Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

Una storia in testa da tempo, da ambientare nel luogo giusto. Trovato quello, il resto è venuto da sé. Al Libraccio, Leonardo Gori racconta il suo ultimo libro, accennando il minimo indispensabile alla trama, perché c’è un mistero da svelare e bisogna stare bene attenti a quello che si dice per non togliere il gusto della lettura.

Nella sua esposizione lo accompagnano l’amico Marco Vichi, autore delle storie del commissario Bordelli ma non solo, e la giornalista de La Nazione Olga Mugnaini.

Il titolo del libro, dunque: “Borgo Ottomila” (Guanda). Sembra un nome di fantasia, ma non lo è. Esiste davvero un Borgo Ottomila, è una frazione nel comune di Celano in Abruzzo. Uno di quei posti che nascono dal prosciugamento di un lago, un altrove dove rifugiarsi se si è in fuga. Come nel caso di Anna, una delle tre donne protagoniste del romanzo. Scappa dal marito violento e torna nel paesino dell’infanzia, dove ritrova Marta, la migliore amica di allora. E dove le raggiungerà la vicequestore Laura Novembre che, insieme al sovrintendente Stefano Alfieri, sta indagando su un misterioso omicidio.

“Ho scoperto questo non luogo su internet, non ci sono mai stato a Borgo Ottomila perché non volevo farmi condizionare nel mio racconto”, spiega Gori e aggiunge come questo romanzo sia diverso dai suoi precedenti con protagonista Bruno Arcieri per più motivi. “Faccio tabula rasa di quanto scritto finora, perché stavolta non c’è la storia con la s maiuscola a intrecciarsi con le storie dei personaggi. Inoltre è ambientata ai giorni nostri, anche se con frequenti flashback agli anni Ottanta. Poi c’è una coppia di investigatori, per me la novità più complicata. Infine è una storia con tre personaggi femminili, in cui mi sono identificato per vedere la storia attraverso di loro”.

Un noir pieno di suspence, tanto da essere paragonabile, secondo Vichi, a “Psycho” con il conseguente augurio di trovare un produttore e un regista alla Hitchcock per farci un film. I personaggi  sono più importanti della trama, la quale “è necessaria, regge il romanzo”, dice Gori, “ma può cambiare anche radicalmente durante il racconto, basta mantenersi coerenti senza cadere in contraddizioni”.

E i nostalgici di Arcieri? “A gennaio dovrebbe uscire una nuova storia, ambientata nel 1946, nei giorni a cavallo del referendum istituzionale del 2 giugno tra monarchia e repubblica”.
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