La Fiorentina si trova forse nel punto più critico della sua storia recente. La squadra non riesce a vincere, l’ambiente vive ormai tra ansia e paura e Paolo Vanoli, arrivato per rimettere insieme i pezzi, è consapevole che il vero avversario adesso è il tempo. Tredici giornate senza successi in Serie A: un dato che pesa più di qualunque altra considerazione.
La scossa iniziale e i limiti evidenti
L’arrivo del tecnico ha portato una scossa emotiva. Vanoli ha chiesto subito umiltà, spirito di sacrificio e mentalità da squadra che deve lottare per salvarsi. Il messaggio, in parte, è passato: contro Juventus e Atalanta la squadra ha mostrato compattezza e applicazione, pur nei suoi limiti.
Ma questo non è bastato. Accanto a una crescita mentale è emersa una fragilità nuova, figlia della classifica e della paura di sbagliare che accompagna ogni partita.
Il precedente che spaventa
Su tutto incombe un dato storico: nell’era dei tre punti, nessuna formazione è mai riuscita a salvarsi senza aver vinto una delle prime tredici gare. Le eccezioni risalgono alla Triestina degli anni ’40 e al Varese del 1970/71. Episodi isolati in oltre un secolo di Serie A. Non servirà un miracolo, ma poco ci manca.
Una salvezza possibile, ma a ritmi doppi
Uno spiraglio però c’è: il ritmo salvezza, quest’anno, sembra più basso. Negli ultimi dieci campionati la quota si è mossa tra 31 e 39 punti; oggi potrebbe stabilizzarsi attorno ai 35. Per la Fiorentina significa doverne raccogliere 30 in 25 partite: una media di 1,2 punti a gara, il doppio di quanto fatto finora.
Le prossime settimane diventano così decisive. Sassuolo, Verona, Udinese, Parma e Cremonese: cinque scontri diretti che non ammettono passi falsi. Da qui alla Befana serviranno almeno 9-10 punti, per arrivare a quota 15 e tornare a respirare.
Modulo da cambiare: il 3-5-2 non funziona
Per invertire la rotta servirà intervenire anche sul piano tattico. Il 3-5-2 finora non ha dato risposte: la difesa a tre soffre, i braccetti non accompagnano, i centrali non costruiscono. E gli esterni che il sistema dovrebbe valorizzare – Dodô e Gosens – stanno vivendo una delle stagioni più difficili della loro carriera.
Il resto non va meglio: Kean e Piccoli spesso occupano le stesse zone, Fagioli non convince in regia e Nicolussi Caviglia non ha cambiato passo alla manovra. Dzeko offre esperienza ma non garanzie fisiche, mentre Gudmundsson resta intermittente. È un malessere collettivo, non dei singoli.
Vanoli prepara la difesa a quattro
Per questo Vanoli sta preparando una svolta: passare alla difesa a quattro. Al Viola Park si lavora sul 4-3-1-2, con Dodô e Gosens (o Fortini e Parisi) più bassi, un centrocampo a tre compatto e un trequartista dietro Kean e Piccoli. L’obiettivo è chiaro: maggiore solidità e più rifornimenti agli attaccanti. In prospettiva, possibile anche un 4-4-1-1 con Gosens avanzato, ma il tedesco deve ritrovare condizione.
L’assenza di esterni pesa ancora
Il vero limite resta però strutturale: la rosa non ha esterni offensivi. Una scelta fatta un anno fa e confermata in estate, che oggi riduce drasticamente le alternative. Lo scorso anno, pur tra alti e bassi, c’erano Ikoné, Colpani, Sottil, Folorunsho, Zaniolo: profili che garantivano almeno ampiezza e soluzioni dalla panchina. L’unico esterno puro oggi è Kouamé, appena rientrato dopo otto mesi per la rottura del crociato. La sua presenza, già a Bergamo, è quantomeno un segnale positivo.
Gennaio può aiutare, ma non basta
Il mercato di gennaio potrà offrire qualche appiglio: la società valuta l’arrivo di un difensore centrale esperto, un leader che aiuti a sistemare una retroguardia in evidente difficoltà. Ma è evidente che non sarà il mercato a risolvere problemi così profondi.
Vanoli al centro: la Fiorentina non può più aspettare
E così tutto torna a Paolo Vanoli. Arrivato nel momento più complicato, sa che non esistono soluzioni perfette né miracoli tecnici. Ma il cambio di rotta deve arrivare subito. Perché oggi le partite più pericolose non sono quelle contro le big, ma proprio quelle che la Fiorentina “deve” vincere: gli scontri diretti che decideranno se la squadra riuscirà davvero a risalire dal fondo di una classifica che, oggi, fa paura.
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