Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

Scrivere poesie è un atto di coraggio, controcorrente, come fermarsi a respirare e osservare la frenetica quotidianità intorno a noi. È quello che fa Alessandro Bini, drammaturgo e romanziere fiorentino, con “Partiamo dalle nuvole” (Edizioni Polistampa), il suo esordio poetico presentato alle Murate, in un evento organizzato da Maria Cristina Galletti e Silvia Papucci.

Dopo l’introduzione di Jacopo Chiostri, gli interventi di Caterina Ceccuti ed Erika Bresci, le letture di Marcello Sbigoli. Presente anche l’editore Antonio Pagliai. “La prosa è più organizzata, la poesia è come un lampo”, dice Bini. “Sono molto diffidente verso certa poesia perché è un ambito dove è facile bluffare. Per anni sono andato alle presentazioni di raccolte di poesie di persone qualificate, però spesso e volentieri mi chiedevo: ma questa cosa che vuol dire esattamente? Le parole sono molto belle, tutto l’insieme suona molto bene, ma il significato non è chiaro. Io penso invece che la poesia debba essere comprensibile, non a caso sono appassionato di Wislawa Szymborska, premio Nobel, poetessa polacca, che dice cose estremamente comprensibili, questa per me è la cifra giusta per scrivere poesie”. 

La narrazione introspettiva di Bini coglie momenti, immagini, “pilucca la vita” come fa l’autista fermo al semaforo: “la vecchietta trascorre/sulle strisce, una parte/perplessa di vita, vigilante/e attraversa con cura … la prima fila permette/certi metri di calma/uno sguardo a due gambe…”. 

L’autore è come un gatto, animale a lui particolarmente consono, e al suo che non c’è più, “scorbutico folletto della mia solitudine/mio amico e prigioniero”, dedica parole commosse: “Abbi pietà di me che ancora vivo/pur se non ho più sogni/con l’anima graffiata”. I messaggi limpidi di Bini, alla ricerca di sentimenti autentici, anche se l’amore è “stupido, continua a sbocciare/come fiore di strada/che non crede all’asfalto”. La spontaneità opposta all’artificiosità, il bisogno di riposarsi perché “questa vita di ape/mi ha stancato”. 

Ci sarà un seguito a questa raccolta? “No, dopo questa incursione nella poesia, ritornerò nella mia solita veste di narratore”.

Nella foto: Caterina Ceccuti, Alessandro Bini, Erika Bresci, Marcello Sbigoli
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