«Sono persone a cui manca un contatto alla pari, qualcuno che le consideri davvero come persone». Così racconta Benedetta Alamanni, sorella della Misericordia di Badia a Ripoli, che ogni settimana esce di sera insieme ad altri volontari per portare aiuto, compagnia e parole ai senzatetto di Firenze.
Secondo Alamanni, non esiste una sola causa che porta le persone in strada. Per gli italiani spesso incidono perdita del lavoro, separazioni e crisi economiche, mentre per gli stranieri pesano le difficoltà di vivere in un Paese che non è il loro, che accentua la marginalità. La fascia d’età media è intorno ai 50 anni, ma ci sono giovani di 25 e anziani oltre i 70; nella maggioranza si tratta di uomini.
Molti senzatetto evitano le strutture di accoglienza e preferiscono dormire in luoghi come gli ospedali. La ragione può essere la rigidità delle regole, la mancanza di privacy, la presenza di persone instabili o l’assenza di una dimensione domestica. Anche gli alberghi popolari spesso non vengono scelti perché ritenuti luoghi troppo caotici o pericolosi.
«L’ospedale non può essere una soluzione – sottolinea Alamanni –. È inaccettabile che persone in marginalità estrema stazionino dentro o fuori luoghi di cura, mettendo a rischio igiene e sicurezza. Servirebbero più posti in strutture tipo case famiglia, dove il reinserimento nella società è più facile».
Molti senzatetto esprimono il desiderio di lavorare e reintegrarsi, ma tra problemi psichiatrici, anni di strada e mancanza di opportunità, non sempre è semplice. Tuttavia, secondo la volontaria, il reinserimento è possibile in diversi casi, se le strutture e i servizi sono calibrati sulle esigenze individuali.
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