In Toscana si contano circa 100mila persone non autosufficienti, tra chi vive a domicilio (circa 85mila) e chi è ospitato nelle Rsa (quasi 14mila). Un sistema di assistenza che grava in larga parte sulle famiglie, spesso senza un adeguato supporto pubblico.
Secondo i dati emersi da un convegno organizzato dalla CGIL, il lavoro di cura è sostenuto da circa 45mila assistenti familiari, spesso straniere e in molti casi irregolari. Questo crea un “universo invisibile” fatto soprattutto di caregiver familiari, frequentemente donne e talvolta anziane, che si fanno carico dell’assistenza quotidiana.
Il sistema presenta criticità sia economiche che organizzative: da un lato le famiglie sostengono costi elevati e le strutture residenziali hanno posti limitati e rette crescenti; dall’altro le assistenti familiari sono spesso prive di tutele adeguate rispetto ad altri lavoratori.
Le proiezioni indicano un peggioramento: secondo l’IRPET, entro il 2055 gli anziani non autosufficienti potrebbero salire a 127mila in regione. Per questo la Regione Toscana punta a rafforzare l’integrazione tra sanità e servizi sociali, anche attraverso la riforma legata al PNRR.
Tra le misure già avviate c’è il rinnovo del programma “Pronto badante”, ora “Sostegno fragilità anziani”, con 12,8 milioni di euro destinati a interventi rapidi per le famiglie in difficoltà. Parallelamente si lavora al miglioramento delle RSA e alla formazione del personale, con l’obiettivo di garantire maggiore qualità dell’assistenza.
Secondo i rappresentanti istituzionali, il sistema attuale non è più sostenibile: serve una riorganizzazione complessiva dei servizi per rispondere a una società sempre più anziana e bisognosa di cure continuative. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
Condividi
Attiva i cookies












