Dodò arrivò a Firenze nell’estate del 2022. Non uno sconosciuto, anzi: chi seguiva il calcio sapeva che quel terzino brasiliano, classe 1998, aveva piedi buoni, corsa infinita e una tendenza pericolosa a farsi voler bene. Il tempo di capire da che parte tramontava l’Arno e già la fascia destra era tutta sua. Non fu uno di quelli che ci mettono mesi ad ambientarsi: giocava, sgassava, dribblava, sorrideva, si prendeva la scena e i cuori del Franchi. Uno che se lo guardavi dicevi: questo, con la maglia viola, ci stava già da una vita.
In due stagioni diventò un simbolo. Sulla fascia destra correva come se avesse sempre una playlist di samba nelle orecchie e un motorino sotto i tacchetti. Le sgasate diventano virali, i contrasti sono precisi come un passaggio di Pirlo, le incursioni valgono quasi quanto un gol. E quando il gol arriva davvero – come quel tiro a giro contro la Samp, capelli tinti di viola e gioia sotto la Fiesole – l’ovazione è da brividi. Ma Dodò non è solo estetica: è uno che gioca dopo un’appendicite, uno che si prende la Conference con la garra e la grinta da veterano, altro che uccello estinto. L'anno scorso è stato fra i protagonisti di una Fiorentina che ha accarezzato l'Europa, portando a casa semifinali, una finale e un po' di rimpianti, ma anche tanti applausi. E se vi sembra poco, chiedete a chi ha visto Dodò pressare anche all'ultimo minuto del supplementare come se avesse appena iniziato il riscaldamento.
E infatti, per un po', è sembrato destinato a restare a Firenze a vita. Le sue parole erano chiare: "Qui sto benissimo, vorrei restare a lungo." E i tifosi? In delirio: è raro trovare un brasiliano che non solo ama il giglio, ma lo porta in testa. Letteralmente. In campo è un esterno basso, ma fuori un estroverso alto: tra video social, gag con i compagni e selfie con i tifosi, Dodò diventa un piccolo show man viola.
Poi arriva il capitolo rinnovo. Le trattative? Un valzer a passo di lumaca. La società ci pensa, ci ripensa, alla fine mette sul tavolo un'offerta seria. Rinnovo fino al 2030, ingaggio più alto, tutto bello. Peccato che Dodò non risponde. Non dice sì, non dice no: non dice nulla. E in certi casi, il silenzio vale più di mille tweet. Qualcuno dice si è stufato di aspettare, qualcun altro parla di offerte estere. La verità? Sta nel mezzo, come sempre. Sta in un contratto che forse arriva tardi, e in un cuore diviso tra gratitudine e ambizione.
Da lì, l'inizio della fine. La Fiorentina osserva, aspetta, spera in un segnale. Dodò invece continua a giocare, corre, dribbla, fa il suo. Ma sotto la superficie, qualcosa cambia. I sorrisi social si fanno più rari, i post enigmatici più frequenti. C'è chi interpreta, chi spia, chi spera. Ma il rinnovo non arriva, e allora si fa strada l'ipotesi più indigesta: addio. Magari a giugno, magari prima. Magari già domenica contro l'Udinese.
E così, domenica potrebbe essere l'ultima. Ultima in viola, ultima al termine di due anni di sgroppate e capelli pazzi. Un addio senza lacrime (forse), ma con tanti applausi. Perché chi ha visto Dodò volare sulla fascia, chi l'ha visto rialzarsi dopo l'intervento e rientrare in tempo record, sa che non si dimentica facilmente. Se davvero sarà ciao, allora grazie. Grazie per ogni corsa, per ogni tackle, per ogni sorriso. Per ogni volta che hai fatto sembrare semplice l'inferno del Franchi in un giorno di pioggia.
E se invece ci ripensassi? Dai Dodò, almeno una tinta nuova per tenerci sulle spine. Una che dica: non è finita qui.
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