Dal 1 gennaio 2012, quando non tutte le Asl erano parte del progetto, al 31 dicembre 2024 nei pronto soccorso della Toscana si sono registrati 32.820 accessi in Codice rosa: un trend che ha ripreso a crescere, dopo il calo del 2020 dovuto al Covid. Nel solo 2024 gli accessi sono stati 2701, di cui 465 minori e 2.236 adulti (dove le donne sono la quota largamente prevalente). Crescono, rispetto al 2023, le vittime di origine straniera. Sono alcuni dei dati emersi dalla riunione oggi a Firenze della rete regionale del Codice rosa, composta da medici, operatori sanitari, psicologi ed assistenti sociali, per fare il punto sul progetto di presa in carico, al pronto soccorso e in ospedale, delle vittime di violenza (donne ma anche bambini, anziani, persone fragili e più, di recente, dal 2025, chi, per discriminazione o pregiudizio, è oggetto di crimini di odio): un progetto di cui la Toscana è stata apripista nel 2010, un'idea sperimentata prima all'Asl di Grosseto e poi estesa dal 2015 a tutto il territorio regionale.
La riunione è stata l'occasione quest'anno per approfondire il protocollo per l'attuazione delle linee di indirizzo giuridico-forensi, firmato dalla Regione assieme alle procure, rinnovato e aggiornato lo scorso luglio. Di fatto, il nuovo protocollo accresce la tutela delle vittime, garantendo la conservazione delle prove utili per i processi e per accertare le responsabilità.
"La rete regionale - commenta l'assessora a diritto alla salute e alle politiche sociali, Monia Monni - rappresenta un'esperienza unica in Italia per organizzazione, competenze e visione. È una rete costruita su ruoli e funzioni chiaramente definiti, su operatori specificamente formati e su un'attenzione profonda alla persona vittima di maltrattamenti, accompagnata con rispetto, protezione e cura. Allo stesso tempo garantisce rigore ed efficacia nei tempi e nelle modalità di gestione della raccolta delle prove all'interno di percorsi sanitari dedicati".
La riunione è stata l'occasione quest'anno per approfondire il protocollo per l'attuazione delle linee di indirizzo giuridico-forensi, firmato dalla Regione assieme alle procure, rinnovato e aggiornato lo scorso luglio. Di fatto, il nuovo protocollo accresce la tutela delle vittime, garantendo la conservazione delle prove utili per i processi e per accertare le responsabilità.
"La rete regionale - commenta l'assessora a diritto alla salute e alle politiche sociali, Monia Monni - rappresenta un'esperienza unica in Italia per organizzazione, competenze e visione. È una rete costruita su ruoli e funzioni chiaramente definiti, su operatori specificamente formati e su un'attenzione profonda alla persona vittima di maltrattamenti, accompagnata con rispetto, protezione e cura. Allo stesso tempo garantisce rigore ed efficacia nei tempi e nelle modalità di gestione della raccolta delle prove all'interno di percorsi sanitari dedicati".
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