Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

«In copertina ci sono due figure, maschile e femminile, che guardano in direzioni diverse ma stanno in equilibrio perché formano una coppia ed è questa la trave di colmo».

Dal titolo, appunto, dell’ultimo libro di Giuliano Adler, La trave di colmo (Giovane Holden Edizioni), come spiega l’autore che usa uno pseudonimo al posto del suo vero nome, Livio Callierotti, per un motivo ben preciso:

«Giuliano per la Venezia Giulia e Adler perché in tedesco significa aquila e rappresenta il mondo di ieri, il vecchio mondo».

Tornando alla trave di colmo, che è l’elemento strutturale più alto di un tetto, linea di incontro e appoggio per le falde, il titolo del libro si ricollega anche ai due precedenti, intitolati La pagliuzza d’oro e La pagliuzza e la trave.

«La pagliuzza d’oro allude alla propria anima come all’ago nel pagliaio, è un romanzo di formazione in cui il protagonista cerca di trovare se stesso. Pagliuzza e trave rappresentano invece il contrasto tra leggerezza e pesantezza ed è l’incontro del protagonista con gli altri. La trave di colmo unisce Nando e Nevia, accomunati dal ricordo del padre».

Sono due giovani di origini diverse, siciliano lui, triestina lei. Entrambi nascono dal mare, o meglio dai mari diversi che bagnano le rispettive città, e da quei mari traggono i loro primi ricordi. Le diverse inquietudini li portano a scelte differenti.

Lui fugge dal luogo di origine e trova occupazioni sempre nuove: da bracciante agricolo a maestro elementare nel Chianti, da lift boy in un Grand Hotel a rappresentante di una prestigiosa ditta di caffè. Lei si rifugia invece in un mondo immaginario.

Due anime diverse che, nel finale, finiscono per incontrarsi.

Quanto è importante il mare?

«Non è solo un elemento che fa parte geograficamente della mia vita, essendo di Trieste. Il mare è anche l’altra faccia della terra emersa, ciò che è sconosciuto e non se ne intuisce la profondità, è il nostro inconscio, la parte che dovremmo scoprire di noi stessi».

Nel romanzo ci sono tre luoghi: la Sicilia, la Toscana con Firenze e Trieste.

Qual è il loro diverso significato?

«In senso narrativo la Toscana e Firenze rappresentano una fase di passaggio o di crisi perché lì non c’è il mare, anche se a Trapani e a Trieste sono molto diversi. Ci sono le colline verdi ma non c’è l’elemento inquietante del mare. Nando scappa da Firenze per ritrovare la parte magica a Trieste. Si parte dal mare e si ritorna al mare. Come tutti i viaggi è circolare perché torna al punto di inizio».

Il prossimo libro?

«L’ho già finito. Si intitolerà La soglia nascosta e anche questo richiama un elemento architettonico. La soglia nascosta come la linea d’ombra di Conrad. Si svolgerà a Pirano, in Slovenia, e a Trieste, ma a differenza degli altri è una serie di racconti e non un romanzo».

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies