Studioso di Hegel, Kant e Cartesio, ha insegnato per oltre quarant’anni all’Università di Firenze lasciando un’eredità centrale nella filosofia moderna europea

Il filosofo e storico della filosofia Sergio Landucci è morto a Firenze all’età di 88 anni. Figura di primo piano del pensiero italiano del secondo Novecento, ha insegnato per oltre quarant’anni filosofia morale all’Università degli Studi di Firenze, contribuendo in modo decisivo agli studi su Hegel, Kant e Cartesio e più in generale sulla filosofia moderna europea.

Nato a Sarzana nel 1938, si era formato alla Scuola Normale Superiore di Pisa sotto la guida di Cesare Luporini. Nel 1968 ottenne la cattedra a Firenze, dove rimase fino al 2002. Tra i suoi primi lavori spicca Cultura e ideologia in Francesco De Sanctis (1964), mentre tra i contributi più noti figurano gli studi su Hegel, tra cui Hegel. La coscienza e la storia e La contraddizione in Hegel.

Nel 1972 pubblicò il volume I filosofi e i selvaggi. 1580-1780, considerato innovativo per metodo e temi, e successivamente si dedicò a Cartesio e Spinoza con opere e traduzioni fondamentali come le Meditazioni metafisiche e l’Etica. Ha inoltre approfondito l’etica kantiana e il rapporto tra ragione e fede nella storia del pensiero.

Nel 2009 aveva ricevuto il prestigioso Premio “Antonio Feltrinelli” dell’Accademia Nazionale dei Lincei per le scienze filosofiche, riconoscimento alla sua lunga attività di ricerca e insegnamento.



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