11 giugno 1944 al Poggio alla Malva, Comune di Carmignano. Otto partigiani, quasi tutti sui ventiquattro anni tranne uno con moglie e figli, fanno esplodere un treno merci carico di 160 tonnellate di tritolo, appena uscito dalla fabbrica Nobel (che si trovava di fronte all’enorme pietra detta Masso delle Fate), che sarebbe servito ai tedeschi per minare ponti e strade, distruggere case, rallentare l’avanzata degli alleati.
Da questo episodio quasi dimenticato della Resistenza in Toscana si sviluppa il libro di Nicola Coccia, “Strage al Masso delle Fate” (Edizioni ETS), presentato alla Sms di Peretola con Massimiliano Scudeletti. Per un problema con l’innesco della seconda miccia quattro di quei giovani morirono: i fratelli Bogardo e Alighiero Buricchi, Ariodante Naldi e Bruno Spinelli. Si salvarono gli altri: Lido Sardi, Ruffo del Guerra, Mario Banci e il pittore Enzo Faraoni. Proprio quest’ultimo racconterà all’autore del volume quanto accaduto durante quello che fu “il maggior attacco partigiano dell’Italia centrale”.
“Ho conosciuto Faraoni nel 1997 e l’ho seguito fino alla morte nel 2017”, spiega Coccia, “l’avrò intervistato una ventina di volte e da lui sono passato a rintracciare i protagonisti o i parenti. Ho parlato con tanta gente in quindici anni finché non ho trovato all’Archivio centrale di Stato un documento dove si dice dove era diretto il carico di esplosivo e questo mi ha spinto a renderlo pubblico, per mettere un punto a una vicenda poco conosciuta”.
I superstiti di quell’azione partigiana si rifugiarono nella casa di Ottone Rosai insieme ad altri gappisti tra cui Bruno Fanciullacci. Rosai volontario nella prima guerra mondiale, fondatore con altri dodici artisti nel 1919 del fascio di combattimento fiorentino, in un’occasione salvò Mussolini da un attentato ma non partecipò alla marcia su Roma né indossò mai la divisa fascista. “Ecco Rosai insieme alla moglie dando rifugio ai partigiani rischiava la vita tutti i giorni”, dice Coccia.
Nel libro si parla così del gruppo di artisti impegnati nella Resistenza, di una Firenze viva e in lotta dal 1933 al 1944, del famigerato Mario Carità torturatore di Villa Triste e di Pietro Koch, di seminaristi e vescovi, di tante altre storie significative riportate alla luce grazie al lavoro di Coccia. Il libro verrà presentato oggi alle 17 al Salone del Libro di Torino.
Da questo episodio quasi dimenticato della Resistenza in Toscana si sviluppa il libro di Nicola Coccia, “Strage al Masso delle Fate” (Edizioni ETS), presentato alla Sms di Peretola con Massimiliano Scudeletti. Per un problema con l’innesco della seconda miccia quattro di quei giovani morirono: i fratelli Bogardo e Alighiero Buricchi, Ariodante Naldi e Bruno Spinelli. Si salvarono gli altri: Lido Sardi, Ruffo del Guerra, Mario Banci e il pittore Enzo Faraoni. Proprio quest’ultimo racconterà all’autore del volume quanto accaduto durante quello che fu “il maggior attacco partigiano dell’Italia centrale”.
“Ho conosciuto Faraoni nel 1997 e l’ho seguito fino alla morte nel 2017”, spiega Coccia, “l’avrò intervistato una ventina di volte e da lui sono passato a rintracciare i protagonisti o i parenti. Ho parlato con tanta gente in quindici anni finché non ho trovato all’Archivio centrale di Stato un documento dove si dice dove era diretto il carico di esplosivo e questo mi ha spinto a renderlo pubblico, per mettere un punto a una vicenda poco conosciuta”.
I superstiti di quell’azione partigiana si rifugiarono nella casa di Ottone Rosai insieme ad altri gappisti tra cui Bruno Fanciullacci. Rosai volontario nella prima guerra mondiale, fondatore con altri dodici artisti nel 1919 del fascio di combattimento fiorentino, in un’occasione salvò Mussolini da un attentato ma non partecipò alla marcia su Roma né indossò mai la divisa fascista. “Ecco Rosai insieme alla moglie dando rifugio ai partigiani rischiava la vita tutti i giorni”, dice Coccia.
Nel libro si parla così del gruppo di artisti impegnati nella Resistenza, di una Firenze viva e in lotta dal 1933 al 1944, del famigerato Mario Carità torturatore di Villa Triste e di Pietro Koch, di seminaristi e vescovi, di tante altre storie significative riportate alla luce grazie al lavoro di Coccia. Il libro verrà presentato oggi alle 17 al Salone del Libro di Torino.
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