94enne salva a Civitella: “Nessuno ha capito niente da allora”

"Quando vedo in televisione le immagini delle guerre di oggi rimango impressionata, mi torna la paura, mi viene una specie disperazione interna. Nessuno ha capito niente, tutti fanno lo stesso sbaglio. Guardate Israele, l'Ucraina, Gaza, sono le stesse cose. E' più moderno adesso, prima ti sparavano con fucile o ti tiravano una bomba a mano", "ma il metodo è lo stesso, l'eccidio dei civili". Lo ha detto Nia Cau, 94 anni, arrivata da Goteborg (Svezia) dove vive, a Civitella Val di Chiana dove fu superstite della strage nazista del 29 giugno 1944, eccidio commemorato oggi col presidente Sergio Mattarella. Nia Cau e i suoi fratelli persero i genitori Giovanni Cau e Helga Elmqvist, traduttrice svedese. I loro corpi furono trovati sei anni dopo durante lo scavo di una cantiere.
       
"Chi non c'è passato non può capire, si perdona ma non si dimentica. Io ho perdonato", anche i tedeschi, racconta, "ho abitato tre anni in Germania", "io parlo tedesco come l'italiano, ho ricavato che la gente tedesca in Germania non aveva niente a che fare con queste cose avvenute in Italia".

     
"La mamma lavorava come traduttrice aiutando la gente di qui, perché i tedeschi prima sparavano e poi chiedevano 'te che ci fai qui' - ricorda i giorni del 1944 -. Allora lei ha capito che sapendo le lingue poteva aiutare. Ma i tedeschi credevano che fosse coi partigiani. Vennero a prenderla. Il babbo non la voleva lasciare sola e presero anche lui". "Ricordo le ultime parole a me e ai miei fratelli - continua Nia Cau che allora aveva 14 anni - La mamma ci ha detto 'bambini state tranquilli, ci si vede stasera', non li ho più rivisti né lei né il babbo". "Eravamo a Civitella perchè sfollati da
Firenze.
  Il babbo aveva comprato un podere nel borgo di Debbia per stare nella calma invece che stare a Firenze".
     
Gli uomini furono uccisi e dopo l'eccidio, ancora un ricordo importante, "mio fratello 15enne e un altro ragazzo Livio Arrigucci 16nne andarono a prendere le salme mezze bruciate con una carriola e di notte le seppellirono. Quando tornò non ne ha mai voluto parlare".


"Due settimane fa mi hanno chiamato. Vieni a Civitella? Certo che ci vengo, è importante esserci per me. Io c'ero il 29 giugno 1944, è una commemorazione di quei giorni, c'ero anch'io, avevo 14 anni mi ricordo tutto", ha anche detto Nia Cau ricordando la strage di cui è uno dei sopravvissuti. 

"Noi di famiglia sapevamo molte lingue, come anche ora", "portarono via mia madre col babbo su un carro armato, li portarono a Monte San Savino e ci stettero tre giorni, furono interrogati e poi sparirono, non si seppe più nulla", "io e i miei fratelli restammo con la nonna materna" che viveva con loro a Firenze. "Sei anni dopo furono ritrovati i loro cadaveri mentre scavavano per costruire una casa - prosegue - Le salme vennero riconosciute perché avevano fedi speciali in oro, fedi sarde, con delle stelle. Le autorità contattarono la nonna", la stessa che riuscì a salvare gli abitanti di Debbia, un piccolo borgo nelle vicinanze di Civitella. Come suddita svedese disse 'Debbia appartiene a me e non potete fare niente'. Ma non potè salvare gli uomini".   

Sugli anni successivi e sul ricordo collettivo di quei fatti, Nia Cau dice che "a quel tempo quel che era successo in passato era passato, bisognava lavorare per farsi un futuro. Nessuno aveva niente , avevamo perso tutto, la nonna aveva 70 anni. Ognuno di noi ha dovuto prendere la sua strada. Io mi sono sposata in Svezia, parlo fiorentino, insegno l'italiano...", "i miei quattro figli sono svedesi, non sono stati molto interessati a queste vicende, ma adesso vogliono sapere tutto, hanno una sessantina di anni".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies