Il 75% dei medici di famiglia crede nella tecnologia, ma non nel sistema: è disposto a utilizzare una piattaforma digitale per comunicare con i pazienti (79%), considera utile una rete collegata al fascicolo sanitario elettronico (76%), ma continua a sentirsi marginale nella sanità territoriale. Sono alcuni dei dati una indagine su 300 medici di famiglia toscani curata da Datanalysis per Comunità in salute, progetto di responsabilità sociale promosso dall'Osservatorio Oloshealth (unione di scopo tra Cittadinanzattiva e Associazione Fondatori cultura volontariato-Afcv) con il coinvolgimento della Regione Toscana, dell'Asl Toscana centro, degli assistenti sociali e di numerosi professionisti sanitari.
I dati saranno analizzati e presentati sabato 29 novembre a Firenze, si spiega in una nota, in occasione del convegno di Comunità in salute, in programma al Fuligno. Un appuntamento aperto a cittadini, medici, associazioni di pazienti, professionisti e decisori pubblici. Il progetto, con il contributo di Menarini Group, ha coinvolto oltre 60 persone - tra medici, cittadini, infermieri e assistenti sociali - in 78 ore di lavoro distribuite tra laboratori di innovazione, empowerment e sviluppo organizzativo, dedicati a esplorare criticità e proporre soluzioni. Dai confronti sono emersi tre concetti chiave: superare le barriere e ostacoli organizzativi, restituire tempo e valore alla relazione umana, progettare 'reti agili di cura', basate su persone consapevoli, tecnologie connesse e progetti personalizzati.
"Partecipare - spiega Annalisa Mandorino, segretario nazionale Cittadinanzattiva - non significa solo essere ascoltati, ma contribuire con proposte concrete. I cittadini di Comunità in Salute sono parte del processo di cambiamento e non semplici destinatari di decisioni". Secondo Letizia Bocciardi, direttore dell'osservatorio Oloshealth e ideatrice del progetto, "il modello Dm77 è stato una svolta di riorganizzazione della sanità verso il territorio, ma questo non basta. Ora, per la prima volta, medici di medicina generale e cittadini si siedono allo stesso tavolo per costruire insieme le nuove soluzioni per l'assistenza territoriale. Comunità in Salute è un percorso partecipativo" con "laboratori di progettazione dove medici e cittadini lavorano fianco a fianco per individuare criticità, proporre modelli organizzativi più efficaci e rendere i percorsi di cura più semplici, partecipati e sostenibili".
I dati saranno analizzati e presentati sabato 29 novembre a Firenze, si spiega in una nota, in occasione del convegno di Comunità in salute, in programma al Fuligno. Un appuntamento aperto a cittadini, medici, associazioni di pazienti, professionisti e decisori pubblici. Il progetto, con il contributo di Menarini Group, ha coinvolto oltre 60 persone - tra medici, cittadini, infermieri e assistenti sociali - in 78 ore di lavoro distribuite tra laboratori di innovazione, empowerment e sviluppo organizzativo, dedicati a esplorare criticità e proporre soluzioni. Dai confronti sono emersi tre concetti chiave: superare le barriere e ostacoli organizzativi, restituire tempo e valore alla relazione umana, progettare 'reti agili di cura', basate su persone consapevoli, tecnologie connesse e progetti personalizzati.
"Partecipare - spiega Annalisa Mandorino, segretario nazionale Cittadinanzattiva - non significa solo essere ascoltati, ma contribuire con proposte concrete. I cittadini di Comunità in Salute sono parte del processo di cambiamento e non semplici destinatari di decisioni". Secondo Letizia Bocciardi, direttore dell'osservatorio Oloshealth e ideatrice del progetto, "il modello Dm77 è stato una svolta di riorganizzazione della sanità verso il territorio, ma questo non basta. Ora, per la prima volta, medici di medicina generale e cittadini si siedono allo stesso tavolo per costruire insieme le nuove soluzioni per l'assistenza territoriale. Comunità in Salute è un percorso partecipativo" con "laboratori di progettazione dove medici e cittadini lavorano fianco a fianco per individuare criticità, proporre modelli organizzativi più efficaci e rendere i percorsi di cura più semplici, partecipati e sostenibili".
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