Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

I Bandierai degli Uffizi, davanti alla libreria cinema Giunti Odeon, accolgono con tutti gli onori Niccolò e Lorenzo Cannone, fratelli giganti del rugby fiorentino, lì per presentare, in una domenica libera dagli impegni di campionato con la Benetton Treviso, il loro libro “I moschettieri del rugby” (Rai Libri), in cui il terzo protagonista è il compagno di Nazionale Ross Vintcent.

Ci sono l’assessora allo sport e alle tradizioni popolari Letizia Perini, il presidente del Florentia Rugby e promotore dell’evento Gregorio Ciampa, il presidente del Firenze Rugby 1931 Stefano Di Puccio, il presidente del Comitato Toscano Rugby Edoardo Barcaglioni, l’Associazione 50 Minuti veterano Calcio Storico, rappresentanti dell’Unione Rugby Firenze, piccoli e giovani rugbisti, sei dei quali ricevono delle borse di studio dallo sponsor della Nazionale Vittoria Assicurazioni.

C’è un clima di festa fiorentina, e non potrebbe essere altrimenti. I fratelli Cannone rispondono alle domande del media manager 
della Fir Antonio Pellegrino, del dirigente del Florentia Lorenzo Maggini e alla fine a quelle dei bambini che in loro vedono degli esempi. E allora via con la loro storia.

Niccolò Cannone, seconda linea, ex capitano della Nazionale nel tour estivo, è cresciuto nel Bombo Rugby, poi nel Florentia Rugby, quindi tutta la trafila federale: Accademia FIR, Petrarca e Benetton.

Lorenzo Cannone, terza linea, stesso percorso del fratello e punto fermo della Nazionale con cui ha realizzato una meta al suo esordio contro Samoa. Niccolò, classe 1998, ha il Bombo tatuato, ha iniziato a 14 anni, prima giocava a calcio.

Lorenzo, classe 2001, ha iniziato prima, seguendo le orme del fratello.

“Il mio amore più grande è il rugby”, dice Niccolò, “dà un senso di appartenenza molto forte, io sono molto legato a Firenze, ringrazio tutti gli allenatori che ho avuto perché tutti mi hanno lasciato qualcosa dentro. Quando gioco con la 
Nazionale e canto l’Inno per me sono emozioni molto grandi. Come arrivare a questi livelli? Trovare il piacere nelle rinunce. Per fare quello che facciamo noi tutti i giorni, ci vuole passione. Diventare capitano è stato un po’ una sorpresa. Giocare col Sudafrica in Sudafrica lo auguro a tutti i rugbisti, per la passione che hanno, anche i tifosi con le loro urla facendoti sentire che sei in un posto più grande di te. Una grande emozione la vittoria al Franchi a Firenze con l’Australia all’ultimo, davanti alla famiglia e agli amici”. 

“Quando torniamo a Firenze, nei luoghi dove siamo cresciuti”, dice Lorenzo, “è sempre una gioia. Io sono diverso da mio fratello, lui si emoziona facilmente, io no, sono più freddo, ma l’unica volta che ho pianto è stata in Nazionale durante l’Inno quando ero accanto a lui e lui aveva la fascia di capitano. La nonna è la nostra fan numero uno. L’esperienza da magnifici messeri nel Calcio Storico due anni fa è stata un’emozione paragonabile alla prima convocazione in Nazionale”. 


Nella foto: Antonio Pellegrino, Niccolò Cannone, Lorenzo Cannone, Lorenzo Maggini
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies