L'eurodeputato lancia l'allarme a Firenze sul futuro del modello calcistico continentale, minacciato dagli investimenti degli Stati nazionali e dalla perdita del legame con il popolo.

“Il calcio oggi non è più uno sport, ma un fattore geopolitico. Nei club ormai investono Stati nazionali e fondi multinazionali e gli eventi sono momenti diplomatici, ancor prima che sportivi. Lo dimostra l’attuale mondiale: 48 squadre, europee ridotte al minimo e nuove aree geografiche - Asia e medio Oriente - che si affacciano prepotentemente.
L’Europa sta perdendo treni molto più importanti di quello sportivo - penso alla difesa, all’autonomia energetica, al digitale - ma di questo passo perderà anche il treno del calcio. “

Lo ha dichiarato il parlamentare europeo FdI-ECR Francesco Torselli nel corso dell’ evento di oggi a Firenze ''La geopolitica del pallone - il modello calcistico europeo tra riforme nazionali e sostenibilità economica''.

“Il modello di calcio europeo - fatto di merito, radicamento, tifoserie - sta vivendo un declino forse insanabile e questo genera uno scompenso economico e finanziario nel nostro continente.
Genera però un altro disastro: il calcio non è più uno sport di popolo, non è più uno sport che tutti possono giocare, ma un qualcosa di élite, nel quale vanno avanti in pochi e sempre meno su base meritocratica. E questa lettura è avallata da due dati inconfutabili: i risultati della nostra nazionale e delle nostre squadre di club, ma anche e soprattutto il numero dei giovani e dei giovanissimi che scelgono altro sport”.
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