Si è spento Galileo, un cane di razza Flat-Coated Retriever di 12 anni, figura centrale nei percorsi di Interventi Assistiti con gli Animali promossi dall’associazione Antropozoa. Per chi lo ha conosciuto non era soltanto un animale, ma un vero e proprio compagno di lavoro, capace di affiancare operatori, bambini, adolescenti e famiglie in contesti di fragilità.
Nel corso della sua attività ha operato in luoghi delicati come l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, dove la sua presenza è diventata familiare per piccoli pazienti e genitori, oltre che in scuole e nel centro socio-terapeutico dell’associazione nel Valdarno aretino.
Secondo Antropozoa, Galileo possedeva qualità naturali che, unite a formazione e monitoraggio costante del suo benessere, gli hanno permesso di svolgere un ruolo fondamentale nei percorsi educativi e terapeutici. Era definito un “mediatore silenzioso”, capace di facilitare la relazione anche dove le parole non arrivano.
La sua presenza era caratterizzata da discrezione, equilibrio e grande sensibilità ai segnali emotivi delle persone. In termini clinici, viene descritto come un facilitatore della regolazione emotiva e un riduttore naturale dello stress, soprattutto nei contesti pediatrici e familiari.
La sua scomparsa porta con sé anche una riflessione più ampia sul valore del legame uomo-animale. Sempre più riconosciuto a livello psicologico e sociale, il lutto per un animale è considerato un’esperienza reale e significativa, ancora più profonda quando si tratta di animali coinvolti in attività di supporto terapeutico.
Per molti bambini Galileo è stato un primo contatto con una forma di fiducia non giudicante, per alcuni adolescenti un punto di riferimento nei percorsi difficili, per diverse famiglie una presenza capace di alleggerire il peso delle fragilità quotidiane.
L’associazione e la psicologa Francesca Mugnai, con cui ha condiviso vita e lavoro, lo ricordano come un collega oltre che un compagno. “Oggi salutiamo un membro della nostra famiglia professionale, ma ciò che ci ha insegnato continuerà a far parte del nostro lavoro”, conclude Antropozoa.
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