vita, la vita di chiunque, arabo o ebreo, musulmano o cattolico.C’è dell’antisemitismo in tutto questo? Non lo so e alla fine neanche mi interessa troppo perché è davvero arrivato il momento di non disperdere più le proprie energie con chi non ragiona e si rifugia nel fanatismo. Con questi presupposti si continuerà ad uccidere e ad odiarsi per chissà quanto tempo, ma che si sia arrivati a questi livelli anche nel mio microcosmo italiano e fiorentino non l’avrei mai creduto possibile.

Togliersi velocemente dai guai

Segnali inquietanti quando si perdono partite così

Due semplici considerazioni: la Fiorentina avrebbe meritato il pareggio e nello scorso campionato una partita del genere come minimo finiva in pareggio e invece è arrivata la terza sconfitta consecutiva al FranchiLa squadra gioca male, non ha un’anima e i progressi visti si chiamano Kean, solo e comunque Kean, lasciato libero in mezzo alle praterie difensive avversarie: lui è fortissimo, gli altri arrancano, faticosamenteQualcuno addirittura non esiste proprio, vedi alla voce Gudmundsson, poi c’è chi ci prova, come Nicolussi Caviglia, ma con esiti sconfortanti, mentre il pallido Fagioli sta in panchina per tutta la gara, probabilmente a ragion veduta visto quello che ha dimostrato da agosto ad oggiIntanto la classifica sta diventando pericolosa e queste stagioni si sa sempre come iniziano, ma mai come finiscono e un pizzico di attenzione a dove la Fiorentina è precipitata bisognerà pure cominciare a darla

Un pizzico di positività

Contava la vittoria, il resto (forse) arriverà

Domanda a chi ha la luna di traverso per la prestazione europea della Fiorentina: quale sarebbe stato lo stato d’animo se la stessa partita, con lo stesso risultato, fosse arrivata in mezzo al filotto delle otto vittorie consecutive della scorsa stagione?Questo per dire che il contesto conta molto e comunque chi ieri si aspettava una prestazione scintillante non ha capito che nel calcio i miracoli non esistono e che quindi il due a zero di ieri va preso con un minimo di positivitàI problemi ci sono, ma qualcosa in più si è visto, vedi Ndour e Piccoli, che però adesso va integrato con Kean e soprattutto la Fiorentina ha vinto, che nel calcio è (quasi) l’unica cosa che conta

In piazza contro chi?

Le provocazioni della Flotilla e l’intelligenza di Firenze

Quello che ha fatto, sta facendo e purtroppo farà Israele non ha giustificazioni: se non è genocidio, sono crimini di guerra per cui sarebbe giusto avere una nuova NorimbergaE’ uno sterminio che coinvolge le coscienze di chi ha una coscienzaQuello che ora non si riesce a capire è che cosa davvero vogliano gli attivisti della Flotilla, una volta che si è applaudito alle loro intenzioni di prestare aiuti ad una popolazione sterminata e ridotta alla fameQual è il loro scopo? Far arrivare cibo e medicine ai palestinesi o cercare lo scontro?Temo che sia la seconda ipotesi ed è veramente triste leggere ed ascoltare le polemiche molto italiane, nel senso di campanile politico, di casa nostraPer questa voglia di urlare sempre e comunque qualcosa si scende in piazza, dimenticando gli ostaggi e gettando nel dimenticatoio della memoria la carneficina del 7 ottobre, ma contro chi è lo sciopero di domani?Contro Israele? Contro Trump? Contro la Meloni? Contro il buonsenso?Quanto sarebbe bello che Firenze ritrovasse la vocazione internazionale che aveva ai tempi di La Pira e si provasse in questa meravigliosa città a ragionare con intelligenza e profondità su quello che sta accadendo a Gaza, evitando isterismi e pericolose derive antisemite

Non esistono soluzioni veloci

E’ il momento di fare cose semplici, immediatamente

Va bene, mandiamo via Pioli, e dopo? Prendiamo Spalletti con relative spese importanti?Mazzarri? Ballardini? Richiamiamo Palladino?E allora, calma e sangue freddoIl tecnico ha grandi responsabilità, conoscendolo abbastanza mi sembra tranquillo, ma certamente i suoi primi due mesi in viola sono stati quanto di peggio ci si potesse aspettareTocca a Pioli risolvere una situazione che si sta facendo sempre più complicata, anche perché ieri a Pisa è andata benissimo e il pareggio è un punto guadagnatoLa società dovrebbe parlare di più dopo le partite, soprattutto dopo queste partite, ma qui ci sono giocatori che non giocano, gente che non lotta, gente che come Dodo ride spesso durante i novanta minuti e nessuno capisce il perchéE’ una costruzione da fare con piccoli mattoncini e con molta pazienza, sarà bene ricordarcelo tutti

Qui Viola Park, abbiamo un problema

Non funziona niente, ma è nelle difficoltà che si vede la forza di una società e di una squadra

Un disastro di queste dimensioni non se lo aspettava proprio nessuno e non si sa davvero da dove cominciare.Pioli? Pradè? Il modulo? BohCertamente la rosa non è da due punti in quattro partite, ma soprattutto non ci si può far umiliare in quel modo dal Como sul piano del gioco, perché nel secondo tempo la Fiorentina non è proprio esistita: merito delle idee di Fabregas?Sarà bene ricordare che una settimana prima il pur modesto Genoa di Vieira aveva incartato tatticamente il tanto celebrato Como,  e quindi?E’ però nei momenti difficili come questi che si vede la forza di una società e non solo nella veemenza con cui difende un allenatore su cui si è puntato per tre stagioni: si riuniscano anche per ore al Viola Park e tirino fuori qualcosa dal cilindro.Non importa che sia un coniglio bianco, ci accontentiamo anche di uno straccio di gioco condito da una grinta che da tempo non si vede

La sindrome dei cantieri in salsa viola

Non deve passare la tramvia, ma un gioco più decente

Il pericolo è che la sindrome da cantieri che ha ormai contagiato la città (cronometrati 50 minuti dallo stadio a Piazza della Libertà e senza la scuola) sia arrivata a Bagno a Ripoli, destinazione Viola ParkStefano Pioli sta lavorando da due mesi più o meno con l’intera rosa a disposizione, ma nel primo tempo di ieri i giocatori sembravano essersi conosciuti la mattina di domenica al bar: non funzionava niente, erano lenti, scarichi e nemmeno tanto grintosiPossibile?Evidentemente sì, visti i risultati, e alla fine quello che impiomba la Fiorentina nei bassifondi della classifica non è neanche (per ora) l’aspetto più preoccupanteAggrapparsi agli ultimi convincenti 15 minuti, in cui forse il Napoli pensava al Manchester City, è un esercizio di pericoloso equilibrismo dialettico che non fa bene a nessuno: bisogna darsi una mossa e decretare la fine dei lavori in corso, perché la Fiorentina non è la tramvia

Ci vuole pazienza

Chi contesta Kean capisce poco di calcio o non tifa Fiorentina

Bisogna armarsi di una virtù sconosciuta ai più e proprio estranea ai tifosi, la pazienza.Bisogna invece averne perché non cambio idea: questo organico è il più forte dell’era Commisso e Pioli il miglior tecnico, anche se ancora la sua mano si vede pocoPer ora si procede con gli esperimenti e all’orizzonte si profila il nodo Fagioli: il ragazzo è sotto tono, al massimo fa il compitino, non incide e non si riesce a capire quanto conti la posizione in campoNon esiste invece un problema Kean, pur sapendo che con lui in condizione avremmo almeno due punti in più in classifica, ma chi comincia a contestarlo per queste prestazioni insufficienti meriterebbe due campionati con Cabral e Nzola al centro dell’attaccoVediamo se funziona l’accoppiata con Piccoli, ieri positivo, e diamo tempo a Pioli di dimostrarci che non avevamo sbagliato ad essere così soddisfatti per il suo arrivo a Firenze

Si può andare oltre al risultato?

La prestazione che non ti aspetti, forse figlia della preparazione

La Fiorentina vince e dunque…viva la Fiorentina, ma così è troppo semplice, perché la prestazione opaca di ieri non se l’aspettava proprio nessunoForse nemmeno Pioli, che comunque aveva annusato l’aria ed aveva invitato tutti ad una prudenza che alla vigilia pareva sinceramente eccessivaE’ vero che il turno preliminare della Conference è diventato dal 2022 un percorso con molte incognite, ma vedere la squadra sotto di due gol a dieci minuti dalla fine contro una formazione da media serie B, ad essere generosi, è abbastanza stranianteLo stesso Pioli, nella sua cameretta di ciuffiana memoria, farà delle riflessioni sui motivi che non permettono il decollo verso qualcosa di più convincente di quanto visto ieri seraSi attendono progressi significativi da domenica alle 18.30 a Torino

Due punti persi e una squadra in costruzione

Rimane la delusione, ma va superata

Si può edulcorare il pareggio di ieri ricorrendo al “calcese”: era la prima di campionato, la squadra veniva da una lunga e stancante trasferta, non capita sempre (anzi quasi mai) che De Gea e Kean vadano sotto la sufficienza e via andareResta però un peso sullo stomaco difficile da digerire, perché sono proprio le vittorie sporche, quelle ottenute con merito parziale, a dare morale e punti, perché vincere su un campo difficile come quello di Cagliari alla fine pesano tantoLa squadra è in costruzione e sinceramente in Sardegna si è visto poco, ma questo Pioli lo sa benissimo e le sue dichiarazioni nel dopo partita mio sono sembrate in linea con l’uomo che è: onesteLa delusione del pareggio va superata il prima possibile, ma forse la facciamo più lunga noi che nello spogliatoio viola

Buona la prima

La Fiorentina è partita col piede giusto

La mano di Pioli si è vista nei primi venti minuti, al di là dalla (in)consistenza dell’avversario: pressing alto, uomo su uomo, a cercare di soffocare gli ucraini nella loro metà campo.Insomma, buone idee, che necessitano di un’ottima condizione fisica e infatti verso la metà del primo tempo c’è stato il calo, che immagino il tecnico si aspettasse, perché sarebbe pericoloso girare a mille a metà agostoQuello che nessuno si aspettava è stata la gomitata di Kean, qualcosa di simile a De Rossi in Germania nel 2006 e assolutamente incomprensibile, a meno che non si tirino in ballo le treccine del bomber viola e comunque consideriamolo un peccato di (tarda) gioventù e chiudiamola quiIl play off è superato senza nessuna difficoltà, al contrario degli ultimi tre anni e questo è già un ottimo inizio, così come fa ben sperare la prova di Ndour, completamente diverso dal giocatore abbastanza contraddittorio visto a maggio: che possa essere lui il rinforzo a centrocampo?

Giovanni Galli, un'eccezione

Un Campione del Mondo che lavora come e più di un politico di professione

La serietà è sempre stata una delle sue migliori qualità, la tenacia pure e non dovrebbe quindi stupire troppo l’imponente mole di lavoro svolta da Giovanni Galli nella legislatura regionale che sta per concludersiE invece l’uomo, più che il grande campione che è stato, merita una particolare attenzione perché si tratta di uno dei rarissimi casi in cui un personaggio già molto famoso si è messo a sgobbare prendendo maledettamente sul serio il mandato conferitogli da chi lo ha votatoIn una politica in cui Ilona Staller pretende riconoscimenti economici adeguati (secondo lei) per i servizi resi alla Patria (e non stiamo facendo dell’ironia) è confortante sapere che Galli si è guadagnato ogni mese lo stipendio fino all’ultimo euroHa molto studiato e tanto proposto,  spaziando dallo sport alle case popolari, occupandosi con particolare attenzione della sanità e dell’abbattimento delle barriere architettoniche, il tutto con grande umiltà, utilizzando un linguaggio semplice e diretto, senza mai ricorrere al politichese, da cui si è sempre per fortuna tenuto a debita distanzaSi può essere o non essere d’accordo con le sue idee, ma gli va riconosciuto il merito di essere davvero un’eccezione tra tanti che utilizzano il proprio passato per costruirsi un futuro sulle spalle degli altri

Non si può più tacere sui massacri di Gaza

Un appello agli ebrei fiorentini perché prendano posizione contro Israele

La Comunità ebraica fiorentina ha una bellissima tradizione in linea con la città, che da La Pira in poi è stata il centro di fondamentali fermenti pacifisti e luogo di incontro tra le parti in guerra.Stimo sia il presidente Enrico Fink che il Rabbino Gad Piperno, che guidano il percorso di questa millenaria comunità di uomini e donne di cui faccio parte per nascita e da cui mi sono dolorosamente distaccato ormai più di un anno fa perché aspettavo invano una presa di posizione che andasse contro i massacri perpetrati quotidianamente nell’indifferenza generale da Israele nella stanza di Gaza.Molti mesi dopo quella decisione molto sofferta non solo non è cambiato niente, ma ogni giorno i morti aumentano in misura direi quasi esponenziale in una cornice di miseria, fame e rassegnazione che dovrebbe indignare tutte le persone che abbiano una coscienza.Per questo chiedo che gli ebrei fiorentini urlino la loro rabbia, il loro no verso il Governo israeliano e contro chi permette che ogni giorni siano massacrati decine di civili a Gaza, nell’indifferenza generale.Sarebbe bello che lo facessero il Presidente Fink e il Rabbino Piperno, sarebbe il segnale più importante che certifica che esiste una sostanziale differenza tra essere ebreo ed identificarsi con Israele.

La miglior partenza degli ultimi anni

Pioli, Kean e la voglia di migliorare

Si accumulano i ricordi di oltre quarant’anni di presentazioni, tra facili entusiasmi e profondi mugugni e si fatica a ritrovare il clima positivo che ha accompagnato l’apertura della stagione 25/26.Kean che rimane, Pioli che torna, quasi tutti gli acquisti già presenti, la sensazione che dalle grottesche dimissioni di Palladino e dal quel disfattismo imperante due mesi fa si sia approdati ad una coesione ambientale mai vista nei sei anni di Commisso.Sono per fortuna lontani i tempi della guerra alla stampa, adesso si comunica e si aprono le porte ai tifosi, perché senza tifosi non si va da nessuna parte.Tutti i tifosi, non solo quelli del tifo organizzato.Da oggi parla il campo, come sempre, e in giro si sente una gran voglia di Fiorentina.

Biraghi? No grazie

Un ritorno senza senso, che non serve alla Fiorentina

Davvero qualcuno sta pensando di riportare Biraghi a Firenze?Intendiamoci: se il Torino non lo riscatta a cifre veramente bassa, lui ritorna in viola, ma qualcuno pensa seriamente che ci sia bisogno di lui nella prossima stagione?Tutto nasce probabilmente  dalla sua partecipazione alla festa della Fiesole e qualcuno pensa che possa essere utile per ricucire i rapporti con la parte più calda del tifo, ma in campo?Cosa porterebbe Biraghi alla Fiorentina? Pochissimo, come dimostrato dalle ultime stagioni.Senza contare che sarebbe divisivo, perché la Fiorentina è di tutti e non solo della Fiesole, importante, molto importante, ma non rappresentante dell’intero universo viola.E quindi, per favore, lasciamo perdere, e se il Torino davvero non lo volesse riscattare che si trovi una sistemazione in qualche altra squadra.

Una telefonata a Spalletti?

Se dovesse saltare Pioli…

Gli scenari fantascientifici, eppure reali,  del calcio: un allenatore licenziato prima di una partita decisiva, Mancini che si pente e si propone per la Nazionale, confermando così che esistono uomini che hanno la faccia come altre parti anatomiche, un ottimo allenatore di 74 anni che dopo aver dato l’addio alla panchina dovrebbe dividersi tra Roma e Nazionale e Pioli che sta cercando di liberarsi dai dorati legami arabi e che è poi quanto più interessa la popolo viola.In questo disastro prossimo venturo e presente l’idea spiazzante, per la Fiorentina, sarebbe quella di provare a sentire Luciano Spalletti cosa ne pensa di sfogare l’enorme rabbia che ha dentro venendo ad allenare la Fiorentina, che poi, a sentire lui, sarebbe sempre stata la sua ambizione.Il recente passato di Prandelli, tornato nel 2014 troppo presto in panchina, giocherebbe a suo sfavore, ma qui siamo in un contesto completamente diverso e se davvero non si arrivasse a Pioli la suggestione di vedere Spalletti sulla panchina viola, oltre alla certezza della sua bravura di allenatore di club, sarebbe veramente qualcosa di unico.

Libertà assoluta, con questa legge

La difficile scelta dei fiorentini, tra senso di dovere e tatticismo

Questa città ha sempre dimostrato un grande senso civico: da queste parti sappiamo bene cosa accadde per tanti, troppi mesi, dall’8 settembre 1943 all’11 agosto 1944, quando Firenze si liberò dall’infamia nazifascista, e c’è pure una discreta tradizione orale che permesso di tramandare a figli e nipoti i sacri valori della libertà e della democrazia.Andare a votare è un diritto-dovere che ognuno di noi dovrebbe sentire e il crescente astensionismo dell’ultimo decennio è un preoccupante segnale di allarme per presente e futuro, ma i referendum sono qualcosa di diverso dalle elezioni, perché il mancato raggiungimento del quorum impone delle scelte che potrebbero anche portare a disertare l’urna.Non è bello, non è elegante, ma fa parte del gioco, di questo gioco, a cui hanno partecipato tutti in uno stucchevole gioco politico delle parti che non vale neanche la pena di seguire nei suoi protagonisti, così tristemente lontani da chi questa amata Repubblica l’ha costruita quasi ottanta anni fa.Buon referendum a tutti

Nessuna frenesia, meglio una scelta condivisa e ragionata

Pioli la soluzione giusta, ma è una corsa ad ostacoli

Non c’è fretta nel trovare l’allenatore viola prossimo venturo ed è giusto così, perché siamo ad inizio giugno e c’è quindi tutto il tempo per trovare la soluzione più opportuna.Cosa cambia se il tecnico viene annunciato oggi o il 15 giugno?La rocambolesca rottura con Gattuso, tanto per ricordare il passato più recente, avvenne verso il 20 giugno e mi pare che con Italiano le cose non siano andate così male.La Fiorentina sta lavorando alla soluzione Pioli e non è una trattativa semplice, nonostante la buona volontà di entrambe le parti perché gli ostacoli da superare sono davvero tanti.Se davvero dovesse arrivare lui, sarebbe un gran bel segnale per tutti, poi naturalmente, dopo la prima sconfitta, tutto tornerebbe come prima, ma tutto questo Stefano lo sa benissimo.

Un segnale importante, ora una scelta condivisa

Sarri o Pioli, non solo per accontentare i tifosi

Gran bel segnale il contratto di De Gea, uno squillo di tromba che racconta di come alla Fiorentina nessuno smobiliti e che c’è ancora voglia di pensare al futuro.In attesa di sapere qualcosa di Kean, ancora più importante di De Gea, va scelto l’allenatore e dopo aver passato settimane a spiegare pubblicamente e privatamente di come Sarri non potrà mai arrivare ad un certo punto mi sono interrogato sul perché di questo divieto assoluto e non ho trovato risposte plausibili.Non si può credere che sia per via dell’incomprensione di quasi quattro anni fa, perché nel calcio si sono superate senza problemi situazioni molto più reali e complesse.E allora perché Sarri non può allenare la Fiorentina?Troppo impulsivo ed individualista? Ma se ha convissuto con Lotito per due anni e mezzo lasciando tracce così importanti che ora lo rivogliono.Incompatibile col progetto tecnico viola? Non è credibile, perché il progetto lo si costruisce con l’allenatore e non penso che Sarri pretenda Yamal o Barella.E comunque l’unica alternativa capace di compattare il popolo viola sarebbe Pioli, che ci sta pensando, ma che dovrebbe rinunciare a un numero spropositato di milioni di euro per tornare a Firenze: possibile?

Non ci facciamo mancare niente

Sicuramente non ci stiamo annoiando…

Da ieri alle 14 ognuno ha la sua verità ed è bellissimo ascoltare tutte le versioni.Si parte ovviamente dall’Atalanta, che sarebbe rimasta fulminata dal meraviglioso gioco viola e avrebbe quindi virato decisamente su Palladino, dopo l’addio di Gasperini.Si prosegue con la psicanalisi: Raffaele non regge la pressione, ha sofferto per la contestazione con il Bologna, trovandola profondamente ingiusta vista la straordinaria stagione viola, evidentemente aveva saltato le sedute nelle ultime due settimane.Poi c’ è quella che affascina maggiormente, perché qui si entra nella letteratura, con piena soddisfazione dei giallisti: la Fiorentina sapeva da tempo del tradimento bergamasco del proprio allenatore e proprio per questo ha fatto scattare la clausola allungandogli il contratto e rendendo così tutto molto più complicato.E ancora: Kean e De Gea gli hanno detto che se ne vanno e quindi senza di loro ovviamente il ciribé non funziona.Diciamo la verità: ci stiamo divertendo un po’ tutti e sarebbe meraviglioso che adesso Palladino venisse rimpianto, mentre troverei molto triste se davvero tentassero di convincerlo a rimanere.In amore vince sempre chi fugge, figuriamoci quando non si è nemmeno cominciato a flirtare.

Democrazia viola

Commisso ha detto qualcosa di giusto e ovvio, ma deve valere sempre

“I tifosi viola non sono solo quelli della Curva Fiesole”: non capisco cosa ci sia di così sconvolgente nelle parole di Rocco Commisso.Non conti maggiormente se paghi dieci volte più di chi va in curva, ma non lo sei neanche se ti fai tutte le trasferte, urlando a squarciagola per novanta minuti.Perché siamo in piena democrazia e davvero in questo caso uno vale uno, dal notaio all’operaio, dal chirurgo a chi spende i suoi pochi risparmi per andare vedersi dal vivo Kean e Zaniolo.Una frase, quella del presidente, che spero segni l’inizio di un rapporto di grande trasparenza con l’intero popolo viola perché troppe volte in passato le varie dirigenze, compresa quella attuale, hanno privilegiato la componente più calda del tifo, magari per indirizzare umori e malumori, glissando quasi sempre sui danni collaterali, vedi scontri europei e cori infamanti, indegni di una città civile.E’ un giochino molto facile, a cui spesso ha partecipato, spesso per paura, anche la critica e da cui mi sono da sempre tirato fuori dicendo ogni volta quello che penso, dall’Heysel ai buu razzisti, beccandomi le mie belle svastiche, gli inviti a tornare nei campi di concentramento, striscioni offensivi e altre carinerie del genere che non mi faranno mai cambiare idea.Ho sempre pensato che la Fiorentina sia di tutti, che ognuno abbia diritto a dire la propria opinione civilmente e che i facinorosi debbano essere messi fuori dal consesso umano, calcio compreso: vediamo se con le parole di Commisso si è fatto un passo avanti.

Siamo incontentabili?

Sesto posto, cinque punti in più, perché c’è questo malcontento?

Il sesto posto finale riavvicina la Fiorentina alla sua tradizione, perché, appunto, la collocazione storica viola va dal quarto al sesto posto.Inoltre ci sono cinque punti in più della passata stagione e quindi le ambizioni proclamate giusto un anno fa sembrano essere state soddisfatte, e allora perché in giro c’è tutto questo scetticismo che sfocia in diverse occasioni con la contestazione a Palladino e alla società?Le ragioni sono molteplici: si parte dalla natura del tifoso viola, sempre polemico perché da queste parti sono statio fischiati Batistuta, Rui Costa e Toldo e c’è chi nel 1982 pensava che senza Antognoni fosse più facile vincere lo scudetto.Soprattutto però c’è la convinzione che questa squadra avrebbe potuto e dovuto giocare un calcio diverso, più propositivo, più divertente, più in linea con il palato fine di chi la ama, e su questo credo si possa essere d’accordo.Basta a giustificare questa strana sensazione di stagione sciupata? Forse no, ma almeno ci abbiamo provato.

Tre punti nell'amarezza

Impossibile non tenere conto della contestazione della Curva

La Fiorentina di Commisso è sempre stata molto attenta agli umori della parte più calda del tifo, talvolta sollecitandone l’intervento, vedi soprattutto alla voce stadio, e non è quindi impossibile che sia rimasta indifferente di fronte alla contestazione della Fiesole, trasferita di Ferrovia.La maggioranza, non soltanto gli ultras, del popolo viola non vuole Palladino e sfidare il sentimento popolare nel calcio è molto pericoloso perché vorrebbe dire cominciare la nuova stagione con una salita ripidissima.Qualcosa del genere accadde 14 anni fa con Mihajlovic, quando addirittura  i tifosi viola votarono nei sondaggi nerazzurri per trasferirlo a Milano: poi il tecnico rimase tra i malumori generali, salvo poi essere licenziato dopo una sconfitta Verona.Per Pradé il discorso è diverso, meno pressante, ma anche in questo caso esistono molte perplessità sul fatto che possa guidare anche il prossimo mercato.Intanto la Fiorentina vince tra lo scetticismo generale, giocando davvero male, ma alla fine se ne sono accorti in pochi.

Italiano, una fissazione

Cerchiamo di non essere ridicoli domenica contro il Bologna

Negli anni ci siamo fatti prendere in giro da giocatori e allenatori che hanno usato la Fiorentina come un taxi per arrivare dopo una stagione o due a destinazioni più prestigiose e adesso vorremmo organizzare una battaglia mediatica contro Vincenzo Italiano con tanto di contestazione generale? Mi piacerebbe capire i motivi di tanto livore, ma che cosa avrebbe fatto qui a Firenze di così dannatamente offensivo per meritarsi tutto questo odio? Al netto della bellissima dedica a Joe Barone post vittoria di Coppa Italia, questa mi pare veramente una stupida battaglia contro i mulini al vento: ha esultato troppo a Bologna, dimenticandosi della morte della madre di Palladino? Vero, ha sbagliato e ho sottolineato e criticato quello che è accaduto al Dall'Ara, ma qui mi fermo, perché il comportamento di Italiano a Firenze è sempre stato irreprensibile: ha sempre difeso la Fiorentina e fatto il massimo da professionista per la rosa che aveva a disposizione.Talvolta il suo gioco era soporifero, in altre occasioni trascinante, ma al Franchi si è visto molto di peggio ma in silenzio o addirittura con entusiasmo.E per esempio, viene ricordato come "uno di noi" Terim, che con Toldo, Rui Costa, Cois e Chiesa a disposizione, ci fece cacciare al primo turno dalla Coppa Uefa dal modesto Tirol Innsbruck e che poi dette le dimissioni dopo essersi accordato in gran segreto col Milan, a soprattutto dopo aver perso tre partite di seguito e pareggiata una col Brescia in casa con la squadra ormai avvitata su se stessa. Terim però era uno straordinario parlatore, trascinava la piazza gettando sotto la pioggia la giacca oltre la Curva e aveva splendidi rapporti con gli allora rappresentanti più influenti del tifo viola e quindi viva Terim e abbasso Italiano, uno quasi scontroso, discretamente permaloso e mai veramente sintonia con noi fiorentini che, come è noto a tutti, siamo i più ganzi del mondo.Ognuno faccia ovviamente quello che vuole, sinceramente andrei oltre Italiano e domenica mi preoccuperei solo di evitare un'altra pessima figura in campo.

E adesso?

Fiorentina incartata, delusione totale, tifosi giustamente arrabbiati

Una sola cosa ha sempre funzionato in questa stagione viola che sta ormai declinando verso il disastro assoluto: l’appoggio dei tifosi, addirittura commoventi per come hanno cercato di risollevare una squadra che non ha gioco ed è proprio da qui che si deve partire, anzi ripartire.Perché le responsabilità di Palladino sono evidenti, perché con questa rosa la stragrande degli allenatori della serie A avrebbe fatto certamente meglio sul piano della manovra e in questo purtroppo avevamo ragione: il tecnico meritava di arrivare a fine stagione, ma non andava riconfermato per la prossima, figuriamoci poi se era il caso di allungargli il contratto.Adesso la patata bollente e l’ha in mano Commisso, l’unico che decide e a cui evidentemente Palladino ha offerto garanzie che la maggior parte di noi neanche intravede.Si attendono notizie sulla rifondazione viola prossima ventura, perché qui c’è molto da fare e pure con una certa velocità.

Ricordarsi di Montella

Dieci anni fa, una reazione da grande squadra

Nel maggio 2015 la Fiorentina di Montella, che al contrario di quella attuale un gioco ce l’aveva, venne eliminata dal Siviglia, con un doppia sconfitta in Spagna e Firenze e ingenerosi fischi dei tifosi annessi.Era la semifinale di Europa Leagues, proprio come giovedì, e la squadra reagì alla grande, guidata magnificamente dal proprio allenatore e vinse tutte le partite successive e finendo quarta in campionato.Ecco, dopo le varie contraddizioni di questa stagione così strana, ci aspettiamo tre partite all’altezza del passato più o meno recente della Fiorentina, perché possiamo e dobbiamo finire la stagione con dignità.

Semplice, erano più forti

Eliminazione giusta, hanno giocato meglio

Gudmundsson non si è mai acceso, Kean era normale, Fagioli è andato meglio, ma non è bastato, il Betis ha un gioco, la Fiorentina non si sa: l’eliminazione europea si spiega così.Dispiace, ma bisogna ammettere quando l’avversario è più forte e merita la vittoria.Poi si può discutere su tutto, a cominciare dal contestato prolungamento del contratto di Palladino, che a questa squadra ha dato abbastanza poco, se si considera la qualità complessiva della rosa.Hai De Gea, Kean, Gosens, Gudmundsson, Fagioli, una panchina di alto livello e offri così poco?Urge, senza frenesia, profonda riflessione.

Azzardo viola

L’inaspettata conferma di Palladino, un messaggio per tutti

Una mossa da grande squadra, per la tempistica, resta da vedere se la fiducia concessa al tecnico viola sarà prossimamente ripagata con i risultati, a cominciare da stasera.Per Rocco Commisso i valori umani, vedi alla voce Iachini, contano almeno quanto le capacità professionali di chi lavora per e con lui ed è una rarità in un mondo cinico come quello del calcio.Resta da vedere se Palladino ha finito l’Erasmus viola e regalerà al popolo viola una squadra e un gioco all’altezza delle potenzialità dell’organico più forte da diversi anni in qua.Oggi si parla più di questo che della gara più importante della stagione e forse questo non è un male per abbassare la tensione in vista di una partita che mi sembra molto più complicata dalla percezione generale.

Contraddizioni viola

Perdere giocando meglio e con la formazione sbagliata

Alla fine non aveva tutti i torti Palladino a mettere in campo una formazione che in pochi, pochissimi, hanno capito, perché la prestazione c’è stata e già il pareggio sarebbe stato stretto.Come si spiega quindi la sconfitta di Roma? Semplice, non si spiega con la logica, ma con il fascino del calcio, con la sua imprevedibilità.Vuoi forse prendertela con Kean che due volte davanti a Svilar non la mette dentro?Fosse successo a Beltran chissà cosa avremmo scritto, ma cosa vuoi dire al miglior attaccante del campionato?Il campionato temo che sia andato, resta la Conference e sarà durissima, molto più di quanto sento dire in giro.

Rimediabile, ma sono più forti

È mancata la qualità, non l’impegno e il sacrificio

Non è ancora compromesso niente ed è andata bene perché, onestamente, i gol da recuperare potevano essere tranquillamente due, senza De Gea e alcuni loro errori sotto misura.La Fiorentina è mancata nella qualità, là dove la differenza avrebbero dovuto farla Gudmundsson e il sempre più preoccupante Fagioli, mentre invece abbiamo ammirato un Isco stellare un Lo Celso, per fortuna tenuto parecchio in panchina, ma è stato tutto il centrocampo del Betis a girare meglio di quello viola, privato del motore Cataldi e col solo Mandragora in forma europea.Ci siamo aggrappati alla possibile finale con la forza del carattere, e questo è senz’altro un gran merito, impersonificato da Ranieri, che sarà pure irritante, ma che non molla proprio mai.Molto bene Gosens e sorprendente Parisi a destra, anche lui con il piglio giusto.Loro sono favoriti, noi aspettiamo il miglio Kean possibile e che quei due, Gudmundsson e Fagioli, comincino finalmente a giocare.

Vittoria meritata e per giocare bene bisogna essere in due

Va bene così, meglio non pensare al gioco che non c’è

Seconda vittoria consecutiva, meritata, contro una cosiddetta piccola e credo che si potrebbe anche essere pienamente soddisfatti, anche se al momento siamo un po’ l’Inter di seconda fascia: in corsa per tutto, col rischio di rimanere con un pugno di mosche in mano.Partita parecchio brutta, ma a giocare bene bisogna essere in due e comunque le due reti sono state bellissime e questo potrebbe anche bastare in una stagione che certamente non ha mai visto la Fiorentina imporsi come manovra e sopraffazione tattica e tecnica degli avversari.Gli insoddisfatti si dimenticano della seconda partita consecutiva senza Kean e dell’assenza di Dodo, proprio gli unici due, guarda te la sfortuna, che non hanno ricambi diretti per cui bisogna sempre inventarsi qualcosa per provare a non soffrire troppo.La Fiorentina di questa stagione farà più punti di quella di Italiano, ma rischia di non andare in Europa, colpa del campionato che si è livellato in alto e almeno su questo Palladino non ha colpa.  

Se funziona il centrocampo, tutto diventa più facile

Manca solo Fagioli, ma arriverà, si spera

Giocano bene in quattro su cinque e la Fiorentina funziona, anche senza Kean, il calcio non sarà una scienza esatta, ma ha qualche regola certa.Per esempio quella di un centrocampo che sappia chiudere e palleggiare, come ha dimostrato la Fiorentina a Cagliari dal ventesimo minuto in poi, dopo un inizio da incubo.Il migliore è stato Cataldi, ma è una questione di gusti personali, resta il fatto che Mandragora, Dodo e l’acciaccato Gosens sono stati superiori alla sufficienza e anche Gudmundsson e uno scintillante Beltran hanno dato una bella mano nel rientrare.Manca solo Fagioli, ieri è come se non fosse sceso in campo e adesso sono tre le partite sbagliate consecutivamente, un campanello d’allarme che richiede un pronto intervento, perché a questa squadra manca la sua regia e forse è meglio farlo rifiatare rimettendo in mezzo Adli.

‘Uno di noi’, Papa Francesco nel ricordo di padre Bernardo

Un uomo profondamente devoto, capace di parlare ai potenti e di condurre il proprio gregge: ‘La sua umanità sarà ciò che più ci mancherà’

La morte di Papa Francesco ha lasciato profondo sgomento nella comunità ecclesiastica, nei fedeli e anche in chi non è credente, dato che il Pontefice ha sempre cercato di parlare a tutti.Padre Bernardo, abate di San Miniato, è intervenuto a Radio Bruno per un ultimo commosso ricordo di Papa Francesco, un pontefice al quale si è sentito legato da un profondo legame spirituale e umano.Quella di Francesco è stata una morte improvvisa, soprattutto ripensando agli ultimi incontri del Santo Padre con il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance o alla comparsa in San Pietro in occasione della Pasqua: “Credo che sia stato un momento provvidenziale, nonostante tutte le ferite del suo corpo è riuscito a donarsi allo sguardo e alla gioia del popolo raccolto in piazza San Pietro. Questi, se vogliamo, sono stati i due poli della potenza di Francesco, parlare ai potenti per educarli a pace e giustizia, e avere sempre nel cuore il popolo che come suo pastore ha accompagnato senza mai precederlo”.Papa Francesco è stato un grande appassionato di calcio e di sport: grande tifoso del San Lorenzo e della Nazionale argentina, ha incontrato anche l’ex difensore della Fiorentina Gonzalo Rodriguez.“Il gioco e la buona competizione sono parte integrante della condizione umana, ed essendo stato lui un cuore appassionato dell’umano, non potevano non far parte del suo messaggio. Dello sport ha saputo cogliere il potenziale per la costruzione di una fraternità più giusta e solidale in grado di disinnescare quegli istinti di aggressività ed esclusività che sono alla base della conflittualità piccola e grande” ha detto padre Bernardo.Nel corso degli anni di pontificato di Francesco sono state diverse le occasioni in cui padre Bernardo ha incontrato il pontefice: e se i giorni degli esercizi spirituali ad Ariccia sono definiti “quasi un sogno” dall’abate, “innumerevoli sono i ricordi, basti pensare a quando, nel giorno del suo anniversario quando gli ho citato una bellissima poesia di Margherita Guidacci su chi riesce a rendere possibile l’impossibile venne da me e faccia a faccia, stringendomi la mano, cominciò a raccontarsi con grande intimità e desiderio di accorciare ogni distanza. Cose che rimangono nel cuore che racconto solo a chi me le chiede, perché da solo non riesco a dirle”.L’impressione che Francesco dava di sé era che ciò che appariva fuori era ciò che esattamente aveva dentro: “Uno di noi” dice padre Bernardo, aggiungendo che “con noi non intendo la categoria preti, ma umanità. È ciò che ci mancherà di lui, ma sono speranzoso che questo continuerà anche in chi sarà chiamato a succedergli, perché abbiamo bisogno di una chiesa fatta di preti che si sentano, appunto, ‘uno di noi’. Senza dimenticare che non basta essere parroci per essere umani. E lui è stato, direi, un Papa-parroco-umano”.

Il mestiere più bello del mondo nella città più bella del mondo

Firenzedintorni.it e il girone di ritorno delle nostre inchieste

Raccontava Matteo Renzi, nel giorno in cui lasciava Palazzo Vecchio per Palazzo Chigi, che stava abbandonando “il mestiere più bello del mondo”, perché non c’era lavoro più affascinante che essere sindaco di Firenze.La pensava più o meno allo stesso modo dieci mesi fa il suo ex amico Dario Nardella, tanto da aver inutilmente ingaggiato la battaglia per abolire l’incomprensibile norma che vietava ai sidaci il terzo mandato.Nell’attesa di conoscere in futuro il pensiero di Sara Funaro, che per quanto la conosciamo non dovrebbe distaccarsi troppo da quello dei suoi predecessori, sarebbe interessante capire cosa si stia facendo di concreto per migliorare le diverse criticità fiorentine.Firenzedintorni.it da quindici mesi racconta settimanalmente cosa non va nella città più bella del mondo e da maggio torneremo sopra quei problemi che solo noi, dispiace dirlo, ma è così, abbiamo evidenziato a cadenza continua.Il senso di tutto questo è uno solo: cari amministratori, vi siete mossi per risolvere quelle situazioni, che possono sembrare minime e che invece non lo sono affatto? Nell’attesa di sapere a che punto siamo, da tutta Firenzedintorni.it, l’augurio di una Pasqua serena e piena di speranza per il futuro, perché è l’attesa di una vita migliore è il migliore carburante della nostra esistenza.

Si può fare di più

Il potenziale di una squadra che fatica a giocare

Viva il pragmatismo e quindi festeggiamo la terza semifinale europea in tre anni, ma non è possibile ignorare l’impoverimento tecnico di una squadra che aveva giocatori nettamente superiori agli sloveni, così come erano al di sopra del Parma domenica scorsa.Come mai la Fiorentina gioca solo a sprazzi?E cosa sarebbe senza Kean e De Gea?Si dirà che sono pagati da Commisso e quindi va benissimo che offrano questo rendimento, ma tra il portiere e il centravanti non dovrebbe scorrere un gioco minimamente accettabile e soprattutto continuo?E invece, ad un certo punto, spesso all’inizio del secondo tempo, si stacca la spina ed è doveroso chiederne il motivo a Palladino, che rimane, al di là delle fondamentali attestazioni di fiducia presidenziali, parecchio in discussione.

Mancano le idee, le domande su Fagioli

Sono le settimane decisive, ci vogliono cuore e testa

Questa squadra non sa costruire, ormai è chiaro e lo dimostrano i pochi punti contro squadre di livello inferiore: è come se ci fosse una sorta di blocco psicologico quando tocca alla Fiorentina fare la partita.Oppure, molto più semplicemente, mancano le idee e questo sarebbe il problema di Palladino, su cui si oscilla un po’ troppo nei giudizi e sarebbe meglio rimandare tutto a fine stagione per capire dove siamo arrivati.Poi, all’orizzonte, esiste un problema Fagioli, ieri chiaramente frastornato dalle rivelazioni uscite sulla follia dei suoi anni precedenti, compreso il fatto piuttosto grave che prendesse delle percentuali per chi tirava dentro il girone infernale delle scommesse.Partendo dal presupposto oggettivo che Fagioli ha completamente pagato il suo debito con la giustizia sportiva, la domanda è un’altra: come è stato possibile che un simile marchingegno sia stato nesso su da un ragazzo di 21 anni, precipitato nella ludopatia, senza che nessuno tra genitori, parenti, amici, compagni di squadra si sia mai accorto di niente?Sinceramente non ho risposte, ammesso che ve ne siano.

Il dovere di accontentarsi

I limiti di una squadra che ha dimostrato di avere carattere

Quanta supponenza nello storcere la bocca dopo la vittoria in Slovenia: davvero pensiamo di avere uno squadrone in grado di vincerle tutte e giocare bene.Certamente gli sloveni sono meglio di quelli che in molti credevano dei veri e propri scappati di casa, per fila, espressione molto usata negli ultimi tempi.Senza Kean è molto dura, anche se stavolta la Fiorentina ha giocato più intelligentemente rispetto alle altre assenze del bomber.E comunque la semifinale è a un passo e non è che si chiedesse molto di più, a meno di non pensare di essere diventati un incrocio tra Barcellona e Real Mdrid.

Due punti persi, una squadra ritrovata

Le strane sensazioni viola dopo Milano

Non succede spesso, anzi quasi mai, di uscire da San Siro con un robusto pareggio ed avere al tempo stesso diversi rimpianti.La Fiorentina ha giocato una partita coraggiosa, come le era stato chiesto, ha sbagliato qualcosa, ha segnato due bellissimi gol, giustamente annullati, si è mangiata almeno tre reti e De Gea è stato forse il migliore in campo: difficile dare un senso logico a tutte queste oggettive considerazioni.Diciamo che adesso la classifica è bugiarda per quello che la squadra sta offrendo nel gioco e nella determinazione, ma recriminare sui tanti punti persi con le squadra medio piccole è solo uno sterile esercizio di masochismo.Meglio spostare lo sguardo  su un futuro ancora tutto da scrivere e che potrebbe essere parecchio interessante.

Una squadra diversa, adesso viene il bello

Una stagione sull’ottovolante, soni che vanno e vengono

Si può essere incoerenti?Sì, nel calcio è possibile, perché giudichiamo e analizziamo in base alle prestazioni e ai risultati, sono questi i fattori che determinano i nostri stati d’animo e fatico a ricordare una stagione più contraddittoria di quella che stiamo vivendo.Inizio con affanni sparsi, filotto di otto vittorie, in mezzo il gravissimo problema di Bove, l’inabissamento di gioco e di risultati, adesso questa nuova primavera fiorentina che fa sperare in un finale pirotecnico.La squadra sta bene, Kean e un altro paio di giocatori ancora meglio, Palladino sembra più sicuro del proprio lavoro, in giro si respira un’aria molto diversa rispetto ad appena venti giorni fa e comunque, se il campionato finisse oggi, saremmo fuori da qualsiasi competizione europea e anche di questo converrà tenere conto prima di lanciarci in pericolosi voli pindarici.

Una città che marcia silenziosa

L’eccellenza del vivere quotidiano della primavera fiorentina

Mentre scrivo queste righe Firenze si sta muovendo per la prima giornata di primavera, non troppo diversa dalle altre e proprio per questo meritevole di attenzione, perché troppo spesso siamo troppo impegnati ad urlare quello che non ci piace mentre quasi mai invece stiamo attenti a quanto di bello viviamo ogni giorno.Come se tutto ci fosse dovuto per grazia divina.Firenze è una città solidale e la multa tolta proprio ieri al “libraio volante” delle Cure ne è una dimostrazione: i fiorentini sono scontrosi, ma nei momenti importanti hanno un cuore, è sempre stato così, dall’Alluvione ad oggiDiverse cose possono essere migliorate, a cominciare dal traffico e dall’annosa questione degli affitti brevi, esistono zone in cui è meglio non avventurarsi oltre una certa ora, ma sulla delinquenza siamo entro il limite di guardia.Firenze bottegaia? Vero, ma è difficile non esserlo avendo in esposizione mondiale un concentrato unico di bellezza in così pochi chilometri quadrati.Dobbiamo accontentarci? Certamente no, e Firenzedintorni.it ogni giorno fa le pulci a quello che ci sembra non funzioni, ma è giusto anche ogni tanto riflettere sull’immensa fortuna di essere nati proprio qui, o nei dintorni.

Felici e politicamente scorretti

La Curva Fiesole come Zavattini

Il 25 ottobre 1976 Cesare Zavattini, grandissimo sceneggiatore dei film di Vittorio De Sica, scandalizzò l’Italia in piena era DC pronunciando alla radio la parola “cazzo”: fu subito bufera, ma siccome, appunto, era Zavattini, la parolaccia venne derubricata a provocazione culturale.Ecco, ieri la Fiesole ha fatto lo stesso con un’altra parolaccia, peraltro usata proprio dalla gente dello spettacolo prima di andare in scena, abbinandola curiosamente alla Juve.Sicuramente non un esempio di eleganza, ma certamente  rara sintesi di un concetto comune almeno alla metà degli italiani, quelli che non amano, per usare un eufemismo, chi ha la maglia bianconera : questa è goliardia pura e bisogna dire che sia la preparazione che l’esposizione del concetto è un qualcosa che si vede raramente in giro per gli stadi.Nessuna inquadratura dalla televisione, e lo posso capire, ma per una volta, e non sarà neanche l’ultima, viva il politicamente scorretto.Ah, la Fiorentina ha asfaltato la Juve, ma forse conta meno di quell’immagine che sta girando tra i social.

Diamoci una regolata

La Fiorentina non è il Real Madrid, ricordiamocelo sempre

Cosa si pretendeva dalla gara di ieri sera? Qualificazione e un passo avanti sul piano del gioco.E così è stato, non era affatto scontato che succedesse e invece la Fiorentina ha meritato vittoria e qualificazione giocando un ottimo primo tempo.Poi c’è stato il solito e preoccupante calo nella ripresa, con qualche pericolo e infine l’invenzione di Kean, la vera pietra preziosa di questa altalenante stagione.E allora, perché tante critiche?Perché mettere ancora una volta Palladino sulla graticola?Non lo so, ma mi pare che in giro ci sia un pericoloso morbo masochistico che avvelena un po’ tutti e sarebbe l’ora di esercitare l’irrinunciabile diritto alla critica senza sconfinare in pericolose guerre di religione calcistica.

La cultura della sconfitta in salsa viola

E persero tutti felici e contenti

Si respira una moderata soddisfazione in casa viola dopo l’ennesima sconfitta di questo terrificante girone di ritorno: la Fiorentina ha perso bene, che poi non si sa neanche bene cosa significhi veramente.La verità è che la vittoria del Napoli è assolutamente meritata e che non c’è mai stata l’idea che Kean e compagni potessero rimontare.E allora perché quella ventata di ottimismo nelle dichiarazioni post gara?Può essere una sorta di training autogeno motivazionale e lì ci fermiamo perché il quadro è desolante.Dopo otto mesi la Fiorentina non ha un gioco e vive sulle individualità, quando ci sono, e nemmeno più sulla grinta, perché siamo sull’orlo di una crisi di nervi.L’ottimismo però è il sale della vita, come diceva la pubblicità, e allora viva i sorrisi anche se sei ottavo in classifica.

Donne e uomini, un 8 marzo condiviso

La parità non si misura a parole e anche a Firenze è molto lontana

E’ un 8 marzo diverso, verrebbe da dire più consapevole, meno strillato e si spera più vissuto da uomini e donne che dovrebbero puntare allo stesso obiettivo: la paritàSiamo ancora lontani dal traguardo, anche a Firenze, che pure ha per la prima volta un sindaco donna, ma non basta certo questo a garantire lo stesso guadagno a parità di impegno e la sottrazione al dominio muscolare dell’uomo.Partiamo dalle retribuzioni, perché l’indipendenza economica è il primo tassello dell’uguaglianza: Firenzedintorni.it racconterà prossimamente storie di sperequazioni che varranno più di cento trattati sociologici sul tema.Perché una donna deve essere pagata meno di un uomo e perché è così complicato raggiungerà la parità numerica nelle posizioni apicali?C’è poi da scardinare l’atavico riflesso maschile della violenza e qui ci vorrebbe un’educazione diversa per i nostri figli, perché per quelli più grandi temo che sia ormai troppo tardi.Sfuggendo all’odioso “politicamente corretto”, bisognerebbe che noi maschi interiorizzassimo il concetto che qualsiasi donna può negarsi anche all’ultimo secondo, che nessuna donna è “nostra”, perché puoi possedere un cane o un gatto, ma non un essere umano.Se decide di andarsene, se vuole modificare il proprio ruolo in famiglia, se desidera cambiare la propria vita, se ama un altro, non esiste alcun nostro diritto precostituito che la può bloccare e la sofferenza bisogna limitarla alla nostra sfera personale, senza esondare nella violenza.Concetti semplici condivisi più o meno da tutti, purtroppo solo a parole.

La Fiorentina non è l'Erasmus

Non si può sperimentare quando si è a questi livelli

Credo che Palladino con la partita di Atene abbia concluso il suo percorso in viola.Rimarrà per logica e mancanza di alternative fino al termine della stagione, ma poi la società volterà pagina per manifesta incapacità di gestire, ambiente, spogliatoio, e capitale umano, inteso come valore dei giocatori.La scelta di far giocare Terracciano e non mandare in campo Zaniolo sono gli ultimi tasselli di una continua ricerca dell’invenzione tattica, dell’affermazione di una personalità da tecnico vincente di cui non si vede neanche lontanamente l’ombra.Dispiace per lui, ma dispiace soprattutto per la Fiorentina, che non merita queste esibizioni al limite della mortificazione tecnica e avendo a disposizione la migliore rosa dell’era Commisso.Poi magari si supererà il turno, come si spera, e magari si centrerà l’ennesima qualificazione in Conference, ma il niente sul piano del gioco di questa squadra è un marchio di fabbrica ormai indelebile della Fiorentina di Palladino.

Pregiudizio Zaniolo, bisogna cambiare mentalità

Corre, combatte, ma per tanti è ancora quello della Roma

Non conosco Zaniolo, mi limito a vedere le partite e provare a formulare un giudizio: è sempre stato così anche quando la consuetudine e la vicinanza di età con chi vestiva la maglia viola mi portava a frequentazioni più ravvicinate.Ieri sera Zaniolo ha giocato una partita che se fosse stato Beltran avrebbe strappato mille applausi per l’impegno messo e anche la rabbia agonistica.Poi, certo, ha combinato pochissimo in fase conclusiva, ma ad ogni possesso palla a centrocampo dettava il passaggio a destra e a sinistra con una serie di scatti a ripetizione che mi ha sorpreso.Eppure parecchi sono insoddisfatti e cominciano a bubare, magari tirando in ballo antiche polemiche e certe invasioni di campo genitoriali: e se la smettessimo una buona volta di farci del male da soli?

Ci vuole coraggio, in tutti i sensi

È sbagliato decidere in base alla partita di questa sera

Un segnale in perfetto stile calcese: nessuna dichiarazione protettiva da parte della società su e per Palladino, magari non servivano, ma sarebbe stato un messaggio rassicurante per il tecnico.L’assordante silenzio della dirigenza è perfettamente in linea con il pensiero della stragrande maggioranza dei tifosi, secondo cui la Fiorentina, anche questa Fiorentina che non ha particolari sogni di grandezza, è troppo per il tecnico.Il pochissimo gioco visto in questa stagione, e anche certe situazioni tattiche difficilmente comprensibili per noi profani, legittimerebbero la caduta a strapiombo di Palladino e però lasciare che a decidere il tutto sia la partita col Lecce mi pare un esercizio di puro masochismo.Perché se non credi davvero più nel suo operato, se hai sbagliato la scelta dell’allenatore, non possono essere i tre punti contro una squadra di bassa classifica a farti cambiare idea.E, al contrario, se sei convinto delle idee di Palladino devi arrivare a fine stagione, anche perché al massimo rischi di non andare in Europa, neanche nell’ormai fin troppo conosciuta Conference, e qui ci si ferma, senza rischi strani di classifica.Aspettiamo segnali dal Viola Park, magari dalle 22.45 di stasera.

Qui Viola Park, Raffaele abbiamo un problema

O ce lo risolvi te in tempi brevi o bisogna salutarci

Terrificante.Non vengono in mente altri termini per raccontare la Fiorentina di ieri.Terrificante perché arriva dopo il niente contro il Como e quando si pensava e sperava che la lezione della settimana prima fosse servita a qualcosa.E invece niente, anche con Kean in campo non si è visto il gioco e neanche la determinazione giusta.Anzi, al contrario, si notava uno spaesamento generale, come se quella ventina di ragazzi con la maglia viola si fossero trovati al Bentegodi un paio di ore prima della partita per tirare quattro calci al pallone.E qui ovviamente entra in ballo Palladino, che pare sommerso da quello che gli sta intorno, forse inadeguato per essere da sette mesi l’uomo con più responsabilità a Firenze dopo il sindaco.Perché fare l’allenatore della Fiorentina è, in scala uno a dieci, come essere il CT della Nazionale: qui tutti saprebbero fare la formazione meglio di lui, qui tutti saprebbero come far giocare meglio la squadra.E però, almeno per adesso, su quella panchina che ora scotta c’è Palladino e quindi a lui, e solo a lui, tocca il compito di tirarci via in una settimana da questo incubo calcistico.

Quei ragazzi, e meno ragazzi, di Fuori Binario

Oltre ai due euro c’è di più: un minuto di dialogo

Sono anni che acquisto Fuori Binario, ma lo avevo sempre fatto quasi furtivamente, pensando che dare gli spiccioli che avevo in tasca chiudesse il conto, soprattutto con la mia coscienza.Va bene, mi dicevo, ho messo a tacere per un po’ il mio senso di colpa per quello che ho io e non hanno loro e avanti col prossimo problema e la vita in generale.Mi sbagliavo, perché oltra allo scambio denaro-giornale, c’è qualcosa in più, che non si paga, ma che ha un valore molto alto e sarebbe il dedicare un minuto al dialogo con chi hai di fronte e ti propone il giornale.Il rischio è che il minuto si moltiplichi, ma se succede, vuol dire che ne vale la pena e il resto può aspettare.Farsi raccontare gli scivoloni della vita, gli errori commessi, la voglia di dignità che vedi emergere da chi non vuole arrendersi è un discreto e consigliabile tonificante per il resto della giornata.

Gioco vo cercando...

Una squadra senza idee, a tratti imbarazzante

A due terzi della stagione si è capita una sola cosa di questa Fiorentina così altalenante nei risultati: il meglio arriva quando si deve giocare sull’avversario, evitando di fare la partita, e questo dato di fatto non è confortante per nessuno.Poi succede che si vada in confusione se gli altri palleggiano molto bene a centrocampo e tu hai parecchi giocatori fuori ruolo, un po’ per necessità, vedo l’assenza di Kean, un po’ per scelte che vorrebbero sorprendere, vedi Fagioli dietro la punta, e che invece si rilevano fallimentari.La tristissima gara col Como si spiega in gran parte così e si comprende benissimo lo scoramento generale.Ci si continua a beare con la classifica, che però adesso è notevolmente peggiorata, perché dopo il recupero tra Milan e Bologna la Fiorentina rischia di diventare settima e quindi di andare nella solita Conference, se non passano in cinque in Champions.Le responsabilità di Palladino sono evidenti, quelle della società si restringono al mancato acquisto del vice Kean perché sul resto sono state fatte ottime operazioni, ma sulla carta, perché poi il passaggio al campo è sempre molto, ma molto complicato.

Salvate il soldato Gudmundsson

Le più fantasiose teorie sullo scioglimento viola dell’islandese

Qualcuno racconta di averlo visto giù di corda per una lite coi vicini, altri giurano in una depressione da festival di Sanremo, perché costretto a vedere almeno tre quarti di ogni serata, i più affidabili puntano sull’agitazione pre-processo di appello e a nulla valgono i filmati di Sinner che da un anno aspetta e vince.Anzi, pare che lo buttino ancora più giù.Dopo aver preso atto della tonsillite più longeva della recente storia viola, roba che riabilita noi maschietti pronti a fare testamento con 37 di febbre, ci si chiede a pochi mesi dalla fine della stagione: ma cosa diavolo è successo a Gudmundsson?Rendimento paragonabile a Sottil, soste continue ai box, quasi un reciproco rifiuto ambientale di cui un domani ci pentiremo tutti: lui e noi, perché davvero pare (o a questo punto parrebbe) il più bravo di tutti e a questo punto converrà rispolverare la teoria Nico Gonzalez, che era, o sarebbe stato, il più bravo di tutti, ma che ha sempre giocato metà stagione.Ecco, Gudmundsson se continua così non arriva neanche ad un quarto e consolarsi pensando che tanto poi non si riscatta ricorda la famosa barzelletta del marito eccetera eccetera.

Scelta sbagliata e poco comprensibile

Non si lasciano mai fuori i più bravi, meno che mai per riconoscenza

Ha sbagliato Palladino: ha rischiato e gli è andata male, ma la sua scelta è stata incomprensibile, a meno che non si voglia risalire alla riconoscenza verso chi aveva strapazzato l’Inter quattro giorni prima.Un conto però è una semifinale mondiale o europea, vedi Valcareggi nel 70 in Messico o Prandelli agli Europei del 2012, un altro è una semplice partita di campionato e comunque i due tecnici della Nazionale mandarono in campo i giocatori teoricamente più forti, anche se stremati, Palladino quelli meno bravi.Ieri a Milano ha giocato per un’ora una squadra decimata tecnicamente, ma con Fagioli, Zaniolo e compagnia cantante in panchina.E ti era pure andata bene, perché all’intervallo pareggiavi, e allora perché non buttare dentro forze fresche al posto di chi non ne imbroccava una?Poi, certo, c’è l’angolo che non c’era, ma la Fiorentina non ha fatto un tiro in porta e ha cominciato a giocare solo quando sono usciti “gli eroi del tre a zero”; davvero non si poteva fare meglio, visto che non avevamo niente da perdere.

Confessioni di un ex ludopatico, basta con le battute su Fagioli

È una malattia, non un reato su cui scherzare, bisogna avere rispetto

Oggi la Fiorentina presenta Fagioli e io continuo a sentire e leggere battute insopportabili sul suo recente passato di giovane uomo afflitto da ludopatia, che è una malattia e non un reato contro qualcuno.Avevo più  la sua stessa età ed ero come e peggio di lui, non avendo certo le sue entrate, e ho quindi seriamente rischiato di finire nel giro degli usurai, perché tutte le sere ero convinto di rifarmi delle perdite precedenti e naturalmente continuavo ad andare sempre più in rosso.Non erano scommesse sul calcio, ma il Black Jack o l’adrenalinico Chemin de Fer: vincevo spesso a poker, ma perdevo tanto e molto di più sugli altri tavoli.Tre anni pesanti, in cui il gioco era diventato parte di me.Il massimo lo raggiunsi rovinando la mia prima vacanza con chi amavo a Montecarlo: ogni sera al Casinò, sognando anche di notte la pallina che girava ,per poi aspettare la sera ed entrare là dove mi sembrava giusto stare.Ancora non so come abbia fatto a salvarmi, ma vi assicuro che la ludopatia è qualcosa che non ti abbandona mai, anche se da decenni non frequento più le bische clandestine.Se vado in crociera e c’è un tavolo verde, mi trasformo ed è come se il mondo attorno a me sparisse per un po’, se vedo un film con partite di poker o gioco d’azzardo rimango ipnotizzato e seguo tutto con troppa attenzione.Tutto questo ha a che fare con la mia debolezza, ma non è un reato: non ho mai fatto del male a nessuno, solo a me stesso e magari, indirettamente, a chi mi stava accanto.Proprio per questo mi batto perché a Fagioli sia concesso di tornare a vivere come un ragazzo qualsiasi perché ha già abbastanza da fare con se stesso per combattere i suoi fantasmi.

Entrare nella storia dalla porta principale

La partita perfetta al momento giusto e i meriti sono di tutti

Dalle 22.30 di ieri sera è partito il duello: meglio il 4 a 2 alla Juve del 20 ottobre 2013 o questo 3 a 0 all’Inter in una sera che sembrava perfetta per fare della Fiorentina la vittima sacrificale dei probabili futuri Campioni d’Italia?Siccome la Juve resta la Juve, è probabile che quel pomeriggio vinca la sfida, ma il godimento viola di fronte all’Italia calcistica resterà ben impresso per i futuri decenni.Una squadra di resti, falcidiata dal mercato e dagli infortuni e come se non bastasse alla fine mancava pure Gudmundsson, un manipolo di giocatori, alcuni fuori ruolo, diventati improvvisamente guerrieri indomabili, che non hanno sbagliato niente, quasi telecomandati da Palladino.De Gea il peggiore, perché alla fine ha fatto una sola parata, cinque occasioni da gol, tre reti, una città e un popolo in estasi.Ieri sera il cielo era viola sopra Firenze, ma anche stamani si fatica a vedere qualche altro colore.

Manca il centesimo per fare la lira...

Serviva un attaccante, che succede se dovesse mancare Kean?

Grandissimo mercato viola, con arrivi impensabili: tre giocatori da Nazionale, più un quarto che potrebbe arrivarci, la cessione di chi era ormai estraneo ad ogni progetto e quindi squadra rinforzata.E allora qual è il problema che non fa godere completamente i tifosi?Il problema è il vice Kean, che due mesi fa, quando tutto girava benissimo, sembrava la priorità e che adesso sembra non esistere, salvo poi accorgercene semmai il centravanti dovesse mancare.Fatta salva la possibilità che giochi Zaniolo al suo posto, che sarebbe una soluzione preferibile a Beltran e molto meglio del partente Kouame, rimane il fatto che la Fiorentina ha nella sua rosa un solo vero attaccante di ruolo perché gli altri sono o sarebbero tutti adattati.Il voto finale comunque è 7, perché Fagioli, Zaniolo e Folorunsho tre mesi fa ce li sognavamo e perché Commisso ha detto di no a 35 milioni per Comuzzo, il resto lo dirà il campo.

Quel che passa il convento, ma in giro c'è troppa rabbia

Classifica splendida, per il gioco meglio ripassare più in qua

La Fiorentina gioca male, parecchio male, e vince la partita: Sacchi sarebbe inorridito, il tifoso viola, che poco sa della celeberrima cultura della sconfitta, dovrebbe godere per tre punti alquanto immeritati e perciò ancora più belli.E invece no, in molti chiedono l’esonero di Palladino nemmeno fossimo in lotta per non retrocedere invece che per una quasi impossibile Champions.Certo, non è facile spiegare come sia stato possibile fare così tanti punti con il poco che si vede e converrà a questo punto tornare alle fondamenta del calcio: uno che segna e uno che para e siamo già un bel pezzo avanti.In giro c’è troppa rabbia, troppa voglia di regolare i conti per antipatia pregressa, per presunti torti ricevuti, per insopprimibile frustrazione da scaricare via social e questo è un fenomeno che non sparirà mai, nemmeno se dovessimo vedere giocare la Fiorentina come il grande Barcellona di Guardiola.

A 35 milioni va venduto, il probabile epilogo dell'affare Comuzzo

Un’offerta che non si può rifiutare, è la legge del calcio

Ci si appella alle vecchie e sane  leggi del calcio: il portiere e chi fa gol non puoi costruirli in casa, per gli altri ruoli ci sono i fuoriclasse, leggi alla voce Maldini, Scirea, De Rossi e via andare, e poi ci sono quelli molto bravi, a cui potresti pure rinunciare senza soffrire troppo.Oltre dieci anni fa la Fiorentina ha venduto Nastasic, che pareva un fenomeno, per una vagonata di soldi più Savic, che si è dimostrato poi molto più forte di chi se ne andava.Il preambolo è necessario per spiegare come sia folle un’offerta di 35 milioni per un ragazzo di vent’anno con poche partite in serie A e come sia ancora più folle rifiutarla.Pagare 35 milioni per Comuzzo, che ha moltissimo da dimostrare, è un problema del Napoli, tenerlo resistendo alla tentazione di incassare tutti quei soldi diventerebbe un problema della Fiorentina, che poi verrebbe messa alla prova là dove ha già più volte fallito con Chiesa e Vlahovic: spendere bene questo tesoro inaspettato per rinforzare la squadra, ma questa è tutta un’altra storia.

Voi ebrei, voi negri, voi gay

La Giornata della Memoria e della riflessione nel linguaggio

Ieri ho scambiato dei messaggi con Aldo Cazzullo, complimentandomi per la sua risposta fulminante ad un lettore del Corriere della Sera  che contestava una presunta e velleitaria occupazione culturale degli ebrei a proposito della Giornata della Memoria.Cazzullo ha risposto che il primo seme dell’antisemitismo, e quindi del razzismo, nasce dal linguaggio e ha citato la frase “voi ebrei”, espressione odiosa ed insopportabile che personalmente mi sono sentito ripetere da più di mezzo secolo, anche da persone a me vicine di religione cattolica.Voi chi?E noi chi?Dire “voi ebrei”, “voi negri”, “voi gay”, “voi meridionali” è come piantare il primo seme per poi far crescere la putrida pianta del razzismo: è una viscida presa di distanza tra chi si sente superiore e chi è diverso solo perché nato in un altro contesto.“Chi parla male, vive male”, urlava il grande Nanni Moretti ad un’allibita giornalista che in Palombella Rossa lo guardava come se fosse un marziano, e aveva perfettamente ragione.Cominciamo dal linguaggio, che poi sarebbe l’abc delle relazioni umane.

Semplicemente...giocare a calcio

Non è una materia per scienziati, bisogna ricominciare a correre bene e sbagliare poco

Si può dire che la Fiorentina abbia smesso di avere una propria personalità calcistica nei tragici secondi in cui Bove si è accasciato a terra contro l’Inter; da quel momento, al di là dei risultati, ci sono state solo fiammate o fiammelle innervate dal solito passaggio lungo a Kean e che poi si arrangi lui.Un po’ poco in tutti i sensi, e un po’ troppa l’importanza di Edoardo nel peso collettivo di una squadra che ha smarrito se stessa, ma che soprattutto ha visto calare sensibilmente il rendimento di quasi tutti.Bisogna ricominciare a giocare a calcio, partendo dalla semplicità, senza troppi voli tattici pindarici, verificando anche le reali condizioni atletiche di chi pare corra molto meno, vedi alla voce Adli, forse indicato un po’ troppo presto come il nuovo genio del centrocampo viola.E oltre a Bove, manca soprattutto Cataldi, l’equilibratore dinamico di tutto e le sue assenze stanno ormai diventando un caso.Bisogna ripartire, più con la prestazione che con il risultato perché il rischio è quello di ingolfarci definitivamente fino al termine della stagione.

Un anno bellissimo, il primo di Firenzedintorni.it

Grazie a voi che ci leggete e ci aiutate ogni giorno a trasformare un lavoro in qualcosa di speciale

Quando ero un ragazzo, volevo in tutti i modi fare il giornalista, era il mio desiderio più grande che superava perfino l’immotivata idea di giocare a calcio a certi livelli.Il giornalista e basta, anche se poi ho fatto molte altre cose nella vita.In qualche modo, non so neanch’io come, credo di avercela fatta, ma mai avrei immaginato di avere un mio giornale, che mi impegnasse tutti i giorni e a ogni ora del giorno, e invece è andata proprio così.Ancora fatico a crederci.Esattamente un anno fa nasceva Firenzedintorni.it:  con Luca, Filippo, Niccolò, Giovanni, e Matteo avevamo una vaga idea di ciò a cui saremmo andati incontro,  io ancora meno degli altri.E’ vero che  avevo 45 anni di esperienza giornalistica alle spalle, ma sapevo pochissimo del web e nonostante questo ci siamo buttai con entusiasmo, facendo poi crescere la squadra con l’arrivo di Gianni, Michela, Alessandro, Corrado e Rebecca: sono aumentati i servizi, abbiamo rotto le scatole a qualcuno (forse anche a più di qualcuno…) e ogni giorno raccontiamo Firenze e dintorni con passione, che è l’ingrediente principale di quello che ancora fatico a definire un lavoro.I lettori di Firenzedintorni.it in pochi mesi sono decuplicati, ma in qualche modo mi sento e ci sentiamo ancora ai nastri di partenza perché la penso esattamente come il gruppo di giovani che ho il piacere di guidare: il bello deve ancora venire.

Corrono poco e corrono male

Oltre i gossip da spogliatoio: la squadra non c’è fisicamente

Partita dopo partita la Fiorentina dura sempre meno sul piano dell’intensità, in molti trotterellano per il campo non offrendo quasi mai al portatore di palla soluzioni che vadano oltre la triste banalità perché sono pressoché fermi.Puoi avere gli schemi più innovativi del mondo, ma se vai a due all’ora gli altri ti fermano e ripartono.E magari, senza essere eccezionali come il Torino ieri, pareggiano pure le partite in trasferta, giocando per un’ora abbondante con un uomo in meno.Gli allenatori si arrabbiano spesso quando si parla di condizione atletica, perché pare un reato di lesa maestà, come se si volesse mettere in dubbio la professionalità di chi guida la squadra, ma una domanda, dopo gli accartocciamenti dinamici degli ultimi quaranta giorni, bisognerà porsela.E non importa che Palladino risponda in sala stampa, ci basterebbe vede alzato il livello medio dinamico di una Fiorentina che sta facendo veramente fatica con tutti.

Andare oltre Palladino

Che senso avrebbe licenziare il tecnico?

Plotone di esecuzione per Palladino e lo si può ben capire, da sempre il calcio funziona così: via l’allenatore e poi guardiamo cosa succede.Il tecnico si è incartato, appare chiaro, ha molte responsabilità, ma al di là che non si vedono all’orizzonte sostituti credibili, a meno che non si punti su Sarri, e mi sembra quasi impossibile, o si cerchi una ciambella di salvataggio con Tudor, che comunque vorrebbe un accordo almeno fino al 2026, non è che licenziando Palladino si risolvono i problemi.Male dunque Palladino, ma vogliamo parlare dei singoli?Di calciatori che durano trenta minuti, che si accartocciano su se stessi tecnicamente e psicologicamente alla prima contrarietà?Se poi De Gea e soprattutto Kean tornano ad essere normali, la Fiorentina evapora velocemente, arrivando a giocare partite di cui vergognarsi come quella di ieri a Monza.La situazione sta diventando maledettamente seria, sembra che si sia persa la fiducia e che gli acquisti di fine agosto si siano adeguati al triste andamento generale: ci vuole un cambio di passo e di mentalità più che un cambio di allenatore.

Lo vogliamo buttare dentro?

Che senso ha continuare a tenere Gudmudsson a bagnomaria?

Fatico a comprendere questa indecisione nel mettere Gudmudsson dal primo minuto, come se poi avessimo chissà quali alternative.Per dire: quando Malesani, sbagliando, teneva in panchina il fremente Edmundo, in attacco accanto a Batistuta giocava Oliveira, mentre qui si manda il campo Beltran, sempre meno attaccante, sempre meno decisivo e purtroppo sempre più avviato ad essere uno dei flop di mercato più clamorosi degli ultimi dieci anni viola.Perché Gudmudsson non gioca dall’inizio quando sta evidentemente tanto bene da poter andare in panchina ed entrare eventualmente a partita in corso?Mistero, mentre se ne è andata la prima parte della stagione e non si è ancora capito se abbiamo preso uno più forte di Nico oppure l’ennesimo giocatore che non riesce a fare il salto di qualità nel passare da una squadra che lotta per la salvezza alla Fiorentina, che non sarà il top in Italia, ma che ha ben altre ambizioni e pressioni.Gudmudsson però non è Colpani, che invece gioca sempre, e sarebbe finalmente arrivata l’ora di abbandonare reticenze e paure per farci vedere se è quello che tutti noi speriamo che sia.

Non nascondere la testa sotto la sabbia

Le bizzarre dichiarazioni di Palladino e Sottil dopo la pesante sconfitta contro il Napoli

Se uno non avesse visto la partita, e si limitasse quindi ad ascoltare quello che hanno detto nel post gara Palladino e Sottil, penserebbe ad una congiunzione astrale che ha costretto la Fiorentina a subire la terza sconfitta in quattro partite al termine di una prova, a sentire tecnico ed esterno, molto positiva. Purtroppo non è così.La squadra batte in testa, è stanca e se non ci sono i colpi di classe di De Gea e Kean, ieri entrambi al limite della sufficienza, è al momento ben poca cosa.Ieri sono andati in campo sette undicesimi della formazione della passata stagione e già questo è un segnale importante, ma soprattutto la squadra ha giocato davvero bene per non più di trenta minuti: i primi quindici, gli ultimi dieci del primo tempo e una manciata di intensità nel secondo, davvero troppo pocoCome si fa ad essere soddisfatti del gioco, della difesa a tre, dell’approccio alla gara? L’approccio va bene, ma poi conta il resto, perché si sta andando come i gamberi: un tempo a Bologna, trenta minuti con l’Udinese, meno di venti ieri.Non credo e non vedo soluzioni salvifiche nel mercato di gennaio, meglio guardarsi in casa, serrare le fila e ripartire con la testa, tenendo conto della realtà attuale

Un anno importante

Le tragedie di via Mariti e di Calenzano, la prima sindaca donna, una città da amare

Il 22 gennaio scorso nasceva Firenzedintorni.it con diversi obiettivi: informare, stimolare, raccontare le pieghe più nascoste della città più bella del mondo.Siamo di parte?Ovviamente sì, ma qualche criterio oggettivo ci conforta, al di là delle classifiche sul vivere bene che hanno fatto precipitare Firenze in posizioni di retroguardia abbastanza preoccupanti.Quanti fiorentini andrebbero via se non costretti dal lavoro o altre necessità?E’ stato l’anno delle elezioni comunali, che abbiamo seguito passo per passo senza alcuna scelta di campo, come era giusto che fosse, e lo stesso faremo per le Regionali.Ha vinto Sara Funaro, molto inclusiva, a volte perfino troppo, che sta passando dalle parole ai fatti, esercizio quasi sempre fallimentare in politica: auguri.E’ stato però anche l’anno delle due grandi tragedie, quella di via Mariti e quella di Calenzano e sulla prima, vecchia ormai di quasi undici mesi stiamo indagando perché, come temevamo, passata l’onda emotiva, oggi siamo al niente e al conseguente degrado dell’intera area, mentre sui responsabili tutto tace.In questi dodici mesi Firenzedintorni.it ha costruito la squadra che ci permette di uscire ogni giorno, dalle 7 del mattino, con un numero di notizie che non ha paragoni e di questo vanno ringraziati Luca Bardossi, che si occupa dell’editing, Corrado Ciampi e Rebecca Romoli al desk e le firme ormai familiari: Giovanni Zecchi, Filippo Caroli, Niccolò Misul, Michela Lanza, Gianni Ceccarelli, Alessandro Guetta, Matteo Magrini.Dietro ad ogni riga che leggete in ogni momento della giornata c’è il lavoro e l’entusiasmo di una redazione giovane che ha accettato la sfida di creare qualcosa che non fosse invaso dalla pubblicità: i nostri sponsor sono i numeri uno nel proprio settore, ma discreti, e accompagnano l’articolo, non lo brutalizzano andandoci sopra.E’ stata una nostra precisa scelta di campo, che comporta un sacrificio economico, ma che rifaremmo in ogni momento perché la nostra ambizione è rendere Firenzedintorni.it all’altezza della città.

Gli imbecilli di casa nostra

Il razzismo che rovina il sapore di un pareggio che sembra quasi una vittoria

Si può a fine 2024 farsi 800 chilometri in macchina, spendere soldi e tempo, per urlare a Vlahovic “sei uno zingaro”?Evidentemente sì, come dimostra l’ennesima esibizione di imbecillità da parte dei soliti idioti che ieri hanno fatto sospendere per un paio di minuti Juventus-Fiorentina.Si dirà; sono quattro gatti, che ci vuoi fare? E non è vero, perché intanto sono più di quanto si pensi e poi vorrei farci parecchio perché queste continue esibizioni di razzismo danno la nausea e la si dovrà pur smettere di pensare allo stadio come ad un luogo dove si possa fare e soprattutto dire di tutto.Si dirà ancora: lo fanno in ogni stadio, perché prendersela con i nostri? Argomento risibile, perché è proprio da casa tua che dovresti cominciare a fare pulito per ripulire dai violenti quello sport meraviglioso che è il calcio.Per una volta nella vita sono dalla parte della Juventus e confido molto nelle telecamere di sorveglianza per stanare questi deficienti che mi hanno tolto la voglia di godere di un ottimo pareggio, rimediato quando ormai non ci credeva quasi più nessuno.

Piccolo quiz in salsa bianconera

Dove eravate e cosa stavate facendo quella volta che…

Se molti, o quasi tutti, i tifosi viola si ricordano cosa stessero facendo il giorno in cui Osvaldo segnò il 3 a 2 alla Juve nel marzo del 2008 o ancora hanno i brividi nell’ascoltare o vedere la tripletta di Pepito Rossi nell’ottobre del 2013, un motivo ci dovrà pur essere.Che sia (probabile) provincialismo o una ricerca di vendetta per i molti torti non importa: resta il fatto che la partita contro la Juve non potrà mai essere “normale”  e quella di domani non fa eccezione.Sarebbe interessante andare a rivedere i motivi che ogni volta la rendono unica: la prima volta di Baggio o quella di Vlahovic, e chiedo scusa per l’accostamento blasfemo, le pedate di Biraghi a Chiesa, la lotta per lo scudetto rubato nel 1982 o la Coppa Uefa sgraffignata nel 1990 e tanto altro ancora, ma alla fine il comune denominatore è sempre lo stesso, si sta parlando della Juventus.Firenze è il Piave viola della Toscana, peraltro molto bianconera, difficile passare indenni agli sberleffi e all’isolamento calcistico se, essendo nati nella città di Dante e Mario Ciuffi,  si ha questa passione abbastanza curiosa.Per questi e cento altri motivi, che ognuno potrà trovare da solo, Juventus-Fiorentina non è e non sarà mai una partita come le altre.

Fiorentina sgonfiata, difficile capire il vero valore

Sbagliano i giocatori e sbaglia Palladino, la classifica è tornata normale

Pare che le partite di calcio durino da qualche anno 90 minuti più i recuperi, che sono variabili: ecco, giocarne a un certo livello solo 25 non pare essere una grande idea e lascia amari interrogativi sul futuro viola prossimo venturo.Se Kean si mangia due reti e De Gea non fa il solito miracolo, cosa rimane della squadra?Non molto, dopo l’abbandono di Bove, che consentiva intriganti variazioni tattiche e che in certe partite riportava alla mente uno dei suoi idoli, De Rossi, che sembrava facesse giocare la Roma in 12.Esiste una pervicace idiosincrasia al gol da parte di quelli che oltre al Kean dovrebbero farne almeno 6/7 a stagione: Beltran, Kouame, Colpani, Ikone e anche l’ottimo Sottil degli ultimi tempi.Se poi ci aggiungiamo che in pratica Gudmudsson deve ancora cominciare la stagione, ecco che il quadro è completo e induce ad un sano realismo, di cui dovrebbe tener conto anche Palladino.Perché non si può sacri3ficare il terzo centrocampista in nome e per conto di Colpani, su cui si sta praticando un discutibile accanimento tecnico-terapeutico, vista l’insistenza con cui lo si manda in campo da titolare.

Non è allarme rosso, ma non si può far finta di niente

Squadra imballata e troppi errori individuali

Si potrebbe anche prendere in considerazione solo il risultato, ma sarebbe un errore perché questa Fiorentina deve passare dal meccanico, anzi dai meccanici: Palladino e mercato.Gli aggiustamenti del tecnico non funzionano, Kouame è un centravanti solo di facciata, che non fa mai gol e neanche ci va vicino e Beltran, che nel 2023 era stato preso proprio per segnare, non è neanche lontanamente assomigliante a Bove e quindi non può fare le due fasi.Ci vogliono quindi soprattutto due acquisti: un ottimo centrocampista e un decente vice Kean, anche perché il centravanti viola pare essere in fase calante e questo è un bel guaio.La Fiorentina ha giocato davvero male e avrebbe potuto tranquillamente perdere, ripetendo in peggio la prestazione di Bologna e ora col fiato corto si arriva alle ultime due gare dell’anno: niente allarmismi, ma bisogna stare attenti a non sciupare il bello degli ultimi mesi.

Se lo poteva risparmiare, la classe non è acqua

Delusione Italiano, è mancato il rispetto per il dolore di Palladino

Lo stile non lo acquisti aumentando vertiginosamente il tuo conto in banca e lo stesso vale per la sensibilità.Dopo aver raccontato per una settimana dell’incredulità per l’astio viola nei confronti di Italiano, tocca ora sottolineare l’assoluta mancanza di stile del tecnico del Bologna in una giornata molto sofferta per tutta la Fiorentina e in particolare per il suo allenatore che poi, per inciso, sarebbe pure un collega.Va bene, hai vinto una partita importante, dimostrando di essere bravo, ma a venti metri da te non c’era Palladino perché era al capezzale della madre morta nella giornata di sabato: solo per questo avresti dovuto essere misurato nel godere dei tre punti.Nessuno ti chiede di essere ipocrita, ma un po’ attento quello sì, anche perché Palladino è l’allenatore della squadra che nel 2021 ti ha pagato la clausola liberatoria per farti venire via dallo Spezia, quella che ti ha sempre difeso nei momenti difficili e che ti ha lanciato nel calcio dei semi-grandi.La cafonata del post partita non è giustificabile a nessun livello: potrai anche vincere il campionato, ma ieri sei stato veramente un uomo piccolo piccolo.

Gudmundsson, l'elettricista viola che accende il gioco

I tocchi incantevoli dell’islandese fanno sognare, va preservato e lasciato libero

E’ probabile che contro l’accozzaglia tecnica austriaca di ieri sera perfino la Fiorentina 3 avrebbe fatto la sua onesta figura, ma quando hai il pallone tra i piedi conta poco contro chi giochi.Conta solo cosa ci sai fare con quell’attrezzo meraviglioso che da un secolo e mezzo accende la fantasia del genere umano maschile.Ecco, col pallone Gudmudsson sa fare cose abbastanza improbabili per la maggioranza dei calciatori professionisti e c’è da chiedersi come mai sia nato in Islanda e non in Brasile, Argentina o magari anche in Italia.Incantevole; difficile trovare atri termini per quei tocchi beffardi che mandano in gol i compagni, oppure quando decide di produrre in proprio e segna.Va lasciato libero in mezzo al campo: pochi compiti di copertura, meglio ancora se proprio non deve marcare nessuno, preoccupandosi solo di quello che farà quando avrà il pallone tra i piedi.E a questo punto viene in mente il grande Ciccio Graziani con l’immenso Baggio: nelle otto partite in cui lo ha allenato minacciò di prenderlo a calci nel fondo schiena se solo fosse tornato nella propria metà campo, come invece voleva il povero Bruno Giorgi.Ecco, Gudmudsson non è Baggio, ma per questa Fiorentina è un gran bel lusso che ci possiamo permettere.

L'importanza di chiamarsi Danilo

Cataldi, il vero collante di questa Fiorentina spaziale

Dopo otto vittorie consecutive e questa classifica spaziale si può anche scomodare il grande Oscar Willde, facendo scivolare da Ernest a Danilo il protagonista del bellissimo romanzo viola.Perché Danilo Cataldi è il motore silenzioso della Fiorentina, anche se ogni tanto qualche accelerazione la offre a tutti, vedi lo splendido gol di ieri e la successiva rivelazione del siparietto con Bove.Non lo conosco personalmente, così come da un paio di decenni non conosco più nessun giocatore, anche per una mera questione anagrafica, ma sarei molto curioso di sapere quanta Fiorentina è già entrata nella sua testa e nel suo cuore.E magari gli ricorderei la meravigliosa storia di due romani de Roma, proprio come lui e Bove, che qualche decennio fa si sono innamorati di Firenze e che qui hanno vinto uno scudetto restando legati per sempre alla città: Merlo e De Sisti.

L'insopprimibile voglia del capro espiatorio

Terracciano è il nuovo Biraghi, quando la finiremo con la caccia alle streghe?

Dunque è colpa di Terracciano.L’eliminazione, molto dolorosa, dalla Coppa Italia passa tutta dalle mani bucate del portiere di riserva viola, fino a quattro mesi fa titolare poco discusso e comunque sempre con un rendimento tra il sei e il sei mezzo.Di quali pesantissimi delitti calcistici si sarebbe macchiato Terracciano? Non ha trattenuto un rigore che peraltro aveva intuito ed ha avuto un secondo di ritardo nell’uscita sul primo gol dell’Empoli, dopo la colossale “quartata”  a centrocampo.Tutto qui?Sì, tutto qui, eppure basta per la ghigliottina senza appello tra i tifosi: perché non ha giocato De Gea?Semplice, perché nel calcio ci sono delle regole da spogliatoio che vanno rispettate se si vuole essere credibili con i propri giocatori: in campionato gioca lo spagnolo e in Coppa l’italiano.Ci si dimentica tra l’altro che in molti ipotizzavano Martinelli tra i pali e magari erano pure contenti: mi sarebbe piaciuto vedere e sentire cosa si sarebbe letto e detto se la stessa prestazione l’avesse fornita il giovane talento viola.Ieri Biraghi, oggi Terracciano, colpevole soprattutto di avere davanti a lui un grande portiere, inaspettatamente e per fortuna tra i migliori, se non il migliore della serie A.E’ un peccato a cui non si può porre rimedio? Sì, evidentemente per parecchia gente è qualcosa che non si può perdonare.

Quel cerchio magico

L’emozione nel vedere quella comunità che si stringe intorno a chi rischia la vita

Ho pensato a Kiaer ed Eriksen e mi sono chiesto cosa sarebbe successo senza quell’intuizione meravigliosa dell’ex giocatore del Milan tre anni fa, quando impedì al mondo di vivere il dramma del suo compagno di Nazionale.I ragazzi della Fiorentina e dell’Inter lo hanno fatto subito, spontaneamente, mentre Cataldi agiva con freddezza e molti piangevano.Lo hanno fatto per Bove, per la sua famiglia che era allo stadio, lo hanno fatto per noi, che dovremmo smetterla una buona volta di spiare la vita degli altri.Un cerchio magico meraviglioso in cui c’era tutto, la vita e il rischio di morire, il pudore e l’affetto che chi sta soffrendo, uno dei momenti più intensi vissuti in uno stadio.

Chi si diverte con Firenzedintorni.it...

Per la seconda volta e’ stato strappato un nostro cartellone pubblicitario

Si dice che la mamma degli imbecilli sia sempre incinta, ci aggiungerei anche quella degli invidiosi, i cui figli vivono purtroppo intorno a noi respirando la nostra stessa aria. Qualcuno di loro ha strappato per la seconda volta il nostro manifesto pubblicitario e noi lo/li ringraziamo.Eh sì, perché ci ha fatto capire che oltre ad avere sempre più lettori e seguito stiamo dando noia e questa è una fantastica molla per fare ancora meglio. Capito’ la stessa cosa 47 anni fa, quando ero l’unico col registratore in mano che provava a fare interviste per una radio che nessuno conoscevaMi scansavano tutti, guardandomi dall’alto in basso, come si fa con i poveracci, ma si capiva che davo noia: due anni dopo nasceva il Pentasport…

L'importanza dei numeri uno (e di quelli che fanno gol)

Un portiere, un centravanti e un regista: se li hai forti, tutto diventa più semplice

Com’era l’ultima Fiorentina veramente vincente della storia, perché quella del 2001 è stata un abbaglio prima dell’abisso?Tanti ottimi giocatori, più tre che erano veramente al di sopra di tutti: Toldo, Rui Costa e l’immenso Batistuta, tanto grande in campo quanto discutibile fuori.La vera domanda per comprendere se possiamo a svegliarci felici e contenti il giorno dopo le partite dipende proprio da quel tris di uomini che fanno la differenza: De Gea, Adli e Kean.Poi, certo, conta l’ossatura della squadra e Amoruso-Padalino per ora sono più forti di Ranieri-Comuzzo, però in certi ruoli puoi cavartela con l’organizzazione di gioco, a patto di avere dei buoni palleggiatori, ma su chi fa la differenza proprio no, non puoi accontentarti, specialmente sul portiere e sull’attaccante.Si può continuare a sognare?Certamente sì, a patto però di non rimanere delusi se alla fine dovesse arrivare “solo” un quinto posto, perché in quel caso sarà bene ricordarsi ove eravamo lo scorso 30 agosto.

Allacciate le cinture, si vola per due settimane

Il momento più bello dell’era Commisso

Viene in mente la Fiorentina di nove anni fa, nettamente più forte di questa, ma con Kalinic invece di Kean.Bravo, per carità, ma non all’altezza di questo centravanti strepitoso che ci è quasi esploso tra l’erba del Franchi e di altri stadi, più o meno nobili.Catalogato con un secondo Balotelli per via di diverse bischerate del passato e comunque mai al livello (nelle bischerate) dell’originale è stato quasi svenduto dalla Juve e in tanti, compreso chi scrive, erano molto perplessi sull’operazione di Pradé.Recitato il doveroso mea culpa, sarà bene sottolineare come la vittoria di ieri sia stata il primo passaggio verso il sentiero che porta a sogni mostruosamente proibiti, tanto per citare l’immenso Paolo Villaggio.Se pensi davvero alla Champions, non sei troppo lontano dal sole accecante di qualcosa che fa paura solo a scriverlo, ma con sei vittorie consecutive la Fiorentina meriterebbe la copertina del calcio italiano.Forse però, per ora, è meglio se parlano di Inter, Napoli e Juve, se non ci vedono arrivare, vedi alla voce Giorgia Meloni, poi non sanno come fare per scansarci.

Una sconfitta che farà bene a tutti, se verrà capita

Una differenza troppo alta tra riserve e titolari

Perdere contro una squadra cipriota ti condanna ad entrare nella storia dalla parte sbagliata e la prestazione di ieri non ha scusanti: squadra prevedibile, senza grinta, anche quando sono entrati in campo i titolari, o almeno alcuni di loro.Perché può fare bene? Intanto per prendere consapevolezza che nessuno sta vivendo un sogno e che la realtà è invece un libro abbastanza duro, da scrivere partita dopo partita.Poi c’è da capire come mai sia così ampio lo scarto tra quella che sarebbe la Fiorentina A e quella B, con buona pace di Palladino, che fa il suo lavoro di motivatore e nega l’evidenza.Senza cadere nel più banale dei populismi sarà però opportuno sottolineare come la differenza di ingaggi tra titolari e riserve sia minimo e, facendo bene i conti, non è neppure detto che esista.E comunque è vero che i soldi non vanno mai in campo, altrimenti l’Inter di Moratti avrebbe vinto dieci scudetti l’Atalanta non sarebbe mai andata in Champions, ma una spiegazione alla quasi inarrestabile involuzione dei vari Kouame, Kayode, Parisi, Biraghi, Quarta e mio fermo qui andrà pure trovata per poi giungere il prima possibile ad una soluzione.

Il diritto di sognare dei tifosi

Ognuno faccia la sua parte, squadra concentrata e popolo viola in volo

Da ragazzo ad ogni vigilia di campionato pensavo che Desolati avrebbe vinto la classifica dei cannonieri e che Antognoni, l’unico e immenso Antognoni, ci avrebbe trascinato all’agognato terzo scudetto, che poi forse avremmo pure vinto nel 1982 senza le ruberie juventine, ma con altri giocatori.Ero un tifoso sofferente della Curva Ferrovia, aspettavo la sera Dribbling per accertarmi che Giancarlo fosse sempre in testa alla classifica degli assist e sognavo rimonte impossibili, mai purtroppo verificatisi.Ecco perché, dopo la quinta vittoria consecutiva in campionato, la terza in trasferta, divento il sindacalista dei tifosi a cui deve essere concesso il diritto/dovere di immaginare l’inimmaginabile.Non è loro compito stare coi piedi per terra e neanche essere delusi se poi non dovessimo entrare in Champions, si ama la propria squadra per motivi irrazionali e lo scudetto alla Fiorentina è l’utopia calcistica più bella che ci possa essere.Starà a Palladino, alla società e soprattutto alla squadra pensare solo alla prossima partita, poi, nella propria cameretta, che volino alto anche loro.

Meglio che con la Roma

Tre punti d’oro e la Juve è dietro

Viene in mente la Fiorentina di oltre quarant’anni fa, quella che avrebbe vinto lo scudetto senza il furto perpetrato sull’asse Cagliari-Catanzaro: pochi tiri in porta, difesa di ferro e via andare con gli uno a zero.Nessuno sogna di superare il Napoli o l’Inter, meglio stare tranquilli, ma vincere ieri in quel modo sporco a Genova è ossigeno puro per le ambizioni di grandezza che al momento sono indefinite.Quelli che sono i difetti della squadra lo sappiamo, sta invece diventando interessante scoprire i pregi di organico e allenatore perché ci stiamo felicemente inerpicando su vette nemmeno immaginabili la scorsa estate.E, ieri, senza i tre colpi più costosi e importanti dell’estate.

Giocare a calcio, con chi sa giocare

Certo, la Roma ha avuto il 61% di possesso palla…

Nel calcio non esiste la vittoria ai punti, come nel pugilato, e da oltre 120 anni la regola è che bisogna segnare un gol in più degli avversari.Male che vada, se non segni pareggi e ti porti a casa un punto.Di solito vince a calcio chi sbaglia meno e questo vale anche per i giudizi su quello che si vede e ho ormai perso il conto di quante volte ho preso delle fittonate, ma su una cosa credo proprio di aver ragione: ci vuole qualità.Nel senso che anche senza essere Antognoni, Baggio e Batistuta, per citare i numi titolari della Fiorentina degli ultimi cinquant’anni, devono andare uomini che sanno sempre cosa fare col pallone, meglio ancora se verticalizzano e saltano l’avversario.La Fiorentina ne ha presi quattro in un colpo solo, più Kean, su cui mi sono sbagliato, ed ecco sgorgare il gioco, con molti meriti a Palladino che ha avuto l’intelligenza di cambiare in corsa.Adesso si può sognare? E chi lo sa, intanto proverei a sentire in giro se c’è un vice Kean da far arrivare il 2 gennaio.

Se i migliori sono Ikone e Sottil

Le meravigliose contraddizioni del calcio

Dopo trenta minuti i fucili erano puntati sui soliti obiettivi, loro due: Ikone e Sottil, che non ne avevano azzeccata una.Poi, improvvisamente, Sottil si accende ed è il migliore nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo. Può bastare? Certamente no, ma aspettiamo di vedere cosa succede nella ripresa.L’altro invece non ti aspetti neanche di rivederlo in campo e invece c’è e già pensi se dargli 4,5 o 5, tante volte ne imbroccasse una.Il finale è noto: Ikone il migliore in campo, Sottil che ha continuato a sprintare e giocare bene: e poi dicono che il calcio è facile da capire…

Delusi e dimenticati

La vergognosa vicenda della GKN

Cominciammo ad occuparcene nell’estate 2021, quando sembrava incredibile che un’eccellenza come la GKN dovesse cessare di esistere, portandosi dietro i drammi di centinaia di famiglie.Da allora abbiamo visto di tutto, adesioni importanti alla lotta dei lavoratori, presidi dolorosi e continuati, proprietà farlocche, ma soprattutto abbiamo assistito ad un vergognoso rimbalzo di responsabilità tra le istituzioni come si era visto poche volte in Italia.Ora, a distanza di oltre mille giorni da quando tutto è iniziato, arriva la notizia “che il tavolo dei colloqui tra la proprietà ei sindacati è stato aggiornato in Regione tra due settimane” e allora immaginiamo i salti di gioia di chi è ancora intrappolato nel “sistema GKN” e da mesi non riceve né stipendi né sussidi.Intanto però Tavares, ad di Stellantis, il principale committente della fu GKN, chiede aiuti di Stato per vendere più macchine, possibilmente elettriche…

Anche troppo....

Una domenica che entra nella storia

Nella formazione di Lecce c’erano otto giocatori su undici provenienti dal mercato estivo, i soli “sopravvissuti” all’era Italiano erano Comuzzo, Ranieri e Dodo.Il primo era una riserva fissa, il secondo due anni fa non fu neanche portato in ritiro e messo fuori rosa, il terzo sembrava essere retrocesso a riserva di Kayode: si può timidamente affermare che la campagna acquisti, peraltro discutibile nei tempi, sta funzionando alla grande?Si è visto il gioco, ma soprattutto si vedono uomini tecnicamente di livello ed è cresciuta la qualità media complessiva, finalmente si va in verticale, si prova a saltare l’uomo, con questa mentalità si può fare a meno anche del più bravo, Gudmudsson, che comunque farà molto comodo.Una domenica così non se l’aspettava nessuno e sarà ricordata nelle statistiche viola, intanto va goduta fino in fondo.

È la svolta?

Una partita che ricorderemo a lungo

Ecco il calcio, finalmente.Una serie continua di emozioni: segni, ti fai rimontare, rischi il tracollo e vinci in contropiede, soprattutto batti una grande del campionato in una ridda di stati d’animo alternati che sfociano poi nelle statistiche dei rigori sbagliati.Hanno ragione Fonseca e Palladino, adesso si fischia troppo facilmente in area, è divertente, ma diventa un calcio un po’ drogato e alla fine indigesto.Il tecnico ha messo in campo la formazione più forte, aspettando a lungo il Milan per evitare di concedere spazi e questa potrebbe essere davvero la svolta della stagione, poi contano gli uomini.Ferruccio Valcareggi, grande saggio del pallone, voleva soprattutto un portiere e un attaccante sopra la media, al resto avrebbe pensato lui.De Gea e Kean gli stanno dando ragione.

C'è un cuore che batte in questa città

Fuori binario continuerà a vivere, grazie alla Fondazione CR Firenze

Siamo cinici, corrosivi, per molti insopportabili per via della nostra pretesa grandezza, perché Firenze è la città più bella del mondo e noi i più ganzi, tanto per dirla a modo nostro.Abbiamo però un cuore, perché la tendenza di questa città, da La Pira in poi è sempre stata quella di tentare di non lasciare indietro nessuno, di fare squadra nei momenti di grande difficoltà e la spiegava benissimo un fiorentino adottato come Cesare Prandelli.Raccontava di aver visto un documentario dei giorni post alluvione del 1966: si contestava l’arrivo del Presidente della Repubblica Saragat, che veniva in visita ufficiale.Berci alla fiorentina, ironia amara, fino a quando l’auto presidenziale si blocca nel fango e allora cosa fanno i fiorentini? Si immergono nella melma e tirano fuori l’auto blu e da dentro esce Saragat, abbastanza stupito.E lo stesso è successo ieri con Fuori Binario, una realtà a cui Firenzedintorni.it tiene molto, e che grazie alla Fondazione CR Firenze che ha pagato tutti i debiti pregressi continuerà a vivere.Inoltre, altra ottima notizia, il Comune non aumenterà l’affitto.Ricordo che chi “lavora” a Fuori Binario lo fa a titolo assolutamente gratuito, a cominciare dal direttore Cristiano Lucchi e dal presidente dell’Associazione della rivista Francesco Cuccuini.Il prossimo passo, dopo aver incrociato i volontari che lo distribuiscono, sarebbe provare a leggerlo più di adesso.

La terra di nessuno

Perché nel calcio è permesso (quasi) tutto?

Quanti falsi stupori nel leggere e ascoltare il sistema criminale che accompagna da anni le squadre di Milano e quanto facile moralismo nel giudicare situazioni che infestano tutto il calcio italiano.Firenze ovviamente non è esclusa: anche dalle nostre parti si intimidisce e qui mi fermo in assenza di prove certe, ma non sarei certo sorpreso se venissero fuori tentativi simili ai fatti milanesi.Fino a una quindicina di anni fa a Firenze c’era l’assenza totale della politica in curva, poi le maglie si sono allargate e qualcuno ci ha provato ad instillare odi razziali, concetti suprematisti e altre schifezze del genere, mi pare con esiti scarsi, anche se non ci facciamo mancare niente, dai buu ai giocatori di colore all’appellativo di zingari fino alla vergogna del coro dell’Heysel.Il problema è generale, perché è come se il sistema Italia avesse deciso da decenni che il calcio, quarta industria nazionale del Paese, sia una sorta di terra di nessuno, dove tutto, o quasi tutto, è permesso.Allo stadio si può offendere, si possono alzare striscioni infamanti contro chiunque, si può serenamente fare a cazzotti e magari darsi pure un paio di coltellate.Certo, se si esagera e ci scappa il morto allora ci indigniamo tutti e chiediamo misure severe, severissime.Fino alla partita successiva, quando si urlerà “devi morire” al giocatore avversario steso a terra per infortunio.

In attesa del gioco

Manca la mano di Palladino

Non si è ancora capito come giochi la Fiorentina e questo è un problema. Palla a Kean, che la tiene benissimo, e poi si starà a vedere: mancano le sovrapposizioni, mancano le idee e non è un problema di giocatori, ma di schemi. A Palladino va concessa tutta la fiducia possibile, ma la Fiorentina non può vivere solo sulla strapotenza fisica di Kean, che prima o poi calerà di condizione o sarà assente, o sull’estro di Gudmudsson, chiaramente fuori condizione fisica e anche questo è un po’ misterioso. Manca insomma la mano dell’allenatore, e cominciano anche a mancare diversi punti in classifica, che temo peseranno a fine stagione.

Se fosse arrivato Baroni...

Nemo profeta in patria, a Firenze ancora meno

Sono affezionato a Marco Baroni: l’ho visto esordire in una di quelle due, tre giornate in cui la Fiorentina perse lo scudetto, a Milano con l’Inter, quando Casagrande sbagliò almeno due gol facilissimi e pareggiammo la partita.Ero contento quando nel 1991, dopo aver segnato il gol decisivo del secondo scudetto del Napoli, stava per arrivare a Firenze, prima di quella vergognosa caccia alle streghe di cui fece le spese il grande Moreno Roggi.Sempre gentile, mai sopra le righe, ha sempre sofferto di quella che si potrebbe chiamare “sindrome della modestia” e infatti non è mai stato considerato possibile per la panchina viola.Qualche mese fa Sandro Mencucci, che ormai dopo oltre vent’anni di calcio, si intende di allenatori me lo aveva indicato come “molto bravo e anche adatto a Firenze”.Peccato che sia fiorentino, che abbia sempre tifato per la squadra della sua città e che appunto…sia Baroni: se fosse venuto in estate: in quanti si sarebbero arrabbiati se domani si fosse seduto al posto di Palladino?.

Fuori binario, ma dentro la città

Perché siamo al fianco del giornale degli ultimi

Da otto mesi parliamo di Firenze e con Firenze, non abbiamo nessuna appartenenza politica, diamo voce a tutti, anche a chi non la pensa come noi, ed è per questo che siamo accanto a Fuori Binario nella battaglia per la sopravvivenza di un giornale che è da trent’anni una meravigliosa utopia editoriale in un mondo dove chiudono le edicole.Fuori Binario, racconta storie urticanti, degli ultimi e di quelli che vengono dopo gli ultimi, lo trovate fuori dai centri commerciali, qualche volta agli angoli delle strade, si regge sul volontariato di tutti, da chi scrive a chi ci lavora e cerca di trovare una fonte di sussistenza a quei volti che spesso facciamo finta di non vedere quando chiedono uno spiccioloFuori binario sta combattendo per la propria sopravvivenza e noi vi diamo l’iban per una donazione che serve molto più di altre spese di cui potremmo fare tranquillamente a meno: IT08G0760102800000020267506

Realtà rovesciata

Le lunari dichiarazioni del tecnico viola

Che partita ha visto Palladino per dirsi soddisfatto della difesa viola che nel secondo tempo ha concesso cinque nitide occasioni da gol all’Atalanta?Se davvero crede in quello che ha detto, e non è un modo per tenere alto il morale della truppa viola, c’è davvero da preoccuparsi.Perché in difesa si fa acqua da tutte le parti, non esiste un giocatore che abbia una media sufficiente dall’inizio della stagione, con l’eccezione dei portieri e forse Quarta, se si considera la fase offensiva, ma anche a Bergamo è andato vicino all’ennesima “quartata”.L’altro aspetto preoccupante è che la squadra è durata solo un tempo, giocato certamente bene, ma che non basta a fare quei punti in classifica, che oggi sono veramente pochi.

In viaggio con la Rari

Firenzedintorni.it insieme alla storia sportiva di Firenze

Non esiste qualcosa di più anticamente sportivo e fiorentino della Rari Nantes Florentia.L’amatissima Fiorentina, per fare un esempio, è nata 22 anni dopo e (purtroppo) ha vinto “solo” due scudetti contro i nove della Rari, dal 1980 a caccia del fatidico successo della stellaLa società guidata dall’entusiasta e combattivo Andrea Pieri è però molto di più per la città, è l’eccellenza in vasca, a tutti i livelli e ha resistito ad un tentativo di demolizione, in tutti i sensi, finito, per fortuna, in una bolla di saponeProprio perché ci riconosciamo nei valori nella Rari, abbiamo deciso di dedicarle quello spazio che troppo spesso le viene negato e da oggi apriamo una nuova sezione in cui la potrete seguire passo per passoBuona lettura

Manca la fantasia

Sperando in Colpani e Gudmudsson…

Bisogna fare un bel salto in avanti nell'inventiva, nelle giocate spiazzanti, in qualcosa che non sia uno schema per quanto efficace. E' una delle tre cose difficili del calcio, insieme al dribbling, parente stretto della fantasia, e all'istinto del gol che ce l'hai o non ce l'hai, salvo casi rarissimi, vedi Massaro al Milan. Nella rosa precedente c'erano teoricamente tre giocatori in grado di dare il quid che cambia le partite: Nico, Bonaventura e Castrovilli, più Ikone, ma molto è sempre dipeso da come si svegliava la mattina e le giornate con la luna buona sono state davvero poche. Ora abbiamo, Colpani (forse) e Gudmudsson, più il solito Ikoné, che alla fine è rimasto, sperando in un'improbabile crescita di Sottil, che è rimasto al livello di tre anni fa: basteranno?

Aspettando il gioco

Fiorentina troppo brutta per essere vera

Non la penso come Bucchioni, questa non è una rosa da Champions, ma che valga più di quella dell'anno scorso, sì.Ora tocca quindi a Palladino far giocare la Fiorentina in modo degno e non il niente, o quasi, visto nelle prime cinque partite, dove in quanto a fortuna c'è andata benissimo in Conference e benino in campionato.Si gioca talmente male che c'è molta confusione sotto il cielo viola per capire chi va bene e chi no, certo Colpani non è mai arrivato a Firenze e Kean mi sta smentendo, ma fino a quando la squadra non avrà un'identità definita si naviga a vista e perfino Ikone ogni tanto dà segnali di vita.Se a Bergamo tra due settimane continueremo a non vedere niente, allora ci sarà veramente da preoccuparsi.

Il fattore C

Solo fortuna e De Gea nel passaggio del turno

Napoleone voleva che i suoi generali fossero più fortunati che bravi e magari aveva pure ragione: consoliamoci così pensando al vuoto assoluto visto nelle prime quattro partite della stagione. Siamo incapaci di costruire gioco, in difesa si balla che è una bellezza e  se non altro stiamo dando ragione ai vecchi saggi, vedi ad esempio Valcareggi, quando affermavano che le fortune di una squadra dipendono dal portiere, dal regista e dalla punta. Il portiere, anzi i portieri, li abbiamo e De Gea è stato monumentale, a lui e solo a lui dobbiamo il passaggio del turno, l’attaccante forse e certamente siamo messi meglio della passata stagione. Il resto, regista compreso, manca in modo clamoroso e comunque la rosa messa a disposizione di Palladino, per quanto criticabile, non giustifica il niente ungherese, quindi anche il tecnico ha le sue grosse responsabilità. Lui chiede tempo e ha pure ragione, ma intanto le partite scorrono e ci si chiede sempre più preoccupati in che razza di vuoto assoluto sia mai caduta la Fiorentina

C'è molto da lavorare

Per ora bisogna accontentarsi

E' un pareggio robusto per come è stato ottenuto e giustamente il Parma recrimina per le molte occasioni fallite, quindi alla fine si può essere soddisfatti di come sia finitaNon si è visto quasi niente del nuovo gioco di Palladino, anche perché nessuno saltava l'uomo, a cominciare da Colpani, che pareva un ragazzo della Primavera all'esordio in serie A, mentre invece Kean ha dimostrato di essere un'altra cosa rispetto a Nzola, Cabral e l'ultimo Belotti: con lui il pallone è in cassaforte, se poi arrivasse anche qualche assist potremmo misurarlo come uomo-golSenza la prodezza di Biraghi, avremmo perso, per questo per me è stato il migliore, perché nel calcio contano moltissimo gli episodi, così come si valuta l'impegno di chi va in campo e qui arriviamo ad AmrabatNon so se lui pensi davvero di essere un centrocampista a livello mondiale, oppure se glielo hanno fatto credere, fatto sta che personalmente non ne posso più di vederlo in campo con la maglia viola in quel modo, come se ci facesse un piacere a giocare, a volte sembra il decimo chiamato da casa all'ultimo momento per le partite di calcettoC'è molto da lavorare e credo lo sappiano benissimo Palladino e la società, intanto, aspettando Gudmundsson, accontentiamoci

Se oggi possiamo parlare liberamente...

Il dovere di ricordare, ottant’anni dopo

Se da otto decenni possiamo dire e scrivere quello che vogliamo è perché ottant’anni fa a Firenze, l’11 agosto 1944, ci siamo liberati di quel cancro chiamato fascismo, diventato con l’occupazione nazista metastasi dopo l’8 settembre del 43.Non dobbiamo relegare la democrazia a concetto astratto e pur senza farlo diventare un’ossessione, o un’arma dialettica da tirare fuori ogni volta che mancano argomenti non possiamo accettare in alcun modo il concetto di fascismoEssere antifascista è un dovere di tutti, a cominciare proprio da che ha valori di destra come Patria, Famiglia, Merito, valori che meritano rispetto, ma che nulla hanno a che fare con ciò che il fascismo ha rappresentato per 23 anni in Italia e nella nostra cittàE’ giusto celebrare la liberazione di Firenze, è giusto ricordare da dove veniamo, ringraziando almeno una volta l’anno chi è morto o è stato torturato per essere oggi uomini e donne liberi e libere

C'è un cuore (viola) che batte

Il difficile mix tra diritti ed emozione

Trecento persone ad accogliere nell'inferno della calura fiorentina un portiere di 34 anni, fermo da una stagione e allora ci si pone delle domande. Perché sono sempre stato garantista, nel senso della tutela della proprietà privata, e poiché la Fiorentina è una normale Società per Azioni, chi detiene il pacchetto di maggioranza, e ha sborsato una valanga di soldi per acquistarlo, ha tutto il diritto di amministrare qualcosa di suo come meglio crede, spendendo o non spendendo e, se ci riesce, magari pure guadagnandoci, come accade ad alcuni scaltri presidenti.Una squadra di calcio però non è un'azienda come le altre, è qualcosa di unico, un'industria che vive essenzialmente sulle emozioni che sa rinverdire o suscitare nell'utilizzatore finale, che poi in questo caso sarebbe il milione abbondante di tifosi viola e di conseguenza i diciassettemila abbonati nell'anno della C2 o i trecento meravigliosi e sudatissimi ammiratori di De Gea.La Fiorentina non è dei tifosi, ma di Commisso, però solo i tifosi la tengono in vita, perché qui non si producono scarpe o generi alimentari, ma sensazioni, speranze, gioie e delusioni: senza di quelle finisce tutto.E bisogna essere molto, ma molto bravi per adeguarsi a questa giostra impazzita che si chiama calcio-

Transenne e globalizzazione

I piccoli-grandi problemi di una città meravigliosa

Il compito che ci siamo imposti con firenzedintorni.it è quello di informare su cosa succede a Firenze, ma anche di quello che non succede e che invece dovrebbe succedere.Per farlo bisogna andare sul posto, scarpinare, non aspettare che lo facciano altri o, peggio, che non lo faccia proprio nessuno.E’ quello che accade ogni settimana con Giovanni Zecchi, che racconta dei cantieri, che a Firenze sono come gli esami: non finiscono mai.Oppure il vergognoso abbandono delle Mulina, un tempo neanche troppo lontano vanto del polmone verde delle oggi degradatissime Cascine, o ancora la chiusura di realtà vitali per la popolazione più anziana, vedi alla voce Albereta.Raccontava Matteo Renzi, abbandonando lo scranno di Palazzo Vecchio per diventare il più giovane premier italiano, che ricoprire la carica di sindaco di Firenze è il mestiere più bello del mondo e siamo perfettamente d’accordo.A patto però che si guardi un po’ meno ai massimi sistemi italiani, europei e mondiale e si pensi piuttosto a riordinare questa meravigliosa città come se fosse casa nostra, cominciando proprio da quelle cose che sembrano minime e che invece per chi ci abita contano tantissimo.

Passarella: “Ho Firenze nel cuore. Nico? Nella mia Fiorentina i giocatori forti rimanevano”

“Antognoni? Lo sento sempre. Dispiace non sia dentro la Fiorentina”

Daniel Passarella storico difensore della Fiorentina, ha parlato in esclusiva a Firenzedintorni.it: “Firenze resta sempre nel mio cuore, in questa città ho passato dei momenti bellissimi. Sono qui per vedere Antognoni e altri amici. La nostra Fiorentina (1983/1984) fu la prima squadra a giocare con il 3-5-2 nel calcio italiano, quella è stata una delle squadre più belle in cui ho giocato, ma oggi quel modulo è usato poco. Prima di andare all’Inter pensavo addirittura di smettere di giocare. Poi i giocatori nerazzurri mi hanno chiamato e mi hanno covinto ad andare a Milano, Trapattoni mi voleva in tutti i modi. I Pontello mi hanno fatto un'offerta per rimanere, ma già allora stavo pensando di smettere di giocare.".  "Se Quarta mi somiglia? Non l’ho visto giocare molto, ma tante persone parlano di una somiglianza con me. Nico Gonzalez? É un buon giocatore, ma la Fiorentina di oggi l’ho vista poco. Su una sua possibile cessione? Nella mia Fiorentina i giocatori forti rimanevano, non venivano ceduti. Sul rapporto tra gli argentini e Firenze? Tutti i mie connazionali che hanno giocato nella Fiorentina, hanno sempre fatto bene. Le voci sulle mie condizioni di salute? Sto benissimo, non vedi? (ndr ride)". "Firenze? Io amo tutti i tifosi della Fiorentina, mi hanno dato un amore incredibile e mi hanno trattato benissimo. 2 o 3 mesi fa sono stato allo stadio con la famiglia, credo di tornare anche in futuro. Io parlo spesso con Antognoni, ci sentiamo al telefono. Lui ha dato il cuoreper la Fiorentina e per Firenze. Credo che Giancarlo dovrebbe essere dentro la Fiorentina”.

Firenzedintorni.it, il racconto di Firenze

I nostri primi sei mesi, tra storie ed esclusive

Oggi Firenzedintorni.it compie sei mesi, pochissimi per il percorso che vogliamo compiere, ma comunque abbastanza per confermare quello che insieme ad un gruppo di giovani innamorati della città avevamo in testa quando è iniziato il viaggio: raccontare Firenze, velocemente, con inchieste ed esclusive, facendo parlare tutti, senza invasioni pubblicitarie di alcun genere.Aprite il giornale e non dovete andarlo a cercare in mezzo ad una selva oscura di pop-up, è un tratto distintivo di firenzedintorni.it e non cambierà mai perché tutti i nostri sponsor sono accuratamente selezionati.In questi sei mesi vi siete moltiplicati, regalandoci fiducia e motivazioni per fare sempre meglio: grazie e buona lettura.

Nico, cartina tornasole

Se viene venduto, c’è davvero da preoccuparsi

Che senso avrebbe vendere Nico?Dal punto di vista tecnico nessuno, è il miglior giocatore della Fiorentina, ha vinto due volte la Coppa America e avrebbe pure conquistato il Mondiale se non si fosse infortunato, la differenza con gli altri è quasi imbarazzante.Discontinuo? Sì, ma il tanto celebrato Leao che stagione ha fatto? Chi prensiamo al suo posto avendo già gente fortissima come Sottil, Ikone, Kouame? Callejon gioca ancora?Ci dobbiamo rinforzare e dopo aver rinunciato a due centrocampisti molto tecnici come Bonaventura e Castrovilli perdiamo il miglior talento? Non discuto sullo scambio in difesa tra Pogracic e Milenkovic perché credo e spero che sia stata una scelta tecnica, certamente corroborata dal risparmio sull'ingaggio, ma immagino si volesse  cambiare qualcosa dopo una stagione pessima del serbo.Ma Nico? Se va via, allora comincio a preoccuparmi davvero, fermo restando che i dubbi sulla costruzione della nuova Fiorentina restano tutti, specialmente in attacco, ma magari Kean mi smentirà clamorosamente.

Do you remember Italiano?

La rimozione veloce dall’universo viola dell’allenatore del Bologna

Questione di feeling, che non è mai scattato davvero, perché il calcio è molta emozione e ben poca razionalità.È passato poco più di un mese dal divorzio tra la Fiorentina e Italiano e non si avverte nessuna mancanza particolare, come se questi ultimi tre anni, con altrettante finali perse, siano passati come acqua fresca nel cuore dei tifosi viola.Viene in mente Terim, grande istrione, che lasciò una Fiorentina in piena caduta libera, anche se in finale di Coppa Italia, poi vinta da Mancini: nell’immaginario di tanti è ancora ricordato con un sospiro di rimpianto, eppure quando abbandonò la nave di Cecchi Gori, perché si era già accordato col Milan, aveva perso tre gare di seguito e pareggiato in casa col Brescia.Italiano non ha mai capito Firenze e si potrebbe dire tranquillamente anche il contrario, ma l’onere della prova, spiace dirlo, è sempre sulle spalle di chi viene ad allenare da queste parti diventando così la seconda persona più importante della città dopo il sindaco, salvo superandolo in certi particolari frangenti.Prandelli, ad esempio, lo ha compreso benissimo, Montella molto meno, Italiano per niente.

Perimetrale...non è che noi fiorentini siamo un po' esagerati?

Forse parliamo troppo, anche prima delle partite

Cosa sia il calcio perimetrale non lo ha capito nessuno, ma suonava così bene che tutti ce ne siamo un po’ invaghiti e lo abbiamo fatto nostroIl calcio perimetrale del quasi fiorentino Spalletti, raccontato insieme a diverse altre affabulazioni linguistiche di alto profilo, assomiglia alle convergenze parallele di Aldo Moro di fine anni sessanta, anche quelle non significavano niente, ma avevano un bell’effettoNel vedere la più brutta Nazionale degli cinquant’anni, ho pensato alla nostra eccessiva bulimia linguistica e un po’ anche al bombardamento tattico a cui Italiano ha sottoposto la Fiorentina, specialmente nell’ultima stagioneConosco un po’ Spalletti, mi ci sono scontrato qualche volta, e lo ammiro per come allena e anche per come sa sempre tenere la scena, con lui non ci si annoia mai, è uno dei nostri: le galline del Cioni, la testa battuta sul bancone della sala stampa, i polpastrelli di Hugo e molto altro ancora.Ho però l’impressione che pensasse di allenare ancora una squadra di club e non la Nazionale, dove devi fare bene e in fretta, non sciorinare tutto il tuo sapere calcistico, lo sapevano benissimo Bearzot, Valcareggi e Lippi, molto pragmatici, e anche il massimo filosofo del pallone, Arrigo Sacchi, deve solo ringraziare il divino e detestato Baggio se non è finito a casa contro la NigeriaAbbiamo visto una squadra penosa, che dava l’impressione di cercare mandare a memoria schemi frettolosamente provati in poche settimane, in cui la fantasia era bandita, un po’ come è accaduto spesso nell’ultima stagione viola: tieni le distanze, fai quella sovrapposizione, se parte tizio te devi essere pronto a fare la diagonale, insomma un bel calcio perimetraleE credo che a tutto questo gigantesco equivoco abbia dato un discreto aiuto la nostra incontenibile incontinenza verbale: per una battuta noi fiorentini e toscani ci giochiamo le amicizie, ma il calcio è molto più semplice di quanto vogliano farci credere gli scienziati del pallone e  il già citato Sacchi, se al posto di Tassotti, Baresi, Costacurta, Maldini, Donadoni, Gullit, Van Basten avesse avuto Dodo, Milenkovic, Quarta, Biraghi, Ikone, Barak e Nzola forse avrebbe vinto un po’ meno, anche con gli schemi più geniali del mondo

Se non sono grulli, non si vogliono

E perché non Balotelli?

Nessuno si senta offeso dal titolo, ma fatico molto a capire perché si parli così tanto di Kean e di Zaniolo, non esattamente due esempi di maturità, visto che sono ormai ad un bel punto della loro carriera.Al di là delle loro continue dimostrazioni di immaturità, ci sono poi le prestazioni, che non paiono proprio essere così esaltanti, specialmente per l’attaccante juventino e allora perché dovrebbero vestire la maglia viola.Se la Fiorentina deve diventare una specie di Cepu calcistico, per la rieducazione di presunti talenti, allora tanto vale fare le cose in grande e sentire se anche Balotelli avesse voglia di venire da queste parti, dando ovviamente un colpo di telefono a Cassano per il ruolo di mental coach.

Cambiare nella continuità

Una donna seria, capace di sorridere

Che Firenze sarà con Sara Funaro?Certamente una città che non lascerà indietro nessuno e molto  “Inclusiva”, come piace dire a lei, che è molto coscienziosa nel proprio lavoro, ma niente affatto seriosa come invece può sembrare a chi non la conosce bene.Vedremo quanto durerà il suo viaggio di nozze con i fiorentini e comunque non ci saranno problemi di adattamento perché Sara Funaro conosce benissimo la macchina amministrativa e non è detto che non sappia già dove mettere le mani per farla funzionare meglio.Sa benissimo quali siano i problemi da risolvere, non ha ricette magiche e a volte è sembrata fin troppo didascalica nella sua campagna elettorale, tanto da perdersi nel lungo elenco delle cose proposte, però non ha mai mollato.Ha detto di aver sempre dormito benissimo in questi lunghi mesi, e le crediamo sulla parola: chissà come riposerà come si sveglierà domattina pensando di succedere sessant’anni dopo a cotanto nonno, quel Piero Bargellini che è stato il più amato residente a Palazzo Vecchio dopo Giorgio La Pira.Essere sindaco di Firenze è il più bel mestiere del mondo, ha detto e confermato Matteo Renzi, ed è una delle poche idee su cui Sara Funaro sarà d’accordo con lui.

Invasione di idee

Le troppe proposte dei due candidati

Ogni giorno arrivano in redazione proposte e controproposte di Sara Funaro ed Eike Schmidt: è un fluire di idee apprezzabile, ma forse eccessivo.Facciamo fatica noi a tenere il conto di quello che pensano di fare una volta eletti, figuriamoci chi andrà a votare, anche perché Firenze non è una città scivolata nei bassifondi del vivere civile: da queste parti si sta bene, non è detto però che si possa stare meglio.I temi sono quelli: sicurezza, turismo da regolare, un freno all’affitto selvaggio, viabilità, aeroporto e in ultima analisi lo stadio, molto di moda nelle ultime oreMolto altro non c’è e credo che alla fine si voterà più di pancia, cioè in base al credo politico e alla simpatia verso i candidati, che di testa, cioè provando a ricordare quello che hanno detto.E noi di FirenzeDintorni ci saremo anche dopo, a controllare cosa verrà o non verrà fatto di quanto promesso.

Il dovere di un diritto

Perché è sbagliato non andare a votare

Ottanta anni fa, in questi giorni, a Firenze si ammazzava e si torturava per provare a fermare la democrazia, basta farsi un giro a Villa Triste e rileggersi la storia di quel posto per essere scossi da un fremito libertario: andateci, se avete un po’ di tempo.Sono morti, sono stati torturati dalla feccia nazifascista per noi, che siamo figli e nipoti di quei martiri, perché due anni dopo si potesse essere liberi di scegliere chi dovesse guidarci politicamente, ma non è solo quello.Chi non va a votare, sbaglia, a prescindere; puoi votare contro o a favore oppure mettere la scheda bianca, ma astenersi non ha il minimo senso, non è una forma di protesta, piuttosto di ignavia, di delega ad altri di decidere della nostra vita quotidiana.E tutto questo non ha il minimo senso.

Ci vuole equilibrio

E se Bonaventura o Kouame avessero segnato?

Sliding doors: Ranieri non si fa fregare, si va ai rigori e vinciamo la Conferenze, oppure Bonaventura o Kouame non ripetono Baggio nel 1990 o Mandragora l’anno scorso e segnano, che succede?Pullman scoperto in giro per la città, fuochi d’artificio, Commisso osannato, Italiano rimpianto e non è male neanche quel Pradé…Ora invece siamo ai processi sommari, alle scuse per me assurde della squadra dopo la vittoria di Bergamo, ma scuse per cosa?Perché hai perso la finale?Sembra che si sia andati in serie B e allora ci vuole equilibrio e anche un minimo di coerenza: le presunte malefatte dirigenziali sarebbero state le stesse anche in caso di vittoria ad Atene, perché non si azzecca un centravanti da due anni e mezzo e altre cose sono state sbagliate, esattamente come quasi tutte le squadre di serie A, con l’eccezione di Inter, Atalanta e Bologna.E poi è assurdo continuare a considerare la parte più calda della tifoseria, genericamente definita come Curva Fiesole, come la sola depositaria della verità del tifo: loro ci mettono il cuore, sono dappertutto, fanno cose egregie ed altre criticabili, ma contano esattamente come tutti gli altri e trovo molto triste questo doversi andare a giustificarsi dopo una partita a favore di telecamera.Nessuno rappresenta nessuno e tutti contano alla stessa maniera e comunque qui c’è da ripartire e non trasformare Firenze in una Norimberga calcistica.

Può succedere di tutto

La stagione viola è stata la peggiore delle tre di Italiano, ma non così fallimentare

Sono discretamente preoccupato per gli sviluppi post-Atene: il comunicato della Fiesole mi è sinceramente sembrato eccessivo, un po’ come la contestazione con il Siviglia di nove anni fa. La stagione viola è stata la peggiore delle tre di Italiano, ma non così fallimentare come sembrerebbe uscire dalle righe della parte più calda della tifoseria. Non si arriva in finale per grazia ricevuta, e alla fine siamo in testa alla classifica della normalità, che parte appunto dall’ottavo posto. Non capisco poi perché salvare solo Italiano dal presunto Titanic viola, lui è il comandante e Commisso l’armatore, possibile che abbiano sbagliato solo gli altri?. Capisco la rabbia e la delusione, ma non è così che si costruisce con Commisso, se ho imparato a conoscerlo e semmai avrei sottolineato il l’agghiacciante silenzio post sconfitta, con tanto di mancato ringraziamento a chi era ad Atene, al Franchi e al Viola Park. Adesso può davvero succedere di tutto e, dico la verità, la cosa mi piace pochissimo.  

Delusione atroce, bisogna rialzarsi

Adesso una rivoluzione profonda, senza sentimentalismi

Come si dice dalle nostre parti: il problema non è il bere, ma il ribere e fra tutti gli scenari possibili la ripetizione della beffa dello scorso anno sarebbe stato il peggiore.Invece è accaduto: il difensore che entra al posto di quello che non si regge più in piedi (perché Ranieri e non Parisi, non si sa) e si prende il gol quando ormai sono tutti sintonizzati sul pareggio, ma qui il problema è soprattutto uno e gigantesco: gli attaccanti.Non esiste che si debbano rimpiangere, e a ragione, Jovic e Cabral, non esiste snaturare Beltran, pagato una fortuna e ignobilmente trasformato in un centrocampista tuttofare, neanche fosse Barella.Sette gol in due in 58 partite, roba da matti, cifre che impongono ai vari Casarsa, Desolati, Sella e perfino Pagliari e Speggiorin una causa per risarcimento danni.Colpa di Italiano? Boh.Sono loro scarsi? E chi lo sa, e comunque chi scrive avrebbe speso due anni fa una quarantina di milioni per Belotti, tanto per dire quanto sia difficile il calcio.Una botta del genere è veramente atroce e abbiamo una media da pianto…greco nelle finali europee: una vittoria e cinque sconfitte, molto peggio della Juve, che abbiamo sbeffeggiato per anni.Adesso tocca a Commisso, deciderà lui come e con chi ripartire: che il popolo viola ami incondizionatamente la Fiorentina credo che se ne sia abbondantemente accorto.

La finale si vince in questi giorni

Non alzare troppo la pressione: difficile, ma non impossibile

Il Napoli perse uno scudetto in albergo, davanti alla televisione, quando Higuain segnò il 3 a 2 all’Inter: vennero a Firenze ed erano fuori giri per la troppa pressione, lo stesso successe proprio alla Juve e proprio ad Atene 41 anni fa. Tutti sovraeccitati e convinti di vincere la prima Coppa dei Campioni della storia, vanno in campo, prendo un gol del meraviglioso Magath e non combinano niente, pur avendo Platini, Boniek, Rossi, Tardelli e altri Campioni del Mondo.Tutte queste reminiscenze storiche per avvertire che converrebbe stare abbastanza tranquilli prima delle 21 di mercoledì, un po’ perché non porta bene essere troppo fiduciosi e molto per via della pressione che i giocatori avvertono un po’ ovunque.Nella testa di moltissimi c’è il gol al novantesimo di Praga e quella è stata una straordinaria spinta emotiva per arrivare ad Atene, ora però ci vuole la testa fredda per vincerla questa finale: sul cuore caldo siamo già abbondantemente a posto.

Applausi, invidia e speranza

Chissà se tra una settimana…

Entusiasmante, sorprendente, da applausi: l’Atalanta di ieri sera ha annichilito la più forte squadra tedesca giocando una partita meravigliosa, non sbagliando niente e anche chi non sopporta (fuori dal campo) Gasperini non poteva negare il capolavoro bergamasco.Nel vedere le scene finali di giusto trionfo credo di non essere stato l’unico a chiedermi se tra una settimana ad Atene saremmo stati noi a festeggiare, magari non giocando novanta minuti così perché immagino che basti anche qualcosa meno.Li ho sinceramente e sportivamente invidiati: perché loro? L’Atalanta, non il Milan, la Juve o l’Inter: un progetto che dura da otto anni e rimane sempre in quota, con un bilancio ottimo, non sbagliando quasi niente.Poi ho anche pensato che comunque siamo gli unici insieme a loro a giocarci una finale europea e sono andato a dormire un po’ meno di malumore.

Tutto molto bello, ma che tristezza la corsa all'ottavo posto

La Fiesole che cambia e una storia da rispettare

Giusto il tributo alla Curva viola perché oltre novanta anni di storia meritano solo applausi.Una storia sana, senza delinquenza, con degli eccessi verbali che potevano essere evitati, ma senza velenose contaminazioni politiche che si sono viste in altri stadi.Poi c’è la storia della Fiorentina, che dovrebbe essere riletta un po’ più spesso, perché è vero che non siamo il Real Madrid e neanche chi ha vinto decine di scudetti, ma neanche una squadra che saluta con questo entusiasmo l’ottavo posto.Sinceramente: la corsa al posticino in Conference è un po’ triste, ricordo stagioni si contestava per un sesto posto, per non parlare dei mugugni per essere arrivati quarti con la coppia Prandelli-Corvino.La vittoria ad Atene cambierebbe molte cose, ma il campionato resta deludente, comunque la si voglia mettere ed essere contenti per essere arrivati ottavi mi pare eccessivo.

Ebrei fiorentini e Israele

Perché non posso tacere

Da mesi sto urlando alla luna e alla fine mi chiedo: possibile che sia l’unico ebreo fiorentino che vive con angoscia quello che sta accadendo a Gaza?Sono cresciuto con una generazione di ragazzi e ragazze, oggi uomini e donne che stanno per entrare nella terza età, che discutevano di tutto, che andavano in profondità nelle varie situazioni che avevamo davanti agli occhi.Non avere i social aiutava, disporre di un cervello pensante ancora di più, l’aggiunta di sentimento e senso morale faceva il resto.Certo, di sciocchezze ne abbiano dette tante, abbiamo preso cantonate memorabili e non so se, per dirla alla Gaber, la nostra generazione abbia perso, però quello che sta accadendo a Gaza non lo avremmo accettato, se però fosse andato in scena in qualsiasi altra parte del mondo.Su Gaza invece gli ebrei fiorentini tacciono, quelli in là con gli anni come me, e quelli più giovani, come se il senso di appartenenza con Israele fosse fondamentale per decidere se parlare o tacere.E tutto questo è di una tristezza infinita.

I dubbi di un genitore

Se fosse stata mia figlia…

Cosa avrei detto alla fanciulla se “Juve m….” lanciato in scala nazionale non fosse stato preparato a tavolino dai genitori?Se cioè fosse stato un moto spontaneo della pargola, che sapeva di essere inquadrata: come mi sarei comportato una volta arrivati a casa?L’odiosissimo politicamente corretto e l’ancora più insopportabile buonismo imporrebbe un rimprovero, perché coì non si fa, perché le parolacce non si dicono, meno che mai davanti ad una telecamera.E invece no, lo confesso: sarei stato orgoglioso di lei, perché Firenze è così e soprattutto perché la Juve è la Juve, al netto della vergogna dei cori sull’Heysel e di altre nefandezze da terzo mondo civile.Al nuovo nascituro fiorentino si insegna, se la famiglia è calcisticamente sana, tra le prime certezze della vita che la Juve da queste parti non si può vedere e quindi bene così: brava Matilde.

Adesso vinciamola, dopo 23 anni di digiuno

Quanto è bello essere incoerenti

Il calcio è uno sport straordinario, quello che consente con maggiori possibilità di ogni altra disciplina di vedere la squadra più debole battere la più forte e questo è una delle spiegazioni per cui piace così tanto.Nel calcio poi si può essere felicemente incoerenti, dire tutto la domenica sera e il contrario di tutto il mercoledì notte, ad esempio dopo una qualificazione in una finale europea.In quanti tra i duecento che hanno fatto le due di notte per acclamare Italiano a Peretola domenica sera, dopo Verona, lo avrebbero esonerato seduta stante?Nel calcio molto è concesso, basta non strabordare nelle offese e vivere la passione entro limiti consentiti, da superare solo in pochi casi, come potrebbe essere il prossimo 29 maggio ad Atene.Non sarebbe male lasciarla nell’album dei bei ricordi la Conference e scalare di una categoria, vivendo una notte di passione viola.

È davvero un giochista?

Analisi di una regressione tattica e tecnica

A Firenze si dice: fatti un nome, fai la pipì a letto e diranno che hai sudato.Dopo decine di partite di una noiosità senza limiti è quello che mi è venuto in mente ieri al trentesimo passaggio verso l’improvvido Christensen, a Verona tra i peggiori.Davvero Italiano va annoverato tra i tecnici giochisti, cioè quelli che regalano emozioni per come manovra le squadre che allenano?C’è stata una vertiginosa discesa dal divertimento delle prime uscite dal 2021 della Fiorentina guidata dal tecnico viola, nel senso che le partite giocate veramente bene sono diventate sempre meno, ma potrebbe anche andare bene così se il tutto venisse compensato dai risultati, che, per carità, sono buoni, ma non eccezionali.Sto parlando solo del gioco, che non si capisce più bene quale sia, se non quello di uno sterile possesso palla, con l’estenuante giro palla in orizzontale e, appunto, all’indietro.Leggo e sento di richieste a Italiano perché ci ripensi, perché resti ancora a Firenze e fatico a crederci per il semplice fatto che è ormai chiaro che si sia a fine corsa, con un bilancio finale positivo, ma non così entusiasmante: ha fatto bene, ma si poteva chiedere e vedere di più.

Finire con grande dignità

L’esempio di Montella nel 2015

Sogno un finale di stagione come quello di maggio 2015, dopo l’eliminazione dal Siviglia: si sapeva che Montella se ne sarebbe andato, diversi giocatori erano alla conclusione della loro esperienza in viola, ma con uno sprint grandioso la squadra centrò un magnifico quarto posto a 64 punti.La vittoria di ieri, molto divertente, è propedeutica a tutto questo, anche se non sarà facile, perché questa Fiorentina è tecnicamente inferiore a quella di nove anni fa, soprattutto a centrocampo.Molto fece lo spirito di gruppo, l’orgoglio di chi andò in campo e altrettanto va chiesto a chi giocherà da giovedì in poi.Ci si può lasciare in tanti modi, cerchiamo di scegliere quello per farsi ricordare con il sorriso e, perché no, anche con un pizzico di rimpianto.

L'ammissione viola di debolezza

Atalanta nettamente più forte e dura da otto anni

Inutile girarci intorno: l'Atalanta si qualifica meritatamente perché gioca meglio della Fiorentina e nessuno degli attaccanti viola troverebbe posto con Gasperini, nemmeno a partita in corso.Ormai siamo a fine ciclo, lasciando ai mesi che verranno la valutazione sul triennio di Italiano, molto poco amato e abbastanza sconcertante nell'affermazione per cui, visto che bisognava giocare altri trenta minuti, tanto valeva tentare di pareggiare al quinto di recupero.Scusi mister, ma pareggiare con chi? Con quali giocatori? Con Bonaventura e Nico ben oltre la riserva e gli altri che segnano come quelli cambiati, cioè mai, ma che senso ha tutto questo?Si prova a difendere il possibile e a rubare la qualificazione ai rigori, perché da sempre il calcio è questo, non siamo mica Pantani che scattava in salita per abbreviare l'agonia della fatica.Resta l'amarezza di una finale sfumata, ma converrà interrogarsi a fondo sul miracolo Atalanta, da otto anni ai vertici nazionali e molto avanti in Europa: l'Atalanta, non Juve, Inter o Milan.

Un mese di tregua viola

Una moratoria alle polemiche per vincere qualcosa

Ieri sera, dopo la partita, i primi tre messaggi alla radio se la prendevano con Sottil, il quarto con Sottil e Ikone, il quinto con Sottil, Ikone e Biraghi, che non aveva messo piede in campo.Poi c’è chi si è arrabbiato per la posizione in classifica, come se la gara di Salerno potesse dare non tre, ma otto punti, in modo da lanciarci in piena zona Champions.A seguire, naturalmente, sono arrivati i tifosi che se la prendevano con chi se la prendeva con la squadra, società, Sottil, Ikone, naturalmente Biraghi, e compagnia cantante.Mi guardo indietro e non trovo nel glorioso passato viola una situazione del genere, come se vincere non contasse niente, come se ognuno stesse fermo sulle proprie posizioni, nel senso che pur di confermare quello che penso preferisco che la Fiorentina vada male.Anche a me è capitato di essere in piena rottura con chi era alla Fiorentina: Malesani, Corvino, addirittura Batistuta e altri, ma quando giocava la squadra prevaleva il cuore e il senso di appartenenza: dove sono finiti?Prendiamoci un mese di sospensione e vediamo come va a finire.

Che noia il politicamente corretto

Il presunto bacio di Vincenzo Italiano a Vanessa Leonardi

Ventidue anni fa eravamo più ironici e meno noiosi, anche e soprattutto nel calcio. Successe che Nervo del Bologna segnasse un gol importante e nell’impeto dei festeggiamenti sfiorasse le labbra del suo compagno Bellucci che negli spogliatoi, molto divertito, dichiarò che forse aveva sbagliato… Bellucci: lui non era Monica.Due giorni dopo non ne parlava più nessuno, ieri invece la Fiorentina è stata costretta a far uscire un comunicato ufficiale per sottolineare come Italiano non avesse baciato Vanessa Leonardi dopo la rete di Nico Gonzalez: e se anche l’avesse fatto?Nel 2009 Prandelli a Liverpool stampò un bacio ad Alessia Tarquini e la cosa finì lì, forse perché eravamo tutti più sani mentalmente.Il passaggio alle semifinali di Conference sullo stesso piano di qualcosa che forse c’è stato e forse no e che comunque conta zero: ridatemi il calcio di una volta e insieme a quello la possibilità di avere un minimo di intelligenza per considerare cosa è davvero scorretto perché ci circonda un’ipocrisia e un buonismo senza fine.

Che noia, che barba...

Sandra e Raimondo in salsa viola

Tranne qualche pregevole eccezione la Fiorentina è diventata una squadra noiosa, in partite in cui non succede quasi niente.Palla da destra a sinistra, da sinistra a destra, qualche volta indietro, quasi mai in avanti, pressoché bandito il dribbling negli ultimi venti metri, lo spettacolo quasi mai.Le prospettive sono le stesse di ieri alle 18.44, nel senso che il passaggio del turno è più che possibile, ma perché non riuscire a vedere qualcosa in più in attacco.Non arrivano palloni giocabili alle punte, o sedicenti tale, perché credo che mai ci sia stata una media così bassa nella storia viola tra minuti giocati e gol fatti, roba che la poco premiata ditta Sella-Pagliari meriterebbe una lettera di scuse.Non ci resta che aspettare i risultati, per il gioco meglio rimandare alla prossima stagione.

Il fortino viola alla prova europea

La diversa comunicazione viola, diretta e senza intermediari

Quanto manca Joe Barone alla Fiorentina oggi, dopo che è passata l’ondata emotiva che ha coinvolto un po’ tutti, anche a chi aveva litigato con lui.Dall’esterno verrebbe da dire moltissimo, abituati come eravamo alle sue consuete esternazioni pre-partite, e personalmente a confronti duri, ma sempre nei limiti della reciproca correttezza, nella sua difesa ad ogni costo del fortino viola.Ecco, il fortino.Non piace la comunicazione diversa della Fiorentina, non piace a noi che operiamo nei media perché ci piace il confronto, per spiegare, magari provocare, insomma avere il ruolo che abbiamo sempre avutoJoe Barone e Rocco Commisso hanno deciso diversamente: comunichiamo noi direttamente, perché siamo convinti che molte cose che scrivete e dite non sono vere, ve lo abbiamo detto, ci siamo scontrati, ma non è servito a niente, ecco perché facciamo (quasi sempre) da soli Barone.L’impressione è che il fortino ci sia anche senza Barone, anzi forse si è rinforzato nel ricordo di chi si è immolato alla causa viola in tutto e per tutto e forse questo potrebbe essere il segreto per vincere finalmente qualcosa.

Gatti e Miretti, che tristezza...

I gol dei comprimari e zero punti

Una volta si perdeva con le reti di Anastasi, Bettega, Del Piero, Vialli, non che la cosa facesse meno male, ma almeno erano grandi giocatori che facevano valere i diritti della classe.Adesso no, la Juve si porta a casa sei punti su sei, giocando sempre in difesa e con due reti di Miretti a Firenze e Gatti a Torino e questo induce ad una grande tristezza perché rimane nell’aria l’idea che  Fiorentina-Juventus sia diventata una partita quasi normale, che viene sopravvalutata da noi diversamente giovani, che magari eravamo a Cagliari e Avellino.Non credo che sarà mai così, ma forse sono un illuso.Siamo stati tutta la settimana a pontificare sull’astinenza di reti e assist del duo 130 milioni Chiesa-Vlahovic, manteniamo il record e poi perdiamo lo stesso, sai che soddisfazione…

Troppo forti per questa Fiorentina

Alla fine conta solo il campo

La squadra più bella vista a Firenze, almeno sul piano del gioco, con la sola vicinanza del Bologna, che però ha interpreti di caratura inferiore.Meglio dell’Inter, sicuramente, della Roma di De Rossi, senza parlare della Juve, che rinunciò a giocare e vinse immeritatamente la partita.Bellissima la coreografia, toccanti i video e la poltroncina vuota di Barone, ma alla fine si gioca a calcio e il Milan è tutta un’altra cosa rispetto al Benevento di oltre sei anni fa.Hanno vinto meritatamente, più che all’andata, perché sono più forti, perché hanno Leao e noi Ikone, Pulisic in panchina e noi Kouame titolare, hanno vinto semplicemente perché sono più forti e spesso il calcio regala sentenze che tengono conto dei valori in campo.

Matteo e Dario, anche meno

Eutanasia di un’amicizia

Maggio 2014, Dario Nardella ha appena vinto le elezioni a sindaco e il suo predecessore, da Presidente del Consiglio, si avvia a trionfare nelle imminenti elezioni europee, con la stratosferica percentuale del 40%.Si cercano, si stimano, si vogliono bene.È stato Matteo a volere Dario assessore allo sport, uno è brillante, spregiudicato, emergente, l’altro più riflessivo, attento, con una visione più antica della politica.Insieme sono una coppia vincente.Anzi sarebbero, perché poi succede qualcosa che forse qualcuno conosce o forse non è successo proprio niente, potrebbe anche darsi che sia stato il no di Nardella a seguire Renzi nella nuova avventura di Italia Viva a cominciare a scavare il solcato che li divide.Comunque sia, comincia una stagione di sussurri velenosi, sorrisi stentati, frasi smozzicate ed è sempre Matteo ad accendere la miccia.Dario non risponde, incassa e mette in conto.Poi la situazione esplode in guerra aperta fino all’ultima polemica gratuita di ieri con Renzi che accusa Nardella di essere andato oltre il ridicolo per la triste vicende del libro non presentato.Domanda di chi come il sottoscritto li conosce entrambi piuttosto bene: era proprio impossibile fermare questa deriva che è molto poco edificante?Per loro e per Firenze.

Ricominciare, con la testa al presente

Sarebbe sbagliato ripensare al dramma di Astori

È vero che spesso la storia si ripete, ma i corsi e ricorsi così cari a Vico con il calcio hanno poco a che fare, perché lo sport ha regole che sfuggono a qualsiasi valutazione casistica o statistica.Capisco che sia facile, e in fondo anche giusto, ripensare al marzo del 2018 e quindi più o meno inconsciamente immaginare una botta adrenalinica che portò la Fiorentina a vincere consecutivamente sei partite, ma era tutta un’altra storia e anche altri uomini, a parte Milenkovic e Biraghi.La tragedia di Davide, uno di loro, il capitano, è stato un pugno nello stomaco diretto, da cui ci si poteva anche non riprendere e non verrà mai ricordata abbastanza l’opera meravigliosa di Stefano Pioli, che divenne il padre di quei ragazzi smarriti.La straziante agonia di Joe Barone è diversa, non era uno di loro, ma un riferimento che non c’è più e comunque i questi casi la reazione è individuale e quindi imprevedibile.Ci vuole forza, tenacia e coesione: buon viaggio Fiorentina.

Soprattutto un uomo di 58 anni

Il mio saluto a Joe Barone

Nessuno sapeva, ipotizzo, quanti anni avesse Giuseppe Barone, diventato Joe per tutti, perché quando si arrabbiava, e succedeva spesso, aveva la tempra del trentenne che si vuole affermare, mentre nelle dichiarazioni pre e post gara pareva che fosse nel calcio da decenni.In qualche modo posso dire di averlo conosciuto abbastanza bene.Non amava i giornalisti, alcuni proprio li detestava, ma evidentemente lui e Commisso avevano un’idea diversa del sottoscritto per via delle diramazioni imprenditoriali che hanno portato alla costruzione del Pentasport.Un giorno mi chiese di raccontargli com’era nato il nome e di divertì molto a sentire le varie vicissitudini capitate in oltre 45 anni di radio.Ha costruito il Viola Park e basterà rivedere lo speciale di DAZN per comprendere l’orgoglio con cui mostrava le meraviglie di qualcosa che è veramente unicoE’ stato lui a togliere i diritti a Radio Bruno, ma è stata una scelta aziendale, che ho sempre amaramente rispettato, spostando poi tra noi l’attenzione su altri temi, rintuzzando attacchi e avendo sempre un rapporto basato sul reciproco rispetto.Facile ora parlarne bene, troppo facile: aveva i suoi difetti e i suoi pregi, come tutti noi, ma soprattutto aveva solo 58 anni.Aveva una moglie e quattro figli, che quando l’onda mediatica si sarà fermata rimarranno disperatamente soli.Ciao Joe!

Non c'è ipocrisia

Firenze è questa, in tutti i sensi

Sei ore di diretta e oltre 450 messaggi mi hanno regalato una posizione privilegiata per “ascoltare” il sentimento comune legato al dramma che sta vivendo Joe Barone e la sua famiglia.Non esiste ipocrisia nelle mozioni di affetto di tutto o quasi il popolo viola e di Firenze in particolare.Firenze è questa: rude, abrasiva, ma sincera, soprattutto nei momenti difficili.Non c’è l’insopportabile buonismo che avvolge tutto in circostanze come queste, ma la vera preoccupazione per le sorti di un uomo di 58 anni, con quattro figli e dopo viene la Fiorentina.Poi verrà il resto, cosa succederà in società, se e come Commisso reagirà a questa botta e tutto quello che impone l’incedere quotidiano.

È andata bene

Qualificazione, sorteggio e meno problemi del previsto col Maccabi

In tutti i sensi, per la qualificazione, che era prevista, ma non scontata, e anche per gli strascichi extra calcio, assolutamente prevedibili, anche se dispiace che la Fiesole non sia fuori da ogni contesa politica.E comunque ognuno pensa con la propria testa e quindi, così come quando si parla genericamente di “popolo viola” è sbagliato generalizzare, chi voleva contestare lo ha fatto senza andare oltre le parole e le bandiere.In campo è stata una partita fiacca, ma non spettava certo alla Fiorentina attizzare il fuoco e in mezzo a Roma e Atalanta era da immaginare che non ci fosse un gioco spumeggiante.Siamo ai quarti, con la concreta possibilità di arrivare in fondo grazie ad un sorteggio benevolo, in semifinale in Coppa Italia e non lontani da dall’Europa migliore in campionato, e siamo come l’anno scorso in pieno marzo ancora in pieno furore agonistico: non male. 

Rigori maledetti

De Gregori va bene, ma fino ad un certo punto

Non aver paura di tirare un calcio di rigore, sì, ma mettilo dentro, soprattutto se giochi in serie A.Con buona pace del maestro De Gregori, ci sono rigori e rigori: quelli sbagliati dalla Fiorentina sono costati nel 2024 quattro punti in classifica e la possibilità di giocare la finale di Supercoppa, un po’ troppo per non essere preoccupati.Poi c’è pure la mancata espulsione di Paredes, inspiegabile sotto ogni punto di vista, anche se non esiste la controprova che la Roma non avrebbe pareggiato in dieci. Una partita monumentale nel primo tempo e buono nella ripresa, meritavamo di vincere e siamo giustamente arrabbiati.Il calcio però è fatto di tiri in porta, compresi quelli dagli undici metri.

Non siamo il Real Madrid

Niente voli pindarici, ma concretezza

 La battuta del titolo mi fu regalata da Alessandro Lucarelli nell’anno della B, quando gli elencavo i vari errori difensivi della squadra.Ecco, appunto, non siamo il Real Madrid, e neanche il Bayern o il Manchester City, siamo semplicemente la Fiorentina, una buona squadra, che se va bene tutto arriva quinta, e se le cose non funzionano non centra l’Europa.Con queste prospettive, che molti non hanno ben chiare, è abbastanza normale fluttuare tra prestazioni ottime contro la Lazio e scialbe come contro il Torino, o anche a Budapest, dove comunque si è visto un gran carattere.Poi si guardano i risultati e allora, pur non essendo il Real Madrid, si potrebbe anche evitare di giocare al tanto peggio tanto meglio, sempre che si metta la Fiorentina davanti alle varie antipatie verso Commisso, Barone, Pradè, Italiano, Biraghi e via andare.

Finanza creativa e difficoltà di comprensione

Appaiono e spariscono, lo strano caso dei soldi per il Franchi

Colpa mia, ma giuro di essermi applicato, come quando avevo l’interrogazione di tedesco il giorno dopo: non sono riuscito a capire se alla fine i 55 milioni aggiuntivi per il Franchi ci saranno oppure no.L’aggravante è che ho pure rapporti privilegiati con tutti gli attori in commedia e quindi chiedo, mi informo, ma non c’è niente da fare: non lo so.Voto 4 e rischio di essere rimandato a settembre.Nel frattempo, memore di diverse sanguinose ristrutturazioni di case, ho però ben chiaro che ci vorranno molti più soldi rispetto agli ormai famosi 55 milioni, ma intanto se ci fossero quelli si potrebbe cominciare a chiamare il muratore e l’elettricista.Torno a studiare e chissà che alla fine riesca a farmi un’idea un po’ più precisa.

Un pareggio piccolo piccolo

Contro il Torino si poteva e doveva fare di più

Ci avessero detto quattro punti tra Lazio e Torino avremmo firmato immediatamente, così invece rimane un sapore amarognolo, motivato da una prestazione piuttosto deludente sul piano del gioco. Si è rivista la vecchia Fiorentina, cioè quella di gennaio e quasi tutto febbraio, lenta e ripetitiva e comunque non si scappa: se non giocano da 7 almeno due tra Arthur, Nico e Bonaventura siamo una squadra banale e spesso noiosa. E ieri, per svariati motivi, tutti e tre hanno fatto il minimo sindacale, non andando oltre il 6. Se poi si aggiunge la giornata negativa di Belotti (sembrava Nzola, con un pizzico in più di cattiveria) e la dispersione tecnica di Beltran, che rimane un attaccante, ecco che non si trovano validi motivi per cui avremmo dovuto vincere, anche con un uomo in più per un tempo. Siamo lì, a metà del guado, ancora in corsa su tre fronti, ma senza sapere se abbiamo abbastanza fiato per arrivare vincenti, o almeno piazzati, al traguardo.

Guccini riceve il premio Francovich: “A Firenze e Pistoia ho tanti amici”

Francesco Guccini, intervistato in esclusiva da Firenze e Dintorni, ha parlato di diversi temi

Il cantautore Francesco Guccini ha ricevuto il premio Francovich “per aver cantato il mondo medievale accompagnandoci dall’antica Bisanzio fino ai mistici orizzonti di Marco Polo e Cristoforo Colombo”. La cerimonia di premiazione si è svolta durante la giornata di apertura della decima edizione di TourismA, a Firenze. Intervistato in esclusiva da "Firenze e Dintorni", Guccini ha parlato di diversi temi. Queste alcune parole del Maestro: PREMIO FRANCOVICH - “Questo è un premio come autore di canzoni, è stato un piacere riceverlo”. BOLOGNA - “Non vivo più a Bologna dal 2000, la città mi spaventa, con il traffico e il caos”. L'AMORE PER LE CARTE - “Il più grande giocatore di carte delle osterie? A carte si vince e si perde... anche se oggi non è come una volta, si gioca meno rispetto al passato. Il mio gioco preferito a carte? Tutti i giochi italiani, ma non ho mai scommesso neanche un caffè, giocavo solo per il piacere di giocare. A Bologna si giocava a "Tarocco" / "Tarocchino", era un gioco rinascimentale diffuso anche a Firenze con il nome di "Le minchiate fiorentine”. FIRENZE - “Il mio rapporto con Firenze? Ho sempre avuto un ottimo pubblico lì. Ho tanti amici a Firenze e Pistoia, uno per esempio è scomparso poco fa, Sergio Staino, aveva 6 giorni più di me, siamo nati nei giorni della dichiarazione della guerra. Il prossimo album? No, basta. Adesso solo libri”. 

Aveva ragione lui

L’azzardo di Italiano ha pagato

Al netto dei mea culpa generali per aver scosso sconsolatamente la testa al momento delle formazioni, va sottolineato un aspetto spesso sottovalutato: noi non vediamo gli allenamenti.E anche se li vedessimo, dubito che saremmo in grado di capire se un giocatore è in condizione oppure no, perché facciamo un altro mestiere.E comunque non li vediamo, e quindi non potevamo sapere come stessero Bonaventura e Arthur, due dei tre più bravi, che sembravano ben oltre la riserva e quindi non in grado di reggere novanta minuti.Italiano invece, che gli allenamenti li vede e li dirige, ha creduto alla riconversione dinamica della coppia e l’ha piazzata in mezzo al campo, vincendo così la partita con una prestazione collettiva magistrale.Complimenti a lui e noi tutti, o quasi, sui ceci a meditare sui nostri giudizi. 

Fiorentina, troppo presto per i processi

Avviso ai naviganti: la stagione è ancora lunga, saranno i tre mesi più importanti della stagione

C’è qualcos’altro che nuoce alla Fiorentina quasi come la mancanza di un esterno degno di tale nome o di un attaccante che la butti dentro regolarmente. Stiamo parlando del clima da resa dei conti che si respira intorno alla squadra e ancora di più alla società. C’è in giro una gran voglia di farsi giustizia da soli, che sia da parte di Commisso per le critiche ricevute, o dei giornalisti-opinionisti non abituati a questo sistema comunicativo molto “muscolare”. Si attribuiscono colpe e si emettono sentenze nel nome del popolo viola (che nessuno rappresenta veramente, perché ogni tifoso ha il sacrosanto diritto di pensarla come vuole) dimenticandosi che l’unico giudice abilitato è il campo. E siccome mancano ancora tre mesi, i più importanti, alla fine della stagione, e la Fiorentina non ha ancora compromesso niente, inviterei tutti a darsi una bella regolata.

Intollerabile

La violenza deve essere fermata

Quello che è accaduto ieri a Firenze e Pisa non è accettabile, indipendentemente dalla propria appartenenza politica, perché la destra è un’altra cosa rispetto allo squadrismo fascista.Le vergognose immagini di ieri devono, o dovrebbero, essere il punto di non ritorno di una deriva che vede bruciare i manichini raffiguranti Giorgia Meloni e la polizia assaltare gruppi di ragazzi, certamente senza autorizzazione per la manifestazione, ma che andavano contenuti e non certo presi a manganellatePerché tanta violenza?E perché tanta attenzione per l’ordine pubblico non viene applicata dentro e fuori gli stadi, da sempre considerati posti dove si può dire di tutto e fare spesso cose intollerabili nel vivere civile?

Partite diverse

Una visione originale di Empoli-Fiorentina

Italiano a fine partita dichiara che la Fiorentina non è in difficoltà e io mi chiedo cosa debba ancora succedere per dichiarare lo stato di allerta.Perché alla fine non è neanche un problema di punti, che comunque cominciano a scarseggiare, ma di gioco, che manca da troppo tempo, se si eccettua la vendemmia contro il Frosinone.Non esiste un solo responsabile, lo sono tutti, ed è inutile esercitarsi a quel gioco del tanto peggio tanto meglio che piace così tanto da queste parti.Preoccupa Belotti inesistente, Arthur che regge al massimo mezz’ora, Bonaventura svaporato, Nico alla ricerca della forma perduta: senza di loro siamo una squadra piccola, che gioca alla pari con l’Empoli e col Lecce e non è sinceramente il massimo della vita.

Evitare lo scaricabarile

Le colpe sono collettive

La partita della Fiorentina è finita dopo venti minuti, in pratica dopo il gol di Orsolini, già annunciato da un'azione-fotocopia poco prima.Sono effettivamente un po' pochi e non è il caso di infierire, ma Milenkovic che afferma di aver visto la squadra giocare bene è sinceramente un fatto che ha dell'incredibile.Il Bologna ha giocato un calcio essenziale e verticale, la Fiorentina, con i suoi tre migliori appannati, è sembrata una normale squadra da centro classifica, di quelle che sono ora a destra e ora nella tanto auspicata sinistra della classifica.Non esiste un solo responsabile in questo grigiore, peraltro molto scuro, perché lo sono tutti e la cosa più preoccupante è che non si abbia la minima idea sul come venirne fuori, ma eviterei in tutti i modi la soluzione più calcistica e molto, molto italiana: lo scaricabarile.

Se fosse stato mio (o vostro) nonno

Gli incomprensibili attacchi a Sara Funaro

Piero Bargellini, mitico sindaco dell’Alluvione fiorentina del 1966, era il nonno di Sara Funaro, una circostanza casuale della politica, tipo il fatto che Francesco Cossiga ed Enrico Berlinguer fossero cugini.Stamani arriva a ricordarlo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e credo che sia il massimo nella vita pubblica e un’enorme soddisfazione per la famiglia.Purtroppo però la nipote, per l’appunto Sara Funaro, non parteciperà a questo momento speciale “per evitare speculazioni politiche”, vista la sua candidatura a sindaco.Sarà anche stato, come ha dichiarato Dario Nardella, “un grande atto di civiltà”, ma io trovo tutto questo sconfortante e in qualche modo umiliante.Non ci sono più avversari politici, ma nemici da abbattere, con qualsiasi mezzo, meglio ancora se con i social.Una deriva che dovrebbe far riflettere e che invece passerà inosservata, come troppe cose del nostro vivere quotidiano.

Il ricordo di Itala Meucci

Casa Itala e Casa Accoglienza Tommasino

Che accoppiata formidabile, Itala Meucci e Tommasino Bacciotti, la bontà e la saggezza di una donna straordinaria e l’innocenza meravigliosa di un bambino a cui tutta Firenze ha imparato da anni a voler bene.Se Tommasino fosse ancora con noi, si sarebbero certamente incontrati e chissà cosa sarebbe successo.A volte però la generosità (di Itala) e il coraggio instancabile (dei genitori di Tommasino) riescono là dove il destino ha chiuso le porte.E così oggi è stata inaugurata la ventiseiesima Casa Accoglienza Tommasino, che sarebbe poi l’abitazione di Itala, in via Pier Capponi 49 a Firenze 49, in ricordo di Itala, che aveva donato l’appartamento all’ente ecclesiastico con il desiderio che venisse destinato all’accoglienza di famiglie di bambini seguiti dall’ospedale Meyer.Hanno contribuito concretamente all’iniziativa la Fondazione Fiorenzo Fratini, il Four Seasons Hotel di Firenze e Stosa Cucine, da sempre al fianco della Fondazione Tommasino Bacciotti nella progettazione e realizzazione delle cucine per le Case Accoglienza.NON hanno contribuito al ricordo di Itala i condomini di via Pier Capponi 49, che si sono opposti alla targa che ricordasse Itala Meucci.Lei da lassù avrà scosso la testa sorridendo e tutto sommato contenta di essersi allontanata da un mondo senza anima.

È scomparso Kurt Hamrin

Un gigante gentile in maglia viola

Parto, e mi scuserà chi legge, da un ricordo personale. Estate 1967, avevo appena finito la prima elementare e sento in televisione che la Fiorentina ha venduto Hamrin al Milan. Non ci credo, chiedo conferma e piango, perché Hamrin era il più forte, il migliore per noi bambini e non solo per noi. Un gigante in maglia viola, superato per i gol in campionato solo da Batistuta, un’ala imprendibile che riuscì in qualche modo a far dimenticare l’immenso Julinho, a cui dette il cambio. Ha vinto tanto con la Fiorentina, tutto col Milan, ma con il cuore è sempre rimasto qui, zona Coverciano. Moglie svedese, anche lei fiorentina di adozione, quattro figli, e l’amore per la città e la squadra. Se ne va a quasi 90 anni, ha trascorso una vita bellissima, ma a chi ama la maglia viola oggi viene lo stesso da piangere

Ci vuole davvero il Maalox

Jovic continua a segnare…

E alla fine, come Fantozzi quando trovava il pane anche dentro i comodini, il tifoso viola venne colto da un leggerissimo sospetto: non è che per caso era il gioco di Italiano a non adattarsi a Jovic?Nel dubbio, si rosica con tristezza...

Rose e spine

Dal frigo alla serra

Siamo usciti di casa, oltre che dall’Europa, nel senso che ora non siamo più in cucina a controllare il frigo, che sarà stato pure piano, ma con un bel po’ di cibi scaduti.Adesso si va in giardino, a controllare come va con la rosa consegnata a luglio a Italiano e scarsamente rinforzata a gennaio.Non sarà bella e rigogliosa come quella data a Inzaghi, Allegri, Pioli, Gasperini, Mourinho (e poi De Rossi), Sarri, Garcia (e poi Mazzarri), ma è possibile che sia peggiore di quella del Lecce?Se D’Aversa si girava verso la panchina, chi trovava?E allora va buttato dentro anche l’allenatore nel fritto misto amaro di questa discesa nella mediocrità: che qualcuno provveda a dare un po’ di sapore ad un piatto che sta diventando indigesto.

Chissà che ne pensa di Belotti

A quando l’esternazione sul nuovo acquisto viola?

La domenica un giudizio sullo stadio, completamente opposto a quello di quattro anni fa, ma sono dettagli.Il lunedì la rinuncia alla candidatura europea in polemica con la Meloni, il martedì qualcosa sul Milan da buon vecchio ultrà, il mercoledì le tristi esternazioni su Ilaria Salis e per oggi aspettiamo fiduciosi.Matteo Salvini è uno e trino, e arrotondiamo per difetto, perché in effetti sarebbe quadruplo, quintuplo e anche di più: esterna su tutto, e se stamani a Milano l’inviato di firenzedintorni.it lo incrociasse per la strada potremmo avere un suo giudizio sul mercato viola e sull’acquisto di Belotti.Per poi passare nel pomeriggio a Putin, nell’ora dell’aperitivo al Ponte di Messina, finendo in serata con lo stadio di San Siro.Fantastico.Un eclettismo senza eguali, che merita applausi a scienza aperta, non fosse altro che per l’impegno profuso.Un po’ come Nzola e Beltran in questa stagione….

Qualcuno era comunista...

Il come eravamo di una generazione speciale. I “ragazzi” di sinistra cinquanta anni dopo

Ho conosciuto Massimo Gramigni nel giugno del 1979, lui era l’organizzatore con Radio Centofiori dell’eccezionale concerto allo stadio di Dalla e De Gregori, io un ragazzo che voleva fare a tutti i costi il giornalista e che si era messo in testa di intervistare “quelli importanti”, non importa per quale radio, comunque concorrente alla sua.Non ci fu niente da fare, arrivai ad un passo da De Gregori, ma poi arrivò Massimo e l’intervista svanì.C’è voluto del tempo per farmi sbollire la rabbia, un tempo passato ad ammirare tutto quello che stava costruendo, qualcosa di unico nel frastagliato e litigioso mondo fiorentino, ancora più frammentato quando si parla di organizzazione di eventi e spettacoli.Oggi Massimo è un gigante del suo mondo insieme al suo socio da sempre Claudio Bertini, anche se non vuole sentirselo dire, ma oltre mezzo secolo fa era uno di quelli che credeva che si potesse vivere in un mondo migliore e si dava molto da fare.Aveva quel “senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita”.E con lui migliaia di ragazzi che io vedevo muoversi sicuri e che oggi sono nonni, chissà quanto disillusi.Tra pochi giorni questa generazione che non credo abbia perso, nonostante quello che pensa l’immenso Gaber, si ritrova a casa di Massimo, al Tuscany Hall e per questo gli ho chiesto di raccontarmi com’erano loro negli anni settanta e cosa è lui oggi. E lo ringrazio di averlo fatto per firenzedintorni.itDavid GuettaHo partecipato a quattro incontri di preparazione all’evento del 10 febbraio, di cui due al Tuscany Hall nel ridotto, ritrovando molti compagni che dal 1972 giorno della mia iscrizione al PCI, mi hanno educato.Scrissi a suo tempo che grazie a quella scelta (la più bella della mia vita)  oggi sono un sessantaseienne fortunato perché  faccio un mestiere che amo da 45 anni e lo faccio con un socio al 50% dal 1981.In più, sono sposato dal 1986 con Caterina, credo insomma di essere sempre stato fedele ai miei principi. Penso che la nostra militanza abbia seminato un orto, in cui ci sono ancora semi fertili. E allora ritroviamoci per consegnare questo orto si nostri figli e nipoti perché se lo meritano. Quando alla fine “bene o male faremo due conti” scopriremo che questo orto vale più della bilancia che misura le nostre diversità sull’ oggi e sul futuro.La Festa dell’ Unità nazionale del 1975 mi ha insegnato cosa fosse il lavoro di gruppo per un ragazzo che allora aveva appena diciotto anni.I tre articoli di Enrico Berlinguer sul compromesso storico usciti su Rinascita mi hanno insegnato a leggere (stupidamente la scuola è stata distante da me e io da lei).Affiggere tantissimi manifesti vota PCI mi ha insegnato ad essere bravo a fare la colla.Ho un permanente senso di riconoscenza verso chi mi ha permesso di imparare ed essere, proprio grazie a queste esperienze, socio in 10 imprese di spettacolo, con 60 dipendenti.Ai miei figli avrò dato poca presenza come padre, però sono consapevoli che a 15 anni ho scelto da che parte stare del mondo, quella giusta, almeno secondo me.Massimo Gramigni

(S)fascisti su (Campo di) Marte

L’eterno problema dello stadio

Lo volete lo stadio finalmente coperto, dopo mezzo secolo di polemiche e soprattutto piogge per chi non può permettersi la tribuna?Volete che la Fiorentina non si sposti da Firenze per i prossimi due campionati?Se la risposta è sì, cambiate tranquillamente articolo: ce ne sono così tanti su firenzedintorni.it che avete solo l’imbarazzo della scelta.Se invece sbarrate la casella del no, allora siete coerenti con lo sfascismo imperante in questi giorni in città, il giochino molto fiorentino del tanto peggio, tanto meglio.Perché qualcuno dovrebbe spiegarci cosa ci sia di così sbagliato, o addirittura catastrofico, nel futuristico annuncio nardelliano di ieri.Rimane sospesa la domanda delle cento pistole: dove diavolo si trovano gli altri imprecisati milioni per arrivare sani e salvi al traguardo? Ma sono dettagli…

Ci vorrebbe Nanni Moretti

Puttane e protettrici

La scena (memorabile) di Palombella Rossa si conclude con uno schiaffo e, per carità, che mai sia usata violenza fisica, anche quando c’è quella verbale.Il pallanuotista Nanni Moretti si arrabbia con la giornalista che per intervistarlo usa una serie terrificante di luoghi comuni.La signora Cecilie Hollberg, tedesca di 57 anni da nove direttrice della Galleria dell’Accademia, ha accusato Firenze di essere diventata meretrice, che in un linguaggio più terra terra vorrebbe dire puttana.In che senso?Perché si è venduta al turismo, afferma teutonicamente convinta, come se da secoli questa città non fosse un centro di attrazione per tutto il mondoSiamo bottegai, polemici, autoreferenziali, generosi quando ce n’è bisogno, ma puttani e puttane proprio no.E comunque, gentile signora Hollberg, gli incassi di quella che lei ha definito una casa di appuntamenti servono a pagare ogni mese il suo stipendio di 6500 euro lordi al mese.Se Firenze è una città meretrice, bisogna anche pensare a chi vanno i soldi di ogni serata di lavoro.Tutti protettori e protettrici?

Il falso problema del mercato

Non esistono miracoli

Se davvero si voleva dare una sterzata alla qualità della rosa, bisognava pensarci a novembre, massimo dicembre, per poi partire all’inizio di gennaio con qualche innesto di qualità.Dove? In attacco, certamente, perché i sei gol complessivi in ventuno partite di campionato tra Nzola e Beltran, ieri nettamente peggio del compagno, sono uno scempio calcistico che a Firenze ha pochi precedenti.Ora è troppo tardi e comunque da comprare in giro c’era poco, pochissimo, anche sul fronte esterni e non c’è niente da fare: bisogna arrangiarsi con quello che c’è in casa.Come ai tempi di Sousa nel 2016 e le sue ormai mitiche omelette, rimaste nella storia viola piuttosto indigeste a tutti.

Avviso ai naviganti: non siamo più quarti…

Illusione Champions

Spero di sbagliare, ma forse ci siamo crogiolati un po’ troppo con la storia del quarto posto. Sì, è vero, giochiamo male, ma saremmo in Champions... Ok, gli attaccanti non segnano neanche con le mani, ma se finisse oggi il campionato…E va bene, cambiamo l’ordine dei fattori, cioè degli esterni, e il prodotto senza Nico è deprimente, però guarda la classifica… Ecco, dalle 17 di oggi non saremmo più in Champions, però c’è sempre un domani (o un Inter) per tornare a sognare.

"Casa Itala" e Fondazione Bacciotti

Il ricordo di Itala Meucci per Tommasino

Era una donna piccola, minuta, che se la stringevi avevi paura che ti si rompesse tra le braccia, ma fortissima. Una quercia a cui ti potevi appoggiare e lei ti dava la forza per capire dove avevi sbagliato e come potevi ripartire. Con dolcezza, entrando nella testa e nel cuore di chi aveva di fronte, amando, lei che non ne aveva avuti, soprattutto i bambini. Era quindi quasi inevitabile che Itala Meucci e la meravigliosa Fondazione Tommasino Bacciotti incrociassero le loro strade e infatti mercoledì 7 febbraio alle 10.45 Paolo Bacciotti aprirà la ventiseiesima abitazione per aiutare chi non può mettersi un alloggio dove stare nei giorni e nelle settimane in cui devono essere curati i propri figli. Si chiamerà giustamente “Casa Itala”, in via Pier Capponi 49, ed è l’appartamento dove lei ha vissuto per tantissimi anni, dispensando saggezza e amore. Ed è quello che Itala Meucci avrebbe voluto.

Belotti-Ikoné, perché sì

I vantaggi di uno scambio

Cosa perderebbe la Fiorentina con la cessione di Ikoné? Poco e niente, visto il modesto apporto dato in questi due anni. Tante promesse e pochi fatti, col rigore calciato al vento a cristallizzare il fallimento dell’investimento. Ikoné è superiore a Sottil, Brekalo e Kouame e infatti è anche l’unico esterno, Nico a parte, ad avere un po’ di mercato.Belotti segna ultimamente come Nzola, ma è un’altra cosa e magari davvero a Firenze riparte alla ricerca di un posto in Nazionale, lui che è pure Campione d’Europa. Per lui parlano gli oltre cento gol in Serie A e una grinta per ora estranea agli attaccanti viola. Per questo, se davvero ci fosse la possibilità, sarebbe uno scambio da fare al volo.

Un nemico amatissimo

Gigi Riva e la Fiorentina, una storia meravigliosa

Era il più bravo e forse nel calcio di oggi sarebbe stato fischiato e offeso. Cinquantacinque anni fa no, in quelle stagioni indimenticabili in cui Fiorentina e Cagliari rivoluzionarono il calcio italiano Gigi Riva era rispettato, e da tanti anche amato, pure a Firenze.Formidabili quei due campionati: nel primo i viola diventano Campioni d’Italia battendo allo sprint il Milan di Rivera e soprattutto il Cagliari di Riva, inaspettato protagonista di un calcio profondamente diverso e molto più a dimensione umana. Poi tocca ai sardi e a Firenze non dispiacque poi tanto, anche se il volo di Riva e compagni prese il via proprio all’ex Comunale, in una partita piena di errori contro la Fiorentina.Riva era il simbolo della forza e della lotta e di quelli che non ce l’avrebbero mai fatta e che invece alla fine vincono: indimenticabile.

Sembrano i cento metri, ma è una maratona

La corsa molto fiorentina per la poltrona di sindaco

La rincorsa ad un seggio europeo è roba da dilettanti in confronto a quello che sta accadendo per le amministrative fiorentine del prossimo 9 giugno.A oltre 140 giorni da quando andremo a votare sono già allineate ai blocchi di partenza e pronte a scattare, anzi già partite tre centometriste che un tempo giocavano nella stessa squadra e ora faticano a salutarsi: Sara Funaro, Stefania Saccardi e Cecilia Del Re. Tre ottime professioniste imprestate non si sa per quanto alla politica, che rinnovano l’inestinguibile, centenaria  tendenza alla frammentazione tipica della sinistra.Le senti parlare e fatichi a coglierne le differenze, almeno per quello che riguarda i temi più importanti di Firenze. Tra questi c’è anche lo stadio, ma, appunto, quello è uno dei problemi cittadini, non l’unico e neanche il più importante.E allora, perché non uniscono le forze? E soprattutto: come si può far passare il concetto che sia stata una buona idea quella di rinunciare a primarie aperte a tutte e tre?Poi c’è tutta la galassia esterna al PD e all’ex PD: Montanari, Sinistra Italiana, i 5 Stelle. Qui la corsa ancora non è partita e non è detto che sia un male.Nel frattempo la destra è lì che aspetta e si gode lo spettacolo, sfogliando la margherita (con la m minuscola): Schmidt o non Schmidt? E comunque un’occasione del genere in quasi ottanta anni di predominio rosso o biancorosso non c’era mai stata.