La gestione dei minori stranieri non accompagnati è una realtà complessa, segnata da fragilità personali, traumi e difficoltà linguistiche. A descrivere il sistema è Matteo Conti, consigliere delegato per l’inclusione sociale della cooperativa Il Girasole, che a Firenze gestisce 14 strutture dedicate ai minori: un Cas e un Fami all’Osmannoro con circa 20 posti ciascuno e diversi appartamenti del sistema Sai per un totale di 105 posti. Complessivamente lavorano circa 90 operatori tra educatori, psicologi, assistenti sociali e legali.
Le strutture sono distribuite soprattutto nel territorio comunale, con una forte presenza nel Quartiere 5 e alcune nell’area metropolitana tra Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio. La convivenza con i residenti non è sempre semplice: trovare il giusto equilibrio tra integrazione e accettazione sociale resta una delle principali sfide.
Nei centri di prima accoglienza (Cas e Fami) i ragazzi dovrebbero rimanere per periodi brevi, ma spesso i tempi si allungano per la carenza di posti nelle strutture successive o per la presenza di minori particolarmente vulnerabili. Nei gruppi appartamento del sistema Sai, invece, vivono in piccoli nuclei da sei a dodici persone, seguendo corsi di italiano e formazione professionale fino ai 18 anni, o in alcuni casi fino ai 21, con operatori presenti 24 ore su 24.
Molti giovani arrivano dopo percorsi migratori difficili e talvolta traumatici, con situazioni di disagio psicologico o problemi legati all’uso di sostanze. Per questo, secondo Conti, sarebbe necessario rafforzare i servizi con modelli di accoglienza più orientati al supporto sociosanitario.
Una parte dei ragazzi sfugge al sistema: alcuni si allontanano dalle strutture o finiscono nella rete della criminalità come manodopera. Si tratta però, sottolinea Conti, di una minoranza che non deve compromettere la visione complessiva del lavoro di tutela e integrazione svolto quotidianamente. Lo scrive la Nazione.
Condividi
Attiva i cookies














