I risultati dell'ospedale empolese

In poco meno di due anni e mezzo sono già oltre cento gli interventi di chirurgia della voce realizzati all'ospedale San Giuseppe di Empoli grazie alla Feps, una tecnica che permette di intervenire in modo mirato, senza anestesia generale e spesso senza ricovero.
    
La Feps, acronimo di fonochirurgia endoscopica flessibile, spiega l'Ausl Toscana Centro in una nota, è oggi una tra le attività più innovative della struttura complessa di Otorinolaringoiatria di Empoli-Firenze oltrarno, che a breve sarà affiancata anche dalla chirurgia robotica. A guidare la struttura è il dottor Gianluca Leopardi che ha spiegato: "Con Feps parliamo di chirurgia della voce eseguita con endoscopi flessibili introdotti dal naso, dotati di alta definizione di immagine e un canale operativo che ci consente di lavorare direttamente sulle corde vocali". Attraverso questo canale passano aghi per l'anestesia locale o per l'iniezione di sostanze, micropinze, microforbici e, più recentemente, laser a fibra come il blue laser.

"È una tecnologia che ci permette di asportare le lesioni rispettando al massimo i tessuti della laringe", ha sottolineato Leopardi. Il paziente resta sveglio, collabora, e vede quello che accade. "Si percepisce il laser che lavora sul polipo, ma l'impatto è minimo".

Le indicazioni principali riguardano patologie funzionali: polipi delle corde vocali, edemi, papillomi, paralisi.

"Nella maggior parte dei casi - ha aggiunto il chirurgo otorino - lavoriamo in anestesia locale pura. Niente anestesia generale, niente ricovero, tempi rapidi e rischi di complicanze quasi pari a zero". Solo quando le lesioni sono voluminose o coinvolgono entrambe le corde vocali, o ancora quando la collaborazione del paziente non è ottimale, si ricorre alla sala operatoria, con una sedazione leggera simile a quella che viene fatta per una colonscopia o una gastroscopia e una permanenza ospedaliera di poche ore.

"Questa metodica innovativa in Toscana è disponibile al momento solo nel nostro ospedale. Nel resto d'Italia i centri sono ancora pochi, circa una decina", ha concluso Leopardi. Per questo oltre la metà dei pazienti arriva da fuori area, spesso inviati da altri ospedali.
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