Il mondo del lavoro raccontato come un giallo. Pasquale Sgrò presenta “L’altro ispettore. Vietato pensare” (Corbaccio) al Centrolibro di Scandicci con Francesca Albano, Presidente Ali-Confcommercio Firenze Arezzo, in un evento moderato da Fiorenza Poli, Assessora Pubblica Istruzione Comune di Scandicci, e con la partecipazione dell’attore Massimiliano Galligani, il brigadiere Mariotti nella serie tv rai “L’altro ispettore”, appunto ispirata ai romanzi di Sgrò.
Il protagonista è Domenico Dodaro, un ispettore del lavoro trentottenne che dopo la morte della moglie torna a Lucca, la città dove è cresciuto, con la figlia adolescente. Lì ritrova la madre, la sorella e Alessandro, un amico di famiglia rimasto paraplegico in seguito a un incidente in cantiere dove il padre di Domenico aveva perso la vita molti anni prima. Un tragico evento porta Dodaro a indagare. Karina, giovane operaia tessile con il sogno di diventare ballerina, muore stritolata dall’orditoio di un’industria. Con l’aiuto della PM Raffaella Pacini, compagna di classe al liceo, Domenico svelerà le verità nascoste di quell’azienda.
La storia di Karina ricorda quella vera di Luana D’Orazio, la ventiduenne morta nel 2021 a Montemurlo. Prendere spunto dalla realtà comporta una maggiore responsabilità?
“C’è un aspetto morale. Ti chiedi se sia giusto pubblicare una storia che, anche se con altri nomi, viene identificata. Poi, però, capisci che è un bene dare un nome e cognome a queste persone affinché non siano solo dei numeri statistici. Ci vogliono rispetto e delicatezza. Sono amico della mamma di Luana, è una donna forte che sta combattendo contro i mulini a vento perché di recente è stato assolto il manutentore”.
Da ex ispettore del lavoro passato alla scrittura come è la situazione?
“Non li ho pubblicati tutti, ma ho scritto diciassette gialli e duecento brevi racconti e il fatto drammatico è che sono tutti fatti veri. Troppe persone muoiono sul posto di lavoro, circa quattro al giorno. La criminalità organizzata fa meno omicidi del mondo del lavoro, quindi questo è un dramma sociale ed è uno dei motivi per cui ne scrivo”.
Come cambiare?
“Penso che le leggi ci siano, ma un po’ farraginose. Manca quella cultura che una persona si porta da bambino per avere l’idea del rischio qualunque cosa faccia, anche nella quotidianità, perché ci sono infortuni che avvengono a casa, nelle scuole o nei parchi giochi”.
Quanto e come se ne parla?
“A volte le parole giustificano, ma così assolvono e non va bene. Bisogna smettere di parlare di morti bianche, dire che è stato il
destino o una tragica casualità o un incidente. Bisogna dare il giusto nome alle cose. Quando c’è un incidente, c’è sempre una responsabilità: del lavoratore o del preposto o del datore di lavoro, anche non di natura dolosa ma di natura colposa, però c’è sempre. Quando succede qualcosa, significa che qualcosa non ha funzionato”.
Vietato pensare. Perché questo titolo?
“L’ho trovato scritto su un muro in un cantiere navale, ma al contrario il lavoratore deve pensare, per capire quello che deve
o non deve fare”.
Soddisfatto della serie tv?
“Quando ho visto arrivare per le riprese Alessio Vassallo, coi capelli ricci e la barba, mi sono emozionato perché mi sono rivisto com’ero quarant’anni prima anche se lui è più alto e più bello. Poi si gira a Lucca, la città dove vivo. La casa di produzione ha scelto il top per attori, fotografia e musica, quindi la serie è venuta davvero bene. Gli sceneggiatori stanno già lavorando alla prossima”.
Nella foto: Francesca Albano, Fiorenza Poli, Pasquale Sgrò, Massimiliano Galligani
Il protagonista è Domenico Dodaro, un ispettore del lavoro trentottenne che dopo la morte della moglie torna a Lucca, la città dove è cresciuto, con la figlia adolescente. Lì ritrova la madre, la sorella e Alessandro, un amico di famiglia rimasto paraplegico in seguito a un incidente in cantiere dove il padre di Domenico aveva perso la vita molti anni prima. Un tragico evento porta Dodaro a indagare. Karina, giovane operaia tessile con il sogno di diventare ballerina, muore stritolata dall’orditoio di un’industria. Con l’aiuto della PM Raffaella Pacini, compagna di classe al liceo, Domenico svelerà le verità nascoste di quell’azienda.
La storia di Karina ricorda quella vera di Luana D’Orazio, la ventiduenne morta nel 2021 a Montemurlo. Prendere spunto dalla realtà comporta una maggiore responsabilità?
“C’è un aspetto morale. Ti chiedi se sia giusto pubblicare una storia che, anche se con altri nomi, viene identificata. Poi, però, capisci che è un bene dare un nome e cognome a queste persone affinché non siano solo dei numeri statistici. Ci vogliono rispetto e delicatezza. Sono amico della mamma di Luana, è una donna forte che sta combattendo contro i mulini a vento perché di recente è stato assolto il manutentore”.
Da ex ispettore del lavoro passato alla scrittura come è la situazione?
“Non li ho pubblicati tutti, ma ho scritto diciassette gialli e duecento brevi racconti e il fatto drammatico è che sono tutti fatti veri. Troppe persone muoiono sul posto di lavoro, circa quattro al giorno. La criminalità organizzata fa meno omicidi del mondo del lavoro, quindi questo è un dramma sociale ed è uno dei motivi per cui ne scrivo”.
Come cambiare?
“Penso che le leggi ci siano, ma un po’ farraginose. Manca quella cultura che una persona si porta da bambino per avere l’idea del rischio qualunque cosa faccia, anche nella quotidianità, perché ci sono infortuni che avvengono a casa, nelle scuole o nei parchi giochi”.
Quanto e come se ne parla?
“A volte le parole giustificano, ma così assolvono e non va bene. Bisogna smettere di parlare di morti bianche, dire che è stato il
destino o una tragica casualità o un incidente. Bisogna dare il giusto nome alle cose. Quando c’è un incidente, c’è sempre una responsabilità: del lavoratore o del preposto o del datore di lavoro, anche non di natura dolosa ma di natura colposa, però c’è sempre. Quando succede qualcosa, significa che qualcosa non ha funzionato”.
Vietato pensare. Perché questo titolo?
“L’ho trovato scritto su un muro in un cantiere navale, ma al contrario il lavoratore deve pensare, per capire quello che deve
o non deve fare”.
Soddisfatto della serie tv?
“Quando ho visto arrivare per le riprese Alessio Vassallo, coi capelli ricci e la barba, mi sono emozionato perché mi sono rivisto com’ero quarant’anni prima anche se lui è più alto e più bello. Poi si gira a Lucca, la città dove vivo. La casa di produzione ha scelto il top per attori, fotografia e musica, quindi la serie è venuta davvero bene. Gli sceneggiatori stanno già lavorando alla prossima”.
Nella foto: Francesca Albano, Fiorenza Poli, Pasquale Sgrò, Massimiliano Galligani
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