La Fiorentina è, a livello di punti, ultima in classifica dopo una sessione di mercato estiva da circa 92 milioni di euro. I tifosi si interrogano e si dividono sulla figura di Stefano Pioli. Che fare? Dare ancora fiducia al tecnico emiliano oppure cambiare la guida tecnica della squadra? E soprattutto, in favore di chi? Non sta a noi rispondere a questa domanda, ma ci sono alcuni elementi che è possibile prendere in considerazione, analizzare e sviscerare per provare a capire quanto — e se — sarebbe rischioso un avvicendamento in panchina, e quali potrebbero essere le conseguenze di una tale scelta sulla squadra e sulla società. Ma andiamo con ordine e, come sempre, cominciamo dall’inizio.
Dopo le “improvvise” dimissioni di Raffaele Palladino, la dirigenza si è trovata a gestire una delicata situazione tecnica in un contesto ambientale non esattamente favorevole, dato che la stagione si era chiusa con una contestazione da parte del tifo organizzato nei confronti dell’ex tecnico campano, del direttore sportivo Daniele Pradè e, in parte, anche del presidente Commisso. In quel momento i dirigenti hanno scelto Stefano Pioli, investendo soldi e idee, sottoponendogli un contratto economicamente molto importante per le possibilità della Fiorentina e di durata triennale. Una mossa che, dal punto di vista tecnico, lasciava intendere la volontà di investire e progettare a lungo termine insieme a Pioli un futuro importante per la squadra viola. In quel momento pesò, però, sicuramente anche un altro fattore: quello ambientale. Pioli rappresentava la persona ideale, oltre che il tecnico giusto. Come allenatore aveva vinto da poco uno scudetto ed era considerato tra i migliori del panorama italiano. Come persona rappresentava, e rappresenta tutt’oggi, il tramite perfetto per ricucire — o quantomeno acquietare — i rapporti tutt’altro che distesi con il tifo organizzato. In quel momento Pioli è stata una scelta intelligente sotto tutti i punti di vista, dando garanzie sul futuro della squadra e placando le contestazioni. Jackpot.
Ma oggi? Oggi molti tifosi e alcuni addetti ai lavori invocano il suo allontanamento, adducendo come motivazione principale il fatto che i calciatori siano refrattari alle sue idee di gioco. Siamo a fine ottobre e la Fiorentina non ha ancora vinto una partita in Serie A. La squadra non segna, subisce troppi gol, non ha una chiara identità di gioco e raramente tira verso la porta avversaria. In un contesto normale questo sarebbe forse già sufficiente per effettuare un cambio in panchina, ma perché allora Commisso non cambia?
Ipotizziamo dunque questo eventuale scenario: la Fiorentina esonera Stefano Pioli che, ad oggi, non ha alcuna ragione per dimettersi e lasciare il contratto che lo lega alla squadra viola, restando dunque a libro paga del presidente Commisso. Bisogna quindi trovare un allenatore che guadagni poco, verosimilmente un traghettatore. Inoltre, egli dovrebbe conoscere bene la piazza e le sue dinamiche, caratteristiche che Pioli già incarna. Per quanto riguarda la scelta del successore dell’ex tecnico del Milan, questa dovrebbe ricadere naturalmente sul direttore sportivo Pradè. Per usare un eufemismo, egli non gode della stima della Curva e nemmeno di quella di buona parte dei tifosi, ma sicuramente ha la fiducia del presidente e quella del direttore generale Ferrari. Il fatto è, però, che se Pradè dovesse portare a Firenze un suo uomo di fiducia — per esempio De Rossi — questa scelta rischierebbe di inasprire ulteriormente i rapporti tra la dirigenza e la piazza. Aspetto non consigliabile. Inoltre, se la Fiorentina dovesse allontanare Stefano Pioli, non dovrebbe allontanare anche chi lo ha scelto, investendo su di lui tempo e soldi del presidente e quindi anche lo stesso direttore sportivo ?
E poi c’è la squadra. Un gruppo di calciatori che finora abbiamo tenuto a margine di questo ragionamento, eppure non esente da colpe. Finora il gruppo ha dimostrato una grande fragilità psicologica e il cambio di allenatore potrebbe rappresentare, in un quadro simile, una vera e propria roulette russa. Da una parte è vero che potrebbe arrivare una scossa dal punto di vista mentale che porti nuova linfa alla squadra, ma quanto potrebbe durare questo effetto nel medio-lungo periodo? Molti tifosi citano il caso Ranieri-Roma della scorsa stagione. Un caso, appunto, più unico che raro e in una situazione pressoché irripetibile. Ranieri arrivò a Roma al posto di uno spaesato Juric e, oltre alla squadra, allenò giornalisti, tifosi e forse anche dirigenti da grande conoscitore dell’ambiente. Ma, come abbiamo già detto, chi conosce meglio la piazza di Firenze di Stefano Pioli? Ecco perché quell’effetto sembra difficilmente replicabile oggi nell’ambiente Fiorentina.
Chiudiamo senza una risposta, ma con l’augurio che di tutto questo, già da domenica prossima, non si debba più parlare. A Firenze tornerà Vincenzo Italiano col suo Bologna. Un altro incrocio, ancora corsi e ricorsi, sperando che stavolta il “Dio del calcio”, invocato in conferenza stampa da Stefano Pioli alla vigilia della gara di San Siro contro il Milan, possa stavolta essere più benevolo.
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