Un nuovo modello di Rsa è possibile, senza stravolgere l’assetto attuale ma integrandolo con le competenze e la presenza dei presidi sanitari del territorio, di fatto rendendo le residenze degli spazi aperti verso l’esterno. Contemporaneamente, può assumere importanza il potenziamento del servizio sanitario domiciliare.
A La Repubblica Firenze, che già ieri si era soffermata sul tema dei tempi per l’accesso alle case di riposo e sul numero di persone attualmente in attesa di un posto – milleottocento, delle quali centonovanta a Firenze – ancora è il quotidiano che riporta la proposta della presidente del Consorzio Zenit Valentina Blandi, secondo la quale per poter potenziare la capacità del sistema sanitario di accogliere e accudire le persone più fragili è importante puntare della direzione dell’assistenza domiciliare.
In questo modo i professionisti potranno seguire i casi che effettivamente necessitano di assistenza, mentre gli altri potranno continuare a vivere a casa propria potendo però contare sull’assistenza sanitaria offerta da chi nelle rsa lavora. E un altro punto importante, riferisce Blandi al quotidiano, è quello di permettere a soggetti esterni di recarsi in visita nelle strutture, per socializzare e trascorrere del tempo assieme agli ospiti.
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