“Il titolo non è casuale. Giallo e viola sono due colori che non si mescolano. Il viola vince sul giallo e questo è il grande rammarico di chi porta avanti le indagini”. Stefano Prizio, giornalista sportivo autore per lo più di libri sulla storia della Fiorentina, si cimenta in un genere per lui nuovo, il giallo noir, con “Giallo viola” (Ali Ribelli Edizioni).
Perché?
“Ho sempre scritto altro, tranne un libro sulla storia di mio padre intitolato Mariniello. Il giallo è difficile, volevo misurarmi su un genere diverso, ho intenzione di farne un altro, probabilmente con lo stesso protagonista”.
Ha degli autori di riferimento? “Sono un lettore appassionato e ne nomino due, fiorentini: Marco Vichi e Gigi Paoli”.
“Giallo viola” è ambientato in una città e in un anno indefiniti. C’è una squadra con la maglia viola che, contro ogni previsione, sta disputando un grande campionato. Un Campione, idolo della città. Un giorno in un albergo viene ritrovato il corpo senza
vita di Amina e da quel momento iniziano le indagini del Colonnello, personaggio senza nome. “Non ho voluto dare nessun riferimento preciso alla Fiorentina perché è un giallo”, spiega Prizio. “Siamo nel calcio contemporaneo dal Duemila. Questa storia vale non solo per la squadra con la maglia viola, ma per qualunque altra squadra, perché riguarda i tifosi e il mondo del calcio. Non è precisata la città anche se ci sono degli indizi, nel dire che è dove gioca la squadra con la maglia viola”.
Chi è il Colonnello?
“Indaga sul delitto. Il mio alter ego perché da giovane volevo fare il carabiniere, invece ho fatto altro. Mi sono immaginato una mia vita alternativa. C’è anche un giornalista sportivo, altro mio alter ego, amico del Colonnello”.
E il Campione?
“È un grande giocatore con la maglia viola, un centravanti originario del Niger, stato sub-sahariano sotto la Libia, confinante con la Nigeria”.
Torniamo un attimo al Prizio giornalista sportivo. Un commento sulla Fiorentina?
“Guardando anche al calcio delle altre piazze, vedi Roma con Ranieri, tutto può mutare in un momento tranne che a Firenze. Penso a Corvino e Pradè in questi anni. La sola vera novità è Paratici. A me piacerebbe vedere più movimento. Se questa proprietà non ha intenzione di cambiare dopo un anno così negativo in cui ha flirtato con la retrocessione, sarebbe il caso di rilanciare oppure di cedere”.
Perché?
“Ho sempre scritto altro, tranne un libro sulla storia di mio padre intitolato Mariniello. Il giallo è difficile, volevo misurarmi su un genere diverso, ho intenzione di farne un altro, probabilmente con lo stesso protagonista”.
Ha degli autori di riferimento? “Sono un lettore appassionato e ne nomino due, fiorentini: Marco Vichi e Gigi Paoli”.
“Giallo viola” è ambientato in una città e in un anno indefiniti. C’è una squadra con la maglia viola che, contro ogni previsione, sta disputando un grande campionato. Un Campione, idolo della città. Un giorno in un albergo viene ritrovato il corpo senza
vita di Amina e da quel momento iniziano le indagini del Colonnello, personaggio senza nome. “Non ho voluto dare nessun riferimento preciso alla Fiorentina perché è un giallo”, spiega Prizio. “Siamo nel calcio contemporaneo dal Duemila. Questa storia vale non solo per la squadra con la maglia viola, ma per qualunque altra squadra, perché riguarda i tifosi e il mondo del calcio. Non è precisata la città anche se ci sono degli indizi, nel dire che è dove gioca la squadra con la maglia viola”.
Chi è il Colonnello?
“Indaga sul delitto. Il mio alter ego perché da giovane volevo fare il carabiniere, invece ho fatto altro. Mi sono immaginato una mia vita alternativa. C’è anche un giornalista sportivo, altro mio alter ego, amico del Colonnello”.
E il Campione?
“È un grande giocatore con la maglia viola, un centravanti originario del Niger, stato sub-sahariano sotto la Libia, confinante con la Nigeria”.
Torniamo un attimo al Prizio giornalista sportivo. Un commento sulla Fiorentina?
“Guardando anche al calcio delle altre piazze, vedi Roma con Ranieri, tutto può mutare in un momento tranne che a Firenze. Penso a Corvino e Pradè in questi anni. La sola vera novità è Paratici. A me piacerebbe vedere più movimento. Se questa proprietà non ha intenzione di cambiare dopo un anno così negativo in cui ha flirtato con la retrocessione, sarebbe il caso di rilanciare oppure di cedere”.
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