Dopo quanto tempo si torna davvero a camminare in seguito a un intervento di protesi di anca o di ginocchio? Grazie alle moderne tecniche chirurgiche e anestesiologiche, nella maggior parte dei casi il paziente può alzarsi già poche ore dopo l’operazione. A spiegarlo è Vanni Strigelli, chirurgo ortopedico del Valdisieve Hospital, che sottolinea come il percorso sia oggi molto meno traumatico rispetto al passato.
«La protesi di anca e quella di ginocchio sono diventate più semplici per i pazienti perché è migliorata la nostra capacità di rendere più agevole l’intero percorso», afferma Strigelli. Gli interventi comportano un minore sanguinamento e il ricorso alle trasfusioni è ormai molto raro. Allo stesso tempo sono stati compiuti importanti progressi nel controllo del dolore postoperatorio.
Anche la gestione del ricovero è cambiata. In passato era frequente ricorrere al catetere vescicale e al drenaggio chirurgico, costringendo il paziente a trascorrere due o tre giorni a letto. Oggi l’obiettivo è quello di preservarne fin da subito l’autonomia: «Il paziente non deve vivere questa esperienza come un malato. Come camminava il giorno precedente all’intervento, così torna ad alzarsi poche ore dopo, assistito da un fisioterapista e con l’aiuto delle stampelle».
I tempi sono molto rapidi. Quando termina l’effetto dell’anestesia spinale e viene recuperato il controllo motorio delle gambe, il paziente può iniziare a muovere i primi passi. «Chi viene operato al mattino normalmente cammina già nel pomeriggio dello stesso giorno, mentre chi affronta l’intervento nel pomeriggio si alza la mattina successiva», precisa il chirurgo.
La mobilizzazione precoce non è soltanto una dimostrazione dell’efficacia dell’intervento, ma rappresenta soprattutto una misura di sicurezza. Camminare riattiva infatti la circolazione degli arti inferiori e contribuisce a ridurre il rischio di trombosi. Alzarsi dal letto consente inoltre di respirare meglio, diminuendo la possibilità di complicanze respiratorie, e permette di svolgere in maniera più naturale anche le normali funzioni fisiologiche.
Il percorso di recupero non è però identico per tutti. Età, condizioni fisiche, patologie concomitanti e fragilità possono influire sui tempi necessari per riconquistare una piena autonomia. I pazienti più giovani e attivi tendono generalmente a recuperare più velocemente, mentre per chi presenta diverse patologie il cammino può essere leggermente più graduale.
Un ruolo importante viene svolto anche nei mesi precedenti all’operazione. «È fondamentale arrivare alla chirurgia nelle migliori condizioni possibili», evidenzia Strigelli. Per un paziente diabetico può essere utile rivedere la terapia e raggiungere un buon equilibrio metabolico, mentre in caso di forte sovrappeso è consigliabile programmare un percorso di dimagrimento. Per tutti può essere utile una preparazione motoria, sotto la guida di un fisioterapista o del proprio ortopedico, così da affrontare il periodo postoperatorio con una maggiore forza muscolare.
«Camminare poco dopo l’intervento è la conseguenza di un percorso virtuoso, non il solo obiettivo», conclude il chirurgo. Il risultato dipende dalla collaborazione di un’équipe multidisciplinare composta da ortopedico, anestesista, medici di reparto, infermieri e fisioterapisti. Quando l’intervento è eseguito correttamente, l’anestesia preserva la lucidità, il dolore è sotto controllo e i parametri vitali sono regolari, anche i pazienti più delicati possono essere rimessi in piedi in tempi molto brevi.
Strigelli esprime infine la propria riconoscenza alle realtà nelle quali svolge la sua attività: «Sono particolarmente grato al Valdisieve Hospital e al gruppo Life Healthcare, perché mi mettono a disposizione tutti questi strumenti e mi consentono di lavorare in un ambiente altamente specialistico, con l’obiettivo ultimo di garantire il bene del paziente».
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