Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

Firenze, 2023. Guido Guidi è l’ultimo discendente di una dinastia editoriale segnata da una maledizione che si ripete ogni cinquant’anni. Si susseguono così una serie di eventi con vari colpi di scena in “Quarta alba” (Felici Editore) di Mirko Petri, presentato dall’autore al Centrolibro di Scandicci con il relatore Andrea Gamannossi e l’illustratore Mattia Picariello.

Petri,
come nasce questo libro?
“Da un viaggio nel 2023 a Madrid con la mia ragazza e una coppia di amici. A scriverlo ci ho messo quattro o cinque mesi. Avevo in mente una trama e le poesie che ho poi inserito nel libro”.

Petri ha solo 22 anni ma le idee chiare: “Sto già scrivendo il secondo romanzo con protagonista Guido, alle prese ancora 
con dei misteri, non più di poesie ma sempre nell’ambito culturale”.

Ambientata a Firenze e a Madrid, tra misteri, inganni, archivi nascosti, testi maledetti e segreti inconfessabili, è la storia di una casa editrice, gestita da più generazioni, in crisi e alla ricerca di nuovi autori. 

Un enigma complesso con una cacciatrice di profezie. Chi è?

“È una figura che appare e scompare. Ogni personaggio, non solo lei, ha varie sfaccettature”.

Quanto c’è di autobiografico?
“Nulla. Tranne la bandana di Guido”.

A che genere letterario appartiene “Quarta alba”?
“Non è facile collocarlo, è anche un thriller. Più un mistery che un noir, per i vari misteri che si accavallano è come un labirinto in cui entra il lettore. Del resto thriller e gialli sono i libri che leggo di più”. 

Ha un autore di riferimento?

“Non è affine a questo libro, ma mi piace tanto Michael Connelly, in particolare la saga di Haller”.

Perché scrivere?
“Per raccontare su carta la strada che nella realtà non si riesce a fare, inventarsi e avventurarsi in un altro mondo”.


Nella foto: Andrea Gamannossi, Mirko Petri e Mattia Picariello 
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies