Intervistato questa mattina dal Corriere Fiorentino, padre Bernardo, abate di San Miniato al Monte, non ha risparmiato critiche al ‘cubo nero’ che ormai da giorni sta facendo discutere tutta Firenze attirando su di sé l’attenzione anche della procura e del Ministero della Cultura, oltre che le schermaglie della politica.
E se da una parte l’abate allontana qualunque giudizio in merito alle responsabilità, non usa mezze misure nel definire la nuova struttura, parlando di un vero e proprio “obbrobrio”, manifesto evidente del problema non solo culturale, ma anche urbanistico e culturale, in una città che, scrive ancora il quotidiano, in maniera più o meno rapida ha letteralmente ceduto pezzi in giro per il mondo.
La questione dell’ex Teatro Comunale, spiega ancora padre Bernardo, si inserisce in un contesto di forte stonatura rispetto al tessuto cittadino e all’eleganza dei lungarni: secondo l’abate, che comunque respinge l’idea che nelle città tutto debba essere conservato in maniera statica e rigida, il problema è che operazioni come questa finiscono con il sottrarre “territori e bellezza” alle future generazioni.
Ma, nota l’abate, stavolta l’indignazione trasversale che ha travolto la struttura potrebbe far nascere una consapevolezza più profonda delle trasformazioni che stanno interessando la città, risvegliando quella che padre Bernardo chiama la “coscienza fiorentina”.
E se da una parte l’abate allontana qualunque giudizio in merito alle responsabilità, non usa mezze misure nel definire la nuova struttura, parlando di un vero e proprio “obbrobrio”, manifesto evidente del problema non solo culturale, ma anche urbanistico e culturale, in una città che, scrive ancora il quotidiano, in maniera più o meno rapida ha letteralmente ceduto pezzi in giro per il mondo.
La questione dell’ex Teatro Comunale, spiega ancora padre Bernardo, si inserisce in un contesto di forte stonatura rispetto al tessuto cittadino e all’eleganza dei lungarni: secondo l’abate, che comunque respinge l’idea che nelle città tutto debba essere conservato in maniera statica e rigida, il problema è che operazioni come questa finiscono con il sottrarre “territori e bellezza” alle future generazioni.
Ma, nota l’abate, stavolta l’indignazione trasversale che ha travolto la struttura potrebbe far nascere una consapevolezza più profonda delle trasformazioni che stanno interessando la città, risvegliando quella che padre Bernardo chiama la “coscienza fiorentina”.
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