Gianna e Francesco, nomi di fantasia, entrambi con una disabilità psichica prossima al 100%, raccontano l’esperienza drammatica vissuta nel carcere di Sollicciano, definito da entrambi un incubo. Arrestati per reati legati anche alle loro patologie – furti per lei, minacce e lesioni per lui – descrivono celle sovraffollate, freddo, caldo eccessivo, umidità, infiltrazioni d’acqua, scarsa illuminazione e condizioni igieniche precarie, vissute come particolarmente oppressive per persone fragili.
Usciti dal carcere, hanno trovato accoglienza al Centro Madre Fernanda, struttura residenziale psichiatrica del Consorzio Zenit, grazie alla collaborazione con i servizi di salute mentale. Secondo gli operatori, Sollicciano non poteva avere per loro alcuna funzione rieducativa, mentre un percorso terapeutico e riabilitativo rappresenta l’unica risposta adeguata.
Il Consorzio Zenit sottolinea l’importanza della collaborazione tra istituzioni pubbliche e Terzo settore per offrire alternative al carcere alle persone con grave disagio psichico, restituendo loro dignità, cura e la possibilità di ricostruire un ruolo positivo nella società.
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