C’è un filo silenzioso che lega la lettera del Serafico di Assisi a Francesco Capecchi: quello della gratitudine. Ma ancora prima, quello della presenza costante. Non un gesto isolato, ma una scelta quotidiana fatta di attenzione, sostegno e responsabilità verso chi è più fragile.
Imprenditore alla guida di Firenze Manutenzioni, Capecchi racconta una storia che nasce da lontano, da una fede radicata fin dall’infanzia. «Sono di fede cattolica da sempre», spiega, «una fede che porto dentro indipendentemente da tutto, anche dalle prove della vita». Tra queste, una delle più significative è la condizione del figlio, affetto da una sindrome rara. Una realtà che non lo ha fermato, ma anzi gli ha dato una direzione precisa: trasformare il dolore in azione.
L’incontro con il Serafico: l’inizio di un impegno
Il legame con Assisi nasce in un momento preciso: il furto di un pulmino destinato ai ragazzi in sedia a rotelle. «Mi offrii subito per aiutare e diedi un contributo importante», ricorda. Da lì, l’incontro con il Serafico, una struttura che accoglie bambini con gravi disabilità sensoriali e neurologiche.
«È una realtà che tutti dovrebbero visitare almeno una volta nella vita», sottolinea Capecchi. Un coinvolgimento che è diventato nel tempo costante e concreto, come testimonia anche la lettera ricevuta: il sostegno ha contribuito, tra le altre cose, alla realizzazione di un nuovo ascensore che migliora la vita quotidiana dei ragazzi.
Il suo impegno ha anche una radice personale profonda: «Avendo mia madre non vedente, so cosa significa vivere certe difficoltà. Donare a queste persone è una delle cose più belle che esistano».
Il legame con la sanità: dal Meyer alle iniziative locali
Un altro punto centrale del suo percorso è il rapporto con l’ospedale pediatrico Ospedale Meyer, dove suo figlio è stato curato. «Il Meyer gli ha salvato la vita», afferma. Da qui nasce il desiderio di restituire: tra le donazioni, quattro installazioni decorative pensate per accogliere i bambini nei reparti con un sorriso, caratterizzate da figure di volatili.
Durante la pandemia, Capecchi ha dimostrato ancora una volta la sua attenzione al territorio. A Reggello ha donato una macchina per il rilevamento del virus dedicata ai bambini e un veicolo fuoristrada per raggiungere le aree più difficili.
Il legame con la comunità si rinnova ogni anno anche attraverso iniziative solidali con la Croce Azzurra Reggello, in particolare durante festività come la Befana e la Pasqua, con attività dedicate ai più piccoli.
Spazi e inclusione: il giardino per i bambini disabili
Tra i progetti più significativi c’è anche la realizzazione di un giardino inclusivo presso la parrocchia di Cascia, pensato esclusivamente per bambini con disabilità. Uno spazio che non è solo fisico, ma simbolico: un luogo dove tutti possono sentirsi accolti e liberi.
Un impegno che guarda lontano
Capecchi non si limita a singole realtà. Nel tempo ha sostenuto iniziative legate a Fondazione Telethon e aiutato numerose famiglie in difficoltà, spesso lontano dai riflettori.
La sua storia racconta un modo di fare impresa che va oltre il profitto: un impegno sociale concreto, alimentato da esperienze personali forti e da una fede vissuta ogni giorno.
E forse è proprio questo il tratto più distintivo: non l’eccezionalità dei singoli gesti, ma la loro continuità. Perché, come ricorda la lettera del Serafico, “anche quella porta che si apre ogni giorno è possibile grazie alla sua fedeltà”.
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