Una nuova storia per il commissario Franco Mezzanotte e l’ex poliziotto Simòn Renoir, due personaggi seguiti da lettori affezionati. Ne parla l’autore, Simone Togneri, presentando “Ultima notte sull’Arno” (Fratelli Frilli Editori) al Centrolibro di Scandicci con Nico Conti.
“Sono vent’anni che conosco Mezzanotte e Renoir ma li conoscevo anche prima. Quando dico che i personaggi mi parlano, è vero, mi accompagnano in ogni momento della giornata”, dice Togneri.
In “Ultima notte sull’Arno” Mezzanotte e Renoir indagano su tre morti nello stesso giorno: un uomo ritrovato su una panchina nel parco del Saletto; una donna all’Antella uccisa dal marito che poi si costituisce; un autista dell’autobus morto per un apparente malore.
Dal primo libro è cambiato il modo di raccontare storie?
“Forse è cambiato il mio approccio. Da serial killer e scene molto forti sono passato alla quotidianità dei fatti. Mi interessa la
concatenazione degli eventi, come una cosa semplice scatena una serie di altri eventi. Adesso sono più curioso di conoscere tutto dei personaggi”.
Sono cambiati negli anni i personaggi?
“Mezzanotte è un commissario quasi alla fine della carriera coi suoi acciacchi, le sue passioni, e mi racconta cose che vent’anni fa non mi raccontava. Renoir è il suo collaboratore, vorrebbe fare il pittore ma non è semplice”.
Perché Firenze come ambientazione?
“Firenze è una città di contraddizioni, con la sua bellezza ma anche legata al mostro, quindi una storia come questa, di amore e odio, non poteva essere ambientata che qui”.
Ogni libro è diverso dall’altro. Per cosa in particolare?
“In ogni libro che scrivo mi piace inserire un filo conduttore, un tema. Può essere la religione, l’arte; in questo ci sono amore e odio, due lati della stessa medaglia, perché il vero opposto di entrambi è l’indifferenza. Il prossimo tema? L’amicizia”.
Come è il processo di scrittura?
“Bisogna documentarsi sul contesto. Scrivere un giallo è anche una sfida tecnica perché bisogna stare attenti a tante cose, ma quello che scrivo cambia di continuo. Cerco di lasciare la storia libera di andare dove vuole, perderei il gusto se già sapessi come va a finire, io sono il primo lettore dei miei libri. Anche questa storia è cominciata su tre strade diverse. Le conseguenze delle scelte dei personaggi in qualche modo fanno andare avanti la storia da sola, aggiungendo dei dettagli a cui non avrei mai pensato in fase di progettazione”.
Seguire la voce dei personaggi comporta varie fasi di riscrittura?
“Sì. Lo faccio sempre, vado avanti e indietro, modificando affinché il tutto sia coerente, ma forse è la parte che mi diverte di più”.
Nella foto: Nico Conti, Simone Togneri, Andrea Bagni
“Sono vent’anni che conosco Mezzanotte e Renoir ma li conoscevo anche prima. Quando dico che i personaggi mi parlano, è vero, mi accompagnano in ogni momento della giornata”, dice Togneri.
In “Ultima notte sull’Arno” Mezzanotte e Renoir indagano su tre morti nello stesso giorno: un uomo ritrovato su una panchina nel parco del Saletto; una donna all’Antella uccisa dal marito che poi si costituisce; un autista dell’autobus morto per un apparente malore.
Dal primo libro è cambiato il modo di raccontare storie?
“Forse è cambiato il mio approccio. Da serial killer e scene molto forti sono passato alla quotidianità dei fatti. Mi interessa la
concatenazione degli eventi, come una cosa semplice scatena una serie di altri eventi. Adesso sono più curioso di conoscere tutto dei personaggi”.
Sono cambiati negli anni i personaggi?
“Mezzanotte è un commissario quasi alla fine della carriera coi suoi acciacchi, le sue passioni, e mi racconta cose che vent’anni fa non mi raccontava. Renoir è il suo collaboratore, vorrebbe fare il pittore ma non è semplice”.
Perché Firenze come ambientazione?
“Firenze è una città di contraddizioni, con la sua bellezza ma anche legata al mostro, quindi una storia come questa, di amore e odio, non poteva essere ambientata che qui”.
Ogni libro è diverso dall’altro. Per cosa in particolare?
“In ogni libro che scrivo mi piace inserire un filo conduttore, un tema. Può essere la religione, l’arte; in questo ci sono amore e odio, due lati della stessa medaglia, perché il vero opposto di entrambi è l’indifferenza. Il prossimo tema? L’amicizia”.
Come è il processo di scrittura?
“Bisogna documentarsi sul contesto. Scrivere un giallo è anche una sfida tecnica perché bisogna stare attenti a tante cose, ma quello che scrivo cambia di continuo. Cerco di lasciare la storia libera di andare dove vuole, perderei il gusto se già sapessi come va a finire, io sono il primo lettore dei miei libri. Anche questa storia è cominciata su tre strade diverse. Le conseguenze delle scelte dei personaggi in qualche modo fanno andare avanti la storia da sola, aggiungendo dei dettagli a cui non avrei mai pensato in fase di progettazione”.
Seguire la voce dei personaggi comporta varie fasi di riscrittura?
“Sì. Lo faccio sempre, vado avanti e indietro, modificando affinché il tutto sia coerente, ma forse è la parte che mi diverte di più”.
Nella foto: Nico Conti, Simone Togneri, Andrea Bagni
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