Piccole grandi cose del passato che affiorano alla memoria grazie alle testimonianze di chi le ha vissute. I libri servono anche a questo, a salvaguardare, a proteggere, a lasciare tramite uno scritto l’esperienza di una vita. “Il mare lo facevo in Arno” (Sarnus) ha questo merito. Il sottotitolo “memorie di donne e uomini del quartiere 3 di Firenze” suggerisce in cosa consista questo volume, realizzato dalla Cooperativa Sociale Matrix Onlus e dal Centro Diurno di Socializzazione L.I.N.A.R. di Nave a Rovezzano, con la partecipazione di varie realtà come centri anziani ed esercizi commerciali del Quartiere 3, il contributo di
Publiacqua e la prefazione di Marco Vichi.
Arricchiscono il volume le fotografie, importanti perché i luoghi cambiano come le persone. All’interno di un laboratorio di ricerca collettivo di memorie e storie del territorio, gli educatori del gruppo Linar hanno raccolto testimonianze di anziani e persone con disabilità.
Ne è venuto fuori un quadro del passato, narrato nel linguaggio “parlato” autentico degli intervistati, che è un monito al presente. I mestieri e i giochi scomparsi, quando bastava una palla o una corda o le figurine Panini al muretto per divertirsi. Le ricette di una volta, quando si mangiava il pollo nei giorni di festa o si infilava il pane in vino e zucchero. Tanti ricordi legati al fiume Arno, come la pesca di’ ranocchio. Una visione della collettività improntata alla solidarietà, quando ognuno era più attento ai bisogni dell’altro. I giovani di oggi si perdono nella loro abbondanza materiale, non sanno che cosa sia la fantasia, a differenza degli anziani di oggi, ragazzi di ieri, ai quali bastava l’Arno per fare un tuffo e sentirsi in vacanza come al mare.
“Ho seguito passo per passo la realizzazione del libro dopo avere raccolto coi ragazzi le interviste” dice Marco Nacci, responsabile dell’area educativa, “alla fine ho provato una grande soddisfazione, perché questo lavoro, dove non ci sono disparità, permette di crescere nel territorio”.
Prossimi progetti?
“Per l’anno prossimo è in cantiere un secondo libro che va a seguire questo sul progetto memory, però stavolta interpelleremo gli anziani di tutti i quartieri, non solo del 3. Su quale argomento? Per ora non lo dico. E poi c’è un’altra cosa…”.
Quale?
“La società in genere pensa che le persone diversamente abili non siano autoironiche invece no, quindi venite a conoscere la nostra realtà, perché incontrerete persone divertenti e piene di vita. In una persona in carrozzina non ci devi vedere solo la carrozzina, ma soprattutto la persona, coi suoi pregi e difetti, come ognuno di noi”.
Publiacqua e la prefazione di Marco Vichi.
Arricchiscono il volume le fotografie, importanti perché i luoghi cambiano come le persone. All’interno di un laboratorio di ricerca collettivo di memorie e storie del territorio, gli educatori del gruppo Linar hanno raccolto testimonianze di anziani e persone con disabilità.
Ne è venuto fuori un quadro del passato, narrato nel linguaggio “parlato” autentico degli intervistati, che è un monito al presente. I mestieri e i giochi scomparsi, quando bastava una palla o una corda o le figurine Panini al muretto per divertirsi. Le ricette di una volta, quando si mangiava il pollo nei giorni di festa o si infilava il pane in vino e zucchero. Tanti ricordi legati al fiume Arno, come la pesca di’ ranocchio. Una visione della collettività improntata alla solidarietà, quando ognuno era più attento ai bisogni dell’altro. I giovani di oggi si perdono nella loro abbondanza materiale, non sanno che cosa sia la fantasia, a differenza degli anziani di oggi, ragazzi di ieri, ai quali bastava l’Arno per fare un tuffo e sentirsi in vacanza come al mare.
“Ho seguito passo per passo la realizzazione del libro dopo avere raccolto coi ragazzi le interviste” dice Marco Nacci, responsabile dell’area educativa, “alla fine ho provato una grande soddisfazione, perché questo lavoro, dove non ci sono disparità, permette di crescere nel territorio”.
Prossimi progetti?
“Per l’anno prossimo è in cantiere un secondo libro che va a seguire questo sul progetto memory, però stavolta interpelleremo gli anziani di tutti i quartieri, non solo del 3. Su quale argomento? Per ora non lo dico. E poi c’è un’altra cosa…”.
Quale?
“La società in genere pensa che le persone diversamente abili non siano autoironiche invece no, quindi venite a conoscere la nostra realtà, perché incontrerete persone divertenti e piene di vita. In una persona in carrozzina non ci devi vedere solo la carrozzina, ma soprattutto la persona, coi suoi pregi e difetti, come ognuno di noi”.
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