Da cameriera a celebrità il passo è breve. Sembra una favola e forse lo è, quella della ventisettenne livornese Eleonora Riso. Da Masterchef Italia dove ha vinto la tredicesima edizione – la prima toscana a riuscirci – al Conventino Caffè Letterario per presentare il suo libro “Laboratorio di sapori. 80 ricette ganzissime” edito da Baldini+Castoldi, uno dei premi ricevuti insieme a 100000 euro in gettoni d’oro e l’accesso a un prestigioso corso di alta formazione presso ALMA la scuola internazionaledi cucina italiana.
All’incontro con i lettori e al firmacopie presente Giulio Picchi, il patron del Cibreo ristorante presso cui Eleonora ha lavorato dal 2018 servendo anche personaggi come Russell Crowe e Jane Fonda. “Dinamite pura”, la definisce Picchi. E così è. Orgogliosamente impacciata, ansiosa, semplice, naturale, aggressiva, restia a ogni cliché, pronta a esplodere. La sala è gremita, di più. Posti a sedere tutti occupati, la gente in piedi in terza fila ad ascoltare la ragazza che ce l’ha fatta. A vederla dal vivo, per capire se è come appare in tv.
E lei, con la sfrontatezza di una timidezza esibita - “da tanti anni la combatto facendo l’opposto di quello che uno si aspetta da un timido, per esempio a parlare con le persone divento molesta” – tiene banco tanto che alla fine sarà lei a chiedere ancora domande al pubblico. E continuerebbero all’infinito, da chi si candida al prossimo masterchef, a chi chiede una ricetta, chi vuole l’ingrediente segreto, chi un aneddoto, un gossip sull’esperienza in tv.
Ma davvero è così come si vede? “Sì, tre mesi in cui paura e ansia sono l’adrenalina. C’è molta stanchezza fisica e mentale, quello che sai bene altrimenti ti arrangi. C’era chi studiava la sera, io no. Il servizio si concentra nel poco tempo che ti danno, c’è sempre nervosismo. Di solito in cucina sono tutti un po’ schizzati, per questo mi sento nel mio ambiente, stavo per sbottare con chef Scabin ma testa china, silenzio rigoroso e mani all’opera. Con i giudici c’era distacco ed è giusto così, però con Cannavacciuolo bastava uno sguardo”.
Con gli altri concorrenti? “Ti trovi fuori dalla tua comfort zone, io sono silenziosa e solitaria di base, lì invece sei a contatto con persone diverse da te così abbassi le difese, apprezzi cose nuove. Una sera siamo usciti per fare il karaoke cinese, ma dei ragazzi ci hanno sgamato allora siamo subito scappati”.
Il momento della vittoria? “Un vuoto totale. Ero incredula. Continuavo a girarmi verso i miei compagni per vedere la loro reazione, pensavo che avrebbe vinto uno di loro”.
Ma è così importante poi il successo? “Conta fare qualcosa che ti faccia stare bene, non c’è bisogno per forza di eccellere”.
Presa ad esempio per il lavoro che svolgeva e per il suo modo di essere, che effetto fa? “Verso chi lavora come cameriera ci sono dei pregiudizi ma io non lo rinnego assolutamente. Mi fa tantissimo piacere pensare che delle persone rivedano i propri disagi rappresentati in tv. Bisogna concentrarsi meno possibile su noi stessi e ascoltare gli altri perché tanto alla fine non gliene frega niente a nessuno di come apparirai”.
Il libro contiene ricette ispirate all’equilibrio e all’armonia tra i sapori della cucina giapponese, infatti Eleonora ha vinto Masterchef con un menù chiamato “Ichigo Ichie”, nel senso di apprezzare l’unicità del momento presente. “Quelle nel libro sono le prime sperimentazioni in cucina, spero di perfezionare sempre il mio lavoro”.
Ora cosa farai? “Ho il progetto di aprire un posto nella campagna toscana. Ho avuto la fortuna di vivere vicino a Molin del Piano a valle del fiume Santa Brigida in mezzo al bosco. Con dei coinquilini affittavamo le camere e per un mese sono arrivate un sacco di persone. Noi eravamo stupiti perché chi veniva voleva fare un giro all’orto, vedere il miele con le api, mangiavano con noi. Lì ho capito che quella era la sintesi di tutte le mie esperienze ovvero l’accoglienza, la vita campestre, il distacco dal caos cittadino. Voglio un posto che sia qualcosa di più che andare a cena fuori ma coinvolga tanti altri aspetti della nutrizione fino ad arrivare appunto a tavola tutti insieme. Si esce anche per sentirci coccolati e il mio progetto comprende appunto questo, un luogo in campagna per condividere con gli altri un’esperienza totale”.
All’incontro con i lettori e al firmacopie presente Giulio Picchi, il patron del Cibreo ristorante presso cui Eleonora ha lavorato dal 2018 servendo anche personaggi come Russell Crowe e Jane Fonda. “Dinamite pura”, la definisce Picchi. E così è. Orgogliosamente impacciata, ansiosa, semplice, naturale, aggressiva, restia a ogni cliché, pronta a esplodere. La sala è gremita, di più. Posti a sedere tutti occupati, la gente in piedi in terza fila ad ascoltare la ragazza che ce l’ha fatta. A vederla dal vivo, per capire se è come appare in tv.
E lei, con la sfrontatezza di una timidezza esibita - “da tanti anni la combatto facendo l’opposto di quello che uno si aspetta da un timido, per esempio a parlare con le persone divento molesta” – tiene banco tanto che alla fine sarà lei a chiedere ancora domande al pubblico. E continuerebbero all’infinito, da chi si candida al prossimo masterchef, a chi chiede una ricetta, chi vuole l’ingrediente segreto, chi un aneddoto, un gossip sull’esperienza in tv.
Ma davvero è così come si vede? “Sì, tre mesi in cui paura e ansia sono l’adrenalina. C’è molta stanchezza fisica e mentale, quello che sai bene altrimenti ti arrangi. C’era chi studiava la sera, io no. Il servizio si concentra nel poco tempo che ti danno, c’è sempre nervosismo. Di solito in cucina sono tutti un po’ schizzati, per questo mi sento nel mio ambiente, stavo per sbottare con chef Scabin ma testa china, silenzio rigoroso e mani all’opera. Con i giudici c’era distacco ed è giusto così, però con Cannavacciuolo bastava uno sguardo”.
Con gli altri concorrenti? “Ti trovi fuori dalla tua comfort zone, io sono silenziosa e solitaria di base, lì invece sei a contatto con persone diverse da te così abbassi le difese, apprezzi cose nuove. Una sera siamo usciti per fare il karaoke cinese, ma dei ragazzi ci hanno sgamato allora siamo subito scappati”.
Il momento della vittoria? “Un vuoto totale. Ero incredula. Continuavo a girarmi verso i miei compagni per vedere la loro reazione, pensavo che avrebbe vinto uno di loro”.
Ma è così importante poi il successo? “Conta fare qualcosa che ti faccia stare bene, non c’è bisogno per forza di eccellere”.
Presa ad esempio per il lavoro che svolgeva e per il suo modo di essere, che effetto fa? “Verso chi lavora come cameriera ci sono dei pregiudizi ma io non lo rinnego assolutamente. Mi fa tantissimo piacere pensare che delle persone rivedano i propri disagi rappresentati in tv. Bisogna concentrarsi meno possibile su noi stessi e ascoltare gli altri perché tanto alla fine non gliene frega niente a nessuno di come apparirai”.
Il libro contiene ricette ispirate all’equilibrio e all’armonia tra i sapori della cucina giapponese, infatti Eleonora ha vinto Masterchef con un menù chiamato “Ichigo Ichie”, nel senso di apprezzare l’unicità del momento presente. “Quelle nel libro sono le prime sperimentazioni in cucina, spero di perfezionare sempre il mio lavoro”.
Ora cosa farai? “Ho il progetto di aprire un posto nella campagna toscana. Ho avuto la fortuna di vivere vicino a Molin del Piano a valle del fiume Santa Brigida in mezzo al bosco. Con dei coinquilini affittavamo le camere e per un mese sono arrivate un sacco di persone. Noi eravamo stupiti perché chi veniva voleva fare un giro all’orto, vedere il miele con le api, mangiavano con noi. Lì ho capito che quella era la sintesi di tutte le mie esperienze ovvero l’accoglienza, la vita campestre, il distacco dal caos cittadino. Voglio un posto che sia qualcosa di più che andare a cena fuori ma coinvolga tanti altri aspetti della nutrizione fino ad arrivare appunto a tavola tutti insieme. Si esce anche per sentirci coccolati e il mio progetto comprende appunto questo, un luogo in campagna per condividere con gli altri un’esperienza totale”.
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