Dovessimo andare in terapia, una buona parte dei nostri ‘problemi’ sarebbe il rapporto con le ex. Sì, perché per un tifoso della Fiorentina, che di carattere ha questa indole di tendere sempre a bubare, a sentirsi competente (più o meno a ragione) e a criticare oggi quello che poi, spesso, viene rimpianto domani, c’è forte questa componente per cui...Facendo un esempio: Italiano era all’inizio soluzione rispetto a Iachini, con l’ex troppo chiuso e catenacciaro, diventando poi il problema perché troppo offensivo, sbilanciato e perdente nelle finali. Palladino era all’inizio soluzione rispetto all’ex Italiano, col suo blocco basso, col poco gioco ma con pochi gol subiti, salvo diventare problema perché si vedevano cose orribili sul campo. Quindi arriva Pioli, visto all’inizio come soluzione su gioco, identità e appeal, per cui ora sì, che prima no. Passano cinque partite ufficiali, Pioli ci mette molto del suo, in negativo, e la paura che le idee del neo tecnico non si sposino con il materiale a disposizione cresce. Ed eccoci qua, in un loop, a pensare: ‘bhè, in fondo, Palladino…’.
Ora, capito il problema, serve trovarvi una soluzione. Gli ex sono il passato, pensiamo all’oggi. Pioli è arrivato tra le ovazioni di tutti. Le prime cose che ha manifestato come obiettivi erano state la voglia di alzare l’asticella, di vincere qualcosa e provare a lottare per la Champions e di dare un gioco offensivo alla sua Fiorentina. Fin qui, ribadendo che si sono giocate 5 gare ufficiali, la Fiorentina ha tirato in porta in campionato meno di 10 volte complessive, ha concesso trenta/quaranta occasioni ai vari Polissya, Cagliari, Torino e Napoli, ha palesato difficoltà di personalità, di condizione e di compiti che alcuni calciatori viola non sembrano avere nelle loro corde. La settimana pre-Napoli era stata descritta da tutti i protagonisti viola come un esame, un test per capire se quell’asticella che era stata messa su carta e nella mente si sarebbe poi tramutata in realtà sul campo. Quello che si è visto sabato ha detto che no, ancora non ci siamo. Per niente. Da qui la ricerca delle soluzioni: le scelte di Pioli, le sostituzioni, il modulo, la condizione fisico/atletica sono una componente del problema. Ora tocca al tecnico trovarvi dei rimedi.
Sì perché, che si rimpianga o meno l’ex di turno, non va dimenticato che Pioli è stato preso proprio per invertire il trend che vedeva tra gli errori del recente passato l’essersi affidati ad allenatori emergenti. Coi loro pregi e difetti. Gli/le ex, appunto. Da Pioli ci si attendeva che la Fiorentina fosse già molto più avanti su una caterva di aspetti: identità, personalità, concetti, idee e letture. Ora, ribadendo che si sono disputate solamente 3 gare di campionato e 5 partite ufficiali, qualche ricordo dall’ex di turno inizia già a riaffiorare. Ora arrivano Como al Franchi, derby col Pisa, Sigma Olomouc in Conference e Roma. In queste prossime 4 partite si attendono risposte. Altrimenti, tornando alla premessa, la sindrome dell’ex potrebbe esplodere. Riassumendo: Pioli, ora tocca a te, facci vedere qualcosa. Perché, come cantava qualcuno…‘non vorremmo aver sbagliato la nostra spesa, o la nostra sposa’, da intendersi con la prima il mercato, con la seconda il tecnico.
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