Tra le casacche che saranno restaurate ci sono quelle di Piola, Armando Picchi e Gigi Riva

La maglia di Giovanni Ferrari (Mondiali del 1934), quella dell'esordio di Silvio Piola in Nazionale (1935), quella di Armando Picchi (1964) sono alcune delle nove maglie del Museo del Calcio in fase di restauro. Un percorso di restauro e conservazione, per tutelare la sua ricchezza, le maglie che raccontano la storia della Nazionale italiana di calcio, è stato intrapreso dal Museo del Calcio di Coverciano grazie alla collaborazione con il Museo Egizio di Torino e con il Museo del Tessuto di Prato.

Grazie al supporto del direttore gestionale del Museo Egizio di Torino, Samanta Isaia - che è anche membro del Comitato scientifico dello stesso Museo del Calcio - il museo di Coverciano ha quindi cominciato questo cammino di restauro delle nove maglie: si tratta di divise appartenenti per la maggior parte dei casi al periodo di massimo splendore della storia azzurra, negli anni Trenta, fino ad arrivare a cimeli degli anni Sessanta, si spiega in una nota.

    
Si parte dalle maglie di Giovanni Ferrari (Mondiali del 1934), Alfonso Negro (Olimpiadi del 1936) e Amedeo Biavati (1938), come a testimoniare i due titoli iridati e l'oro olimpico, proseguendo poi con la maglia dell'esordio di Silvio Piola in Nazionale (1935, in Coppa Internazionale; divisa successivamente ricamata dalla madre) e con l'unica maglia azzurra collezionata da Nereo Rocco nella sua carriera da calciatore (qualificazione ai Mondiali del 1934, contro la Grecia. Per la cronaca: quella è stata l'unica occasione in cui la Nazionale padrona di casa è passata dalle qualificazioni alla Coppa del Mondo).

In fase di restauro, è anche la maglia di Silvio Piola indossata nel 1939 in un'amichevole contro la Finlandia: è stata la prima divisa azzurra con numerazione sulla schiena. E poi, infine, le maglie di Boniperti (1947), Armando Picchi (1964) e Gigi Riva (1967, qualificazione agli Europei, poi vinti dagli Azzurri). 
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