Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

Un ritratto inedito di Lando Buzzanca nel libro del figlio Massimiliano, anche lui attore: “Ma che sei il figlio di Lando?” (Baldini + Castoldi). Chissà quante volte gli è stato detto, allora Massimiliano Buzzanca lo 
ha messo per iscritto nel volume presentato alla Libreria Gioberti con Carlo Scarzanella.

“Essere figlio di una persona famosa può essere rischioso”, dice Massimiliano, “si può crescere male, con un senso di invulnerabilità, ma io ho avuto la fortuna di avere un padre e una madre e degli amici che hanno fatto di tutto per non farmi sentire il figlio di Lando Buzzanca, così sono cresciuto in una maniera sana e naturale”. 

Dal libro risulta chiara l’importanza della moglie di Lando, oltre che madre di Massimiliano, senza la quale non ci sarebbe stato l’attore con la carriera che ha fatto. Lucia donna paziente e innamorata di un uomo, 
Gerlando o Gigi ma per tutti Lando, che ha pagato la dichiarata appartenenza politica – “mio padre in alto a destra” recita il sottotitolo – con le porte chiuse di teatri anche per dei testi apolitici e l’atteggiamento 
di alcuni registi di fede politica avversa, che facevano finta di non vederlo per non salutarlo, come Ettore Scola, “per il quale papà aveva una stima e un’adorazione incredibili”. Buzzanca era “un socialista di 
destra”: “si sentiva di ‘destra’ perché i suoi valori erano la patria, la bandiera, la famiglia, l’ordine, la legge, ma uno dei suoi più cari amici era Gianni Borgna assessore alla cultura di sinistra del Comune di Roma legato al sindaco Veltroni e anche allora, quando papà dichiarò di votare per Veltroni, i suoi storici amici di destra lo rimproverarono. Papà era un libero pensatore”.

Aneddoti e incontri nel libro, come quello con Vittorio Gassman che gli ha dato la fiducia per continuare 
a crederci, quando ancora il giovane Lando cercava una scrittura e si arrangiava per vivere, o con Tony Curtis di tutt’altro tenore. E poi Germi, De Sica, Festa Campanile e molti altri, spesso incarnando negli 
anni Settanta la figura dell’Homo Eroticus, il maschio siciliano ossessionato dal sesso, ruolo che ha fatto la sua fortuna ma allo stesso tempo limitato per un certo periodo. Un uomo che nella vita privata “ha fatto l’amore solo con sua moglie” ma di storie ne ha avute.

C’è un film a cui teneva di più?
“Non ha capito perché la gente non abbia apprezzato Travolto dagli affetti familiari. Viceversa era sorpreso che alcuni film da lui ritenuti bruttini avessero avuto un successo incredibile. Secondo me il film per lui più facile da girare è stato I Viceré perché papà ha messo in scena se stesso per l’atteggiamento severo”.

Nella vita reale dunque un padre autoritario, ma fragilissimo di fronte a un grave incidente del figlio maggiore, Mario. Fragile come è diventato al cospetto della sua malattia e lì il racconto di Massimiliano si è fermato, perché “quando ha cominciato a non ricordare il suo nome, né riconoscere noi, non era 
più mio padre ma un’altra persona. L’afasia è una malattia che ti porta non solo ad avere problemi a parlare, ma neanche capisci il senso di quello che dici e per me, che lo avevo sempre visto forte vederlo improvvisamente fragile, è stata dura. Ho raccontato solo l’episodio del tentato suicidio nel 2013, a conclusione di un periodo di forte depressione iniziata con la scomparsa di Lucia tre anni prima, perché faceva parte del suo essere Lando Buzzanca”.

Massimiliano descrive così nel libro uno di quei momenti: “Ci abbracciamo come forse non abbiamo fatto mai. Complici. Due attori che ridono in scena per una battuta fuori scena dell’altro”. 


Nella foto: Carlo Scarzanella e Massimiliano Buzzanca
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