Le ultime prestazioni e il gol contro l’Inter raccontano un centrocampista più utile e più dentro la squadra. Ma tra limiti tecnici, dubbi tattici e una collocazione ancora sfuggente, il percorso del classe 2004 resta tutto da definire

Cher Ndour è probabilmente uno dei giocatori più difficili da definire nella Fiorentina di oggi. Ed è forse proprio per questo che, nelle ultime settimane, è diventato anche uno dei casi più interessanti da osservare. Perché il suo rendimento è cresciuto, il gol contro l’Inter ha avuto un peso evidente e le ultime uscite hanno lasciato una sensazione piuttosto chiara: Ndour, oggi, sta diventando più utile. Ma da qui a raccontarlo come un fenomeno, soprattutto dal punto di vista tecnico, la distanza resta significativa.

Fin dal suo arrivo a Firenze, il centrocampista viola ha trasmesso una sensazione particolare. È un giocatore che si nota per struttura, falcata, presenza fisica, per quel modo morbido di stare in campo che lo rende riconoscibile anche quando non domina davvero la partita. Eppure non è mai stato semplice inquadrarlo fino in fondo. Non è un regista, non è una mezzala classica, non è un interditore puro. E soprattutto, almeno fin qui, non ha mai dato la sensazione di essere un centrocampista tecnicamente dominante o tatticamente già formato.

È anche per questo che il suo percorso in viola non è stato sempre esaltante. In alcune partite si sono intravisti spunti interessanti, in altre sono riemersi limiti piuttosto chiari: qualche imprecisione tecnica, letture non sempre pulite, una certa difficoltà nel dare continuità al proprio rendimento. Ma soprattutto è rimasta costante una domanda: quale sia davvero la sua collocazione tattica ideale, ancora oggi, non è facilissimo dirlo.

Eppure qualcosa, nelle ultime settimane, sta cambiando. Perché Ndour sta riuscendo a incidere di più. Non tanto prendendosi il centrocampo con la qualità pura o con la personalità del leader tecnico, quanto diventando più presente, più dentro la partita, più concreto. Il gol segnato contro l’Inter racconta bene il momento: una rete pesante, che non nasce dal caso ma da una prestazione convincente, dentro la quale si sono viste partecipazione, inserimento, attenzione e una discreta continuità nelle due fasi.

Contro i nerazzurri si è visto un Ndour più credibile. Non perfetto, non ancora compiuto, ma sicuramente più credibile. Più dentro il ritmo della gara, più coinvolto nel lavoro complessivo della squadra, più pronto a farsi trovare nei punti giusti. Ed è probabilmente questa la notizia migliore per la Fiorentina.

Perché oggi Ndour va raccontato così: non come un giocatore già arrivato, ma come un ragazzo di ventun anni che sta provando a trasformare i margini in rendimento. E nel suo caso il tema resta apertissimo. Perché i margini si vedono, ma si vedono anche le lacune. Tecniche e tattiche. E resta aperta soprattutto la domanda sulla sua vera identità in campo.

Può fare la mezzala, ma non sempre ha tempi e letture da mezzala completa. Può accompagnare l’azione, ma non è ancora un giocatore di governo. Può essere utile fisicamente, ma non è il classico centrocampista di rottura. Insomma, Ndour resta un profilo ibrido, ancora da decifrare. Però oggi, rispetto a qualche settimana fa, è un profilo che pesa di più.

Qui entra anche il lavoro di Vanoli, che ha avuto il merito di insistere su di lui senza caricarlo eccessivamente. Lo ha aspettato, lo ha gestito, e adesso qualcosa sta raccogliendo. Non a caso, tra i centrocampisti viola, solo Mandragora ha segnato più di lui in stagione. Numeri che non bastano a definirlo, ma che aiutano a spiegare perché oggi Ndour sia qualcosa di più di una semplice suggestione.

Il punto, però, è non avere fretta. Perché le ultime prove vanno riconosciute, ma non cancellano le perplessità. Ndour sta crescendo, sì. Sta diventando una risorsa in più, sì. Ma il salto vero deve ancora farlo. E passerà soprattutto dalla continuità e dalla capacità di trovare finalmente una collocazione tattica chiara.

Ecco perché, forse, il modo più onesto di raccontarlo oggi è questo: la Fiorentina ha trovato un giocatore più utile, non ancora un giocatore pienamente compiuto. Ed è una differenza sostanziale. Ma in una stagione in cui servono risposte concrete, anche questo, per adesso, è già un passo importante.

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